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martedì 28 aprile 2026

LIBRO: ROMA E CANTERBURY - ESAME DELLA RISPOSTA DEGLI ARCIVESCOVI ANGLICANE ALLA BOLLA APOSTOLICAE CURAE DI S. S. LEONE XIII, P. SALVATORE M. BRANDI, S.I., CIVILTÀ CATTOLICA 1897

 


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 P. SALVATORE M. BRANDI, S.I.
CIVILTÀ CATTOLICA
1897


PREAMBOLO

Il movimento morale che ora agita il clero, ed in proporzione anche il popolo anglicano, ha qualcosa di somigliante a quello già suscitato dal Trattarianismo, a mezzo il secolo presente, e che riusci fecondo d'innumerabili conversioni di persone altamente notevoli, specie di Ministri, che a molte centinaia si raccolsero in grembo alla Santa Chiesa Romana. La divina Bontà mosse allora il cuore di quei tanti dotti, che con sincerità cercavano il Regno di Cristo, e con istudio profondo interrogavano le divine Scritture e la Tradizione dei primi secoli cristiani. E molti, accostandosi alle pratiche del cattolicismo, vi scorsero tosto brillare la piena luce della verità e passarono onoratamente il confine; altri invece si arrestarono a mezza via, dandosi a credere di poter purificare l'Anglicanismo per modo, che Roma e Canterbury diventassero due rami paralleli di una sola e medesima Chiesa Cattolica. Di questi furono i Pusey, i Gladstone, che incespicando rimasero sul limitare; di quelli furono i Newman, i Manning, che dato il gran passo vi trovarono tanto tesoro di ogni bene spirituale, che si volsero a chiamarvi i compagni di viaggio e furono ascoltati fino al giorno presente, dalle anime più oneste, più colte, più desiderose di assicurare la loro eterna salute.

Oggi il sentimento, che si scorge a occhio propagarsi nell'Anglicanismo, muove egualmente dallo Spirito Santo, poichè è manifestamente destato nel clero e nel popolo inglese da' ripetuti inviti di Leone XIII, a ricercare l'unità necessaria alla vera Chiesa di Cristo e la pace che n'è il frutto sicuro. E noi già ne vedemmo nelle molteplici e nobili conversioni i pratici vantaggi certamente consolanti e pieni di speranza. Di tal sentimento, ci piace qui confessarlo, troviamo anche un accenno nel grave documento che ci è venuto recentemente alle mani, col titolo di Risposta degli Arcivescovi d'Inghilterra alla Lettera apostolica di Leone Papa XIII, intorno alle Ordinazioni anglicane [1]. La Risposta porta in fronte il motto Da pacem, Domine, in diebus nostris, ed è indirizzata a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica.

Avvertiti solennemente dal Sommo Pontefice del nessun valore teologico delle loro Ordinazioni [2], non si ribellano più fieramente come ne' tempi andati, non ricorrono alle viete recriminazioni ingiuriose e blasfeme: ma vogliono discutere, dicono essi, in spiritu lenitatis [3]. È già un gran bene non disdegnare con isprezzante silenzio la parola pontificia; è un primo passo nella via della verità il non trascurare del tutto la grazia offerta. Inoltre i due Arcivescovi anglicani di Canterbury e di York professano apertamente, nella loro Risposta, di riconoscere in Leone XIII il loro venerando fratello [4], lodano la sua costante retta intenzione [5]e trovano nella sua persona molto che è degno di amore e di riverenza.

Con tutto ciò era fermo che si avesse a resistere nella sostanza alla Bolla Apostolicae curae; ma con quali argomenti? in che maniera? Si sente al primo saggio della Risposta, che le invitte ragioni di Leone XIII mal si potrebbero impugnare di fronte; si svisano adunque fatti storici e documenti autorevoli, si trasandano gli argomenti, su' quali il Pontefice maggiormente insiste, si tergiversa nel vago, in formole indecise, in espressioni elastiche. In sostanza, qui parla il dubbio, e parla in guisa da dissimulare, in quanto è possibile, le transazioni della chiesa larga, le condanne della chiesa bassa e le pretensioni della chiesa alta, i tre principali gruppi, nei quali è scissa la loro chiesa, stabilita, come tutti sanno, nel secolo XVI per grazia di Enrico VIII e per volontà del Parlamento britannico. Nè altro poteva logicamente aspettarsi da uomini, i quali, rigettando ogni tradizione cattolica [6] e il vivo, visibile, perenne, infallibile magistero della Chiesa [7], professano bensì di essere obbligati a credere nel medesimo Evangelo, ma nell'interpretarlo si reputano liberi di seguir la sentenza che loro meglio talenta.

