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domenica 19 aprile 2026

LA STRUTTURA DELL'ENCICLICA HUMANI GENERIS, P. GARRIGOU LAGRANGE, O.P.

 



LA STRUTTURA DELL'ENCICLICA HUMANI GENERIS

 Padre Reginald Garrigou-Lagrange, O.P.


 II principio generatore degli errori indicato dall'Enciclica.

Non si tratta di fare qui una semplice analisi di questo documento pontificio apparso il 12 agosto 1950, di numerare le tendenze dannose di cui parla, e ancor meno si tratta di citare quelli che li hanno ammessi secondo una gradazione diversa.

Si tratta di dare risalto all'errore principale da cui tutti gli altri derivano e, per la forza del contrasto, di mostrare quale è la verità fondamentale che permette di evitare queste deviazioni, poiché la Provvidenza non permette gli errori se non perchè sia messa in miglior luce la Verità, come in un chiaroscuro; cosi pure essa non permette il male e qualche volta dei grandi mali, se non per un bene superiore che scopriremo perfettamente solo in cielo.

Ora esaminando filosoficamente e teologicamente questa Enciclica, si vede che l'errore fondamentale da questa condannato è il relativismo filosofico, il quale conduce al relativismo dogmatico, da cui deriva necessariamente tutta una trafila di deviazioni qui ricordate [1]. 

martedì 31 marzo 2026

NÉ SCISMATICI NÉ SCOMUNICATI - 31 MARZO 2026






Né scismatici né scomunicati 


 Cattolici al bivio

Sembra, a partire dal Vaticano II, che il cattolico debba sentirsi continuamente messo nella necessità di scegliere tra verità ed «ubbidienza», che è quanto dire tra l'essere eretico e l’essere scismatico. Così, per limitarci negli esempi, il cattolico ha dovuto scegliere tra la Pascendi di san Pio X, che condanna il modernismo come «sintesi di tutte le eresie» e l’attuale orientamento ecclesiale scopertamente modernista,

che, dall'organo della Santa Sede, non cessa di elogiare modernismo e modernisti (vedi ad esempio, il ripetuto elogio del Gallarati Scotti, amico del giovane Montini, su L'Osservatore Romano luglio 1976, 14 gennaio 1979, 5 giugno 1981 ecc.) e di denigrare san Pio X, la cui Enciclica sul modernismo fu definita nel suo 70° anniversario «uno svelamento... storicamente non rispettoso» (L'Osservatore Romano, 8 settembre 1977). Ha dovuto scegliere tra il Monitum del Sant’Uffizio (1962), che condanna le opere del gesuita Teilhard de Chardin, in quanto «rigurgitano di tali ambiguità, anzi di così gravi errori, da offendere la dottrina cattolica» e l’attuale orientamento ecclesiale, che dette opere non esita a citare persino nei discorsi pontifici e che, nel centenario della nascita del gesuita «apostata» (R. Valnève), ne ha esaltato con Lettera del Segretario di Stato di Sua Santità, card. Casaroli, la «ricchezza del pensiero» e l’«innegabile fervore religioso» (L'Osservatore Romano 10 giugno 1981), provocando la reazione di un gruppo di cardinali (v. sì sì no no, a. VII, n. 15, p. 15).

domenica 15 marzo 2026

DAL NOMINALISMO ANTI-TOMISTA DI OCCAM AL MODERNISMO - 15 MARZO 2026

 

https://www.sisinono.org/



Il nominalismo inizia, sistematicamente, con Roscellino (†1125), continua con Abelardo (†1160)[1], viene ripreso e sviluppato da Guglielmo Occam (†1349), che porta all’estreme conseguenze l’anti-tomismo scotista[2].

Esso ritiene che i concetti universali[3] e la natura o essenza reale (generica[4] e specifica[5]) non hanno nessuna realtà oggettiva fuori della mente pensante; l’unica realtà extra-mentale è la cosa singolare, l’individuo (per esempio, Antonio): “Nihil est praeter individuum” è l’assioma che riassume e definisce il nominalismo.

In breve, gli universali logici (nomi) e ontologici (essenze o nature) sono soltanto “pure voci”, senza consistenza ontologica né logica, di cui ci serviamo per indicare gli individui reali, che si assomigliano tra di loro (Antonio, Marco, Giovanni…)[6].

