Il nominalismo metafisico e logico
Il nominalismo inizia, sistematicamente, con Roscellino (†1125), continua con Abelardo (†1160)[1], viene ripreso e sviluppato da Guglielmo Occam (†1349), che porta all’estreme conseguenze l’anti-tomismo scotista[2].
Esso ritiene che i concetti universali[3] e la natura o essenza reale (generica[4] e specifica[5]) non hanno nessuna realtà oggettiva fuori della mente pensante; l’unica realtà extra-mentale è la cosa singolare, l’individuo (per esempio, Antonio): “Nihil est praeter individuum” è l’assioma che riassume e definisce il nominalismo.
In breve, gli universali logici (nomi) e ontologici (essenze o nature) sono soltanto “pure voci”, senza consistenza ontologica né logica, di cui ci serviamo per indicare gli individui reali, che si assomigliano tra di loro (Antonio, Marco, Giovanni…)[6].
Se Abelardo riteneva che l’universale fosse almeno un concetto o un’idea, Occam addirittura nega anche l’oggettività e la realtà del concetto, che secondo lui esiste solo soggettivamente o logicamente nel pensiero dell’individuo e non ha nessun fondamento nella realtà, aprendo, così, le porte al soggettivismo del “cogito” di Cartesio e al criticismo delle categorie soggettive di Kant.