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mercoledì 29 aprile 2026

QUELLI CHE PENSANO DI AVER VINTO: 1. IL TRIONFO DELLA SETTA MODERNISTA



ANNO XVIII -  22 DICIEMBRE 1992

  QUELLI CHE PENSANO DI AVER VINTO

1. Il trionfo della setta modernista

 

La denuncia di San Pio X

San Pio X nella enciclica Pascendi contro il modernismo aveva denuncia to che i fautori dell'errore si celavano ormai «nel seno stesso della Chiesa» e che i loro «consigli di distruzione» li agitavano, «non... al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa ond'è che il pericolo si nasconde quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei».

Con Motu Proprio del 18 novembre 1907 il santo Pontefice all'enciclica Pascendi e al decreto Lamentabili contro il modernismo aggiungeva la «scomunica a danno di di coloro che contraddicano a questi documenti». In quell'occasione il Papa si rivolgeva ai Vescovi e ai Superiori Generali di tutto il mondo in questi termini:

«Noi torniamo a raccomandare caldamente agli Ordinarii diocesani ed ai Superiori degli Istituti Religiosi di vegliare con ogni diligenza sugli insegnanti specialmente dei Seminari; e quando li veggano infetti di errori modernisti e di malsane novità, ovvero meno sottomessi alle prescrizioni della Santa Sede, in qualsiasi modo pubblicate, li allontanino affatto dall'insegnamento. Per egual modo, escludano dalle sacre Ordinazioni quei giovani, i quali lascino il più piccolo dubbio di correre dietro a dottrine condannate o a dannose novità» (Motu Proprio 18 novembre 1907).

Infine, a tre anni di distanza, nel Motu Proprio del 1 settembre 1910 San Pio X faceva questa gravissima denuncia: «I modernisti, anche dopo che l'enciclica Pascendi ha levato loro la maschera sotto cui si celavano, non hanno abbandonato i loro disegni di turbare la pace della Chiesa. Non hanno infatti smesso di cercare nuovi adepti e di radunarli in associazione segreta (in latino: «Haud enim inter miserunt novos aucupari et in clandestinum foedus ascire socios»).

Dunque San Pio X sapeva che il modernismo cercava i suoi adepti soprattutto nei Seminari e nelle case di formazione dei Religiosi e che colà andava organizzandosi segretamente in una sorta di setta: «clandestinum foedus»,

La denuncia del padre Garrigou-Lagrange O. P.

Nel 1946 il padre Garrigou-La-grange O. P. nel suo magistrale ed oggi attualissimo articolo «La nouvelle théologie où va-t-elle» (Dove va la nuova teologia? Risposta del grande teologo domenicano: «Ritorna al modernismo») denunciava, a sua volta, l'opera di corruzione dottrinale in atto con ogni mezzo tra il clero e gli intellettuali cattolici: «fogli dattilografati... sono distribuiti (alcuni fin dal 1934) al clero, ai seminaristi, agli intellettuali cattolici; vi si trovano le più singolari asserzioni e negazioni sul peccato originale e la presenza reale» e su tutte altre verità di fede (negazione dell'inferno, poligenismo ecc.). II padre Garrigou-Lagrange ne citava ampi brani, dove si ritrovano, in anteprima, tutte le novità ereticali di questo postconcilio. Solo un saggio:

«Una convergenza generale delle religioni verso un Cristo universale, che, in fondo, le soddisfa tutte: tale mi sembra la sola conversione possibile per il Mondo e la sola religione immaginabile per una Religione del futuro». E l'essenza dell'odierno ecumenismo, che vuol far convergere tutte le religioni nel Cristo, scisso dal suo Corpo Mistico che è la Chiesa cattolica. «"Lumen Gentium", luce dei gentili, dei pagani è Cristo, non la sua Chiesa» ha spiegato ripetutamente ed esaurientemente il de Lubac (cfr. sì no no al no no 15. ottobre 1991 pp. 1 ss.),

La conferma

La conferma del tradimento e della lunga disubbidienza al Magistero viene oggi, a distanza di anni, nell'euforia dell' effimero trionfo, dagli stessi esponenti della nuova teologia. Cosi sulla rivista Communio (patrocinata dal card. Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Fede) nov.-dic. 1990 nell'articolo La maturazione del Concilio - Esperienze di teologia nel preconcilio, il gesuita Peter Henrici, che è nato nel 1928 ed ha studiato in Svizzera, Germania, Francia, Belgio, ci fa sapere che:

1) negli scolasticati dei Gesuiti del suddetti Paesi (il «Reno», che, col Vaticano II, si getterà nel «Tevere» inquinandolo v. R. M. Wiltgen Le Rhin se jette dons le Tibre), con palese disprezzo delle direttive e dell'obbligo fatto da tutti i Romani Pontefici di «seguire religiosamente la dottrina, il metodo e i principi di San Tommasо» (v. can. 1366 n. 2 del Codice di Diritto Canonico allora in vigore e Lettera al card. Bisleti di Pio XI, maggio 1923; Humani Generis di Pio XII), gli studi scolastici ufficiali erano solo una facciata: «il manuale vecchio stile (scolastico) - scrive il gesuita Henrici - [...] al massimo veniva solo sfogliato» (e cosi la teologia cattolica è stata disprezzata e combattuta dai «novatori» senza essere neppure conosciuta «Noi - scriveva nel 1946 il padre Garrigou-Lagrange - non pensiamo che gli scrittori di cui abbiamo parlato [de Lubac, Bouillard ecc.] abbandonino la dottrina di San Tommaso, essi non vi hanno mai aderito perché non l'hanno mai ben compresa. E questo è doloroso ed in quietante»: La nouvelle théologie où na-t-elle?);

2) dietro la facciata degli studi ufficiali, veniva diffuso clandestin mente tra i migliori allievi il modernismo, le cui istanze andavano riemergendo nella «nouvelle théologie» (v. P. Parente La teologia ed. Studium. Roma 1952 p. 62): «A coloro che avevano interessi teologici particolarmente spiccati - scrive l'Henrici - il prefetto degli studi consigliava come prima lettura i primi due capitoli del Surnaturel di Henri de Lubac - il più proibito dei "libri proibiti"! - e poi il suo Corpus Mysticum e questo al fine di arrivare ad acquisire una sensibilità per il fatto che enunciati teologici uguali in tempi diversi e in contesti diversi