Questo nostro giudizio viene in buon punto confermato da due vescovi anglicani, i quali hanno apertamente dichiarato nell’English Churchman di sentire diversamente da' loro arcivescovi e di riprovarne la Risposta [8], e dalla pubblica censura fatta alla medesima Risposta dalla Società detta Church Union, presieduta dal signor A. W. Cobham. Il D. Taylor, Arcidiacono anglicano di Liverpool, così ne scrive nel citato foglio:

«Come altri, io pure ho letto con profondo dolore la presente Risposta. Con tutto il debito rispetto verso gli eminenti prelati che l'hanno pubblicata, non posso a meno di considerarla come in nessun modo soddisfacente ed indegna della circostanza. Molto meglio sarebbe stato lasciare la Bolla senza risposta alcuna. Passando sopra alle frasi di complimento: il nostro venerabile fratello ecc., che contrastano con quelle che probabilmente avrebbero usate in simile caso il Cramner ed il Ridley, il lungo documento contiene bensì un grande apparato di ricerche teologiche e liturgiche, ma in realtà trascura del tutto il vero punto della controversia. Esso non tocca mai la vera questione.»

Poscia l'Arcidiacono, discorrendo della «oscura» dottrina de' suoi Arcivescovi sull'Eucaristia, aggiunge che essa «sarà rigettata da migliaia di anglicani», e conclude deplorando «il debole ed evasivo carattere della Risposta».

Nell'intraprendere che qui facciamo un esame particolareggiato di questo documento, preghiamo i nostri lettori di avere sott'occhi il commentario storico teologico della Bolla Apostolicae curae di Leone XIII da noi recentemente pubblicato [9]. Eviteremo così inutili e per noi noiose ripetizioni, e potremo illustrare con miglior agio i punti già dimostrati, confermandoli eziandio con nuovi e preziosi documenti ottenuti direttamente, come già gli altri che pubblicammo, dagli Archivii del Vaticano e delle Congregazioni del Santo Ufficio e di Propaganda Fide.

A tale scopo divideremo il nostro lavoro in due parti, le quali rispondono alle due parti della Bolla, svolte nell'anzidetto nostro commentario. Nella prima esamineremo le difficoltà storiche messe fuori, in questa Risposta, dagli Arcivescovi anglicani; nella seconda le loro difficoltà teologiche. Dal complesso poi dell'esame si vedrà novamente rifulgere di piena luce la sentenza definitiva e infallibile di Leone XIII: Ordinationes ritu anglicano actas, irritas prorsus fuisse et esse, omninoque nullas.

NOTE

[1] Responsio Archiepiscoporum Angliae ad litteras apostolicas Leonis Papae XIII, De Ordinationibus Anglicanis. Pubblicata a Londra da «Longmans, Green et Soc.» nelle lingue latina ed inglese, in 16º di pagg. 48. Per comodo de' nostri lettori citeremo di preferenza il testo latino.
[2] Art. VI dei XXXIX Articoli di Religione. The Book of Common Prayer, Oxford, pag. 528.
Articoli XIX, XX, XXI. Ibid., pag. 531.
[3] Risposta, pag. 7.
[4] «Venerabilis frater noster Leo XIII», «Frater ille noster venerabilissimus». Ibid., pagg. 7, 9 e segg.
[5]«Semper cum bona voluntate scripsit.» Pag. 37.
[6] «Multa in ipso amore et reverentia digna esse libenter profitemur.» Pag. 37.
[7] Art. VI dei XXXIX Articoli di Religione. The Book of Common Prayer, Oxford, pag. 528 1
[8] Articoli XIX, XX, XXI. Ibid. pag. 531.
[9] Il lettore troverà il testo delle loro dichiarazioni alla fine dell'Appendice aggiunta a questo lavoro.

***

INDICE


Preambolopg 03

Parte Prima — Le difficoltà storiche » 07

Parte Seconda — Le difficoltà teologiche » 26

Conclusione » 49

Appendice » 52

I. Breve di Leone XIII al Card. Richard » IVI

II. Breve di Paolo IV (30 ottobre 1555) » 53

III. Breve di Giulio III (Post nuntium nobis allatum) » 54

IV. Summarium eorum quae confirmari petuntur a Sede Apostolica pro Anglis » 56

V. Approvazione delle concessioni del Legato (Card. Polo) » 57

VI. Atti del Sant’Uffizio nel caso di Giovanni Clemente Gordon » 58

VII. Voto del Vicario Apostolico d’Olanda » 59

VIII. Lettera di Mons. Tanari al Card. Casanata » 61

IX. Lettera di Dom Hesketh O.S.B. » 62

X. Lettera di Mons. Tanari » 63

XI. Relazione di un antico Padre Carmelitano » 64

XII. Lettera di Mons. Tanari » 65

XIII. Ordinale Anglicano » 66

XIV. Voto del Cardinale Casanata » 67

XV. Relazione del Cardinale Casanata » 69

XVI. Relazione di Mons. Genetti » 70

XVII. Voto del Teologo del Sant’Uffizio (1704) » 72

XVIII. Note di Mons. Casoni » 73

XIX. Decreto di Clemente XI » 74

XX. Risoluzioni del P. Damasceno » IVI

XXI. Sull’ordinazione dei Copti » 78

XXII. Voto del Cardinale Besozzi (1745) » 80

XXIII. Voto del P. Franzelin (1875) » 82

XXIV. Lettera del Vescovo di Sodor e Man » 85

XXV. Lettera del Rev. Reginald Courtenay » 86





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