Se Abelardo riteneva che l’universale fosse almeno un concetto o un’idea, Occam addirittura nega anche l’oggettività e la realtà del concetto, che secondo lui esiste solo soggettivamente o logicamente nel pensiero dell’individuo e non ha nessun fondamento nella realtà, aprendo, così, le porte al soggettivismo del “cogito” di Cartesio e al criticismo delle categorie soggettive di Kant.

sabato 28 febbraio 2026

IL VERO VOLTO DEL CARDINALE BEA - 28 FEBBRAIO 2026




IL VERO VOLTO DEL CARDINALE BEA
"ECUMENISTA” ANCHE PRIMA DEL CONCILIO VATICANO II 
LA “DIVINO AFFLANTE SPIRITU” E LA “NUOVA ESEGESI”


Introduzione

La scorsa puntata abbiamo visto, seguendo le tracce forniteci dal libro molto ben documentato di Saretta Marotta (Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019) come il cardinale Agostino Bea avesse agito, con molta prudenza e circospezione, già a partire dagli anni Quaranta sino all’Anno Santo del 1950 e soprattutto:

riguardo al caso Teilhard de Chardin; al Monitum del Sant’Uffizio Cum compertum del 1948; alla sua relativa “edulcorazione” nel 1949 (Instructio de Ecclesia catholica); alla stesura del Dogma dell’Assunta (durata circa dieci anni, dal 1939 al 1949); alla stesura dell’Enciclica Humani generis (12 agosto 1950) sugli errori della “Nouvelle Théologie” francese, cercando sempre di addolcire le condanne e di far passare una qualche piccola novità, anche se presentata in maniera del tutto incolore e inodore di modo che non fosse avvertita come tale.

Abbiamo già visto, nelle puntate precedenti, come il PIB (nel 1960) avesse cercato di presentare l’Enciclica Divino Afflante Spiritu del 1943 (con circa venti anni di ritardo) come un’assoluta novità in campo biblico e una rottura radicale con il Magistero precedente sull’esegesi (specialmente con Leone XIII, Enciclica Providentissimus del 1893 e con Benedetto XV, Enciclica Spiritus Paraclitus del 1920).

In quest’articolo mi sembra doveroso trattare bene la questione dell’Enciclica “incriminata” di Pio XII e metter in chiaro cosa essa abbia realmente insegnato.

domenica 15 febbraio 2026

IL VERO VOLTO DEL CARDINALE BEA "ECUMENISTA" ANCHE PRIMA DEL CONCILIO VATICANO II - 15 FEBBRAIO 2026

 




Il Vero volto del cardinale Bea 
“ecumenista” anche prima del Concilio vaticano II

Bea e l’Assunzione

Il 1° novembre 1950, Pio XII promulgò il Dogma dell’Assunzione di Maria Santissima in anima e corpo in Paradiso.

Nel 1939, appena asceso al Pontificato, papa Pacelli aveva affidato la preparazione della definizione del Dogma dell’Assunzione al Sant’Uffizio.

Tra i numerosi esperti che presero parte ai lavori di preparazione della definizione dogmatica, la Suprema Congregazione aveva chiamato (in qualità d’esegeta) anche il Rettore del Biblico, padre Agostino Bea (Cfr. S. Marotta, Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019, p. 74).

È interessante leggere quanto dichiarato, non senza una punta d’ironia, dal cardinale Alfredo Ottaviani in un’intervista (ADPJ, Bea, T 2/66) rilasciata al segretario personale di Bea Stjepan Schmidt[1] nel maggio 1976: «Ero Presidente della Commissione [che dirigeva i lavori per la promulgazione del Dogma, ndr]. Ora, al termine dei lavori il Santo Padre Pio XII fu così contento dei lavori che la Commissione aveva svolto durante quei dieci anni, anche con opposizioni interne. Io ricordo benissimo le difficoltà che faceva uno dei membri contro la proclamabilità del Dogma. Siccome c’era la massima libertà, ci furono anche degli oppositori. Quindi, la decisione che è venuta dal Sant’Uffizio, suggerita al Santo Padre, non come cosa definitiva, ma come parere della Commissione del Sant’Uffizio, aveva supposto una discussione libera e piena anche di difficoltà che si dovettero superare. Pio XII si rese conto di queste difficoltà avute nel lavoro di dieci anni. […]. Pio XII fu tanto soddisfatto del lavoro intenso fatto per dieci anni sulla proclamabilità del Dogma dell’Assunzione della Vergine Santissima che diede a tutti i membri della Commissione, una medaglia d’oro».

Chi era il misterioso personaggio (non del tutto isolato… infatti, ve ne erano altri ancora, come ricorda Ottaviani), il quale fece opposizione alla “proclamabilità” del Dogma, che il cardinale Ottaviani non nomina, rispondendo all’ex segretario personale di Bea?

Molto probabilmente, Bea medesimo; infatti, l’intervista concessa dal cardinale Ottaviani riguardava le ricerche che lo Schmidt stava allora facendo sulla figura storica di Bea.

sabato 31 gennaio 2026

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO - 31 GENNAIO 2026



L’avvocato del diavolo

“L’avvocato del diavolo” è un film del 1997 che vede la performance magistrale del celebre attore Al Pacino, che riveste i panni di John Milton un grande avvocato che allo stesso tempo è anche la figura diabolica di Satana. Questa figura viene interpretata non in modo sottile ma con una teatralità esplosiva dominando tutte le scene.

L’attore Keanu Reeves interpreta il giovane avvocato Kevin Lomax disposto a difendere chiunque pur di vincere. Dopo un caso difficile e moralmente ambiguo che riesce comunque a portare a casa, viene notato dall’avvocato John Milton (Satana), che guida un potente studio legale di New York e gli offre un lavoro prestigioso, soldi e una rapida carriera.

A New York il giovane avvocato Kevin entra in un ambiente lussuoso e competitivo: i casi diventano sempre più grandi e delicati, e lui viene progressivamente assorbito dal lavoro e da un’ambizione che non smette mai di crescere. Kevin non si ferma, vuole sempre di più, vuole dimostrare di meritare quel mondo, anche quando le richieste diventano sempre più discutibili eticamente.

giovedì 15 gennaio 2026

LA LUCE E LE TENEBRE «LA CIVILTÀ CATTOLICA» E LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE (1917-1991) - 15 GENNAIO 2026

 



La luce e le tenebre «La Civiltà Cattolica» e la Rivoluzione d’Ottobre (1917-1991)

Le rappresentazioni della Rivoluzione d’Ottobre da parte della «Civiltà Cattolica» costituiscono un indicatore estremamente interessante dell’atteggiamento di un efficace opinion maker in linea con il magistero pontificio. Disponendo dei numerosi articoli scritti dai padri gesuiti fra il 1917 e la caduta dell’Unione Sovietica è possibile proporre un’indagine ad ampio spettro sugli slittamenti di significato – graduali, innestati nel tronco complessivo di una visione antimoderna del mondo chiarita con efficacia da Scoppola – le variazioni dei toni, la continuità di alcuni concetti chiave nella longue durée.

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

Già poco dopo la Rivoluzione l’allora direttore della rivista, padre Enrico Rosa, raccoglieva in un opuscolo i principali articoli circa i fatti di Russia. Anche in occasione dei 150 anni della rivista, padre Giuseppe De Rosa rendicontava il confronto ideologico ingaggiato, ricordando la prima occorrenza del lemma «comunismo» negli articoli del 1872 del padre Valentino Steccanella, laddove questi intravedeva il pericolo che la moltitudine operaia «all’ora opportuna si leverà fremente, rovescerà tutti gli ordini sociali presenti, e sbrigatasi delle altezze sociali e politiche di ogni maniera colla falce della eguaglianza, riformerà a comunismo tutti gli ordini dei cittadini così eguagliati».

Per Steccanella il «comunismo pratico» è «irreligione» i cui impulsi promotori sono «il piacere dei sensi», «la libertà del bruto», tesi all’abolizione dell’ordine morale, della famiglia, della religione. De Rosa collega tali ideali ai valori promossi da Babeuf, Saint-Simon, Fourier, Blanc, Owen, dalla Comune di Parigi produttrice di «barbarie e bestialità». Tratto ricorrente è la filiazione fra liberalismo e comunismo: pur opposti fra loro, per i gesuiti sono pari «errori della modernità», legati inscindibilmente alla Rivoluzione francese. Per il padre Liberatore, in particolare, sono i «socialisti tedeschi» a generare un «arsenale da cui essi [i comunisti e l’Internazionale] traggono principalmente le loro armi».


LA STRUTTURA DELL'ENCICLICA HUMANI GENERIS, P. GARRIGOU LAGRANGE, O.P.

  LA STRUTTURA DELL'ENCICLICA HUMANI GENERIS   Padre Reginald Garrigou-Lagrange, O.P.   II principio generatore degli errori indicato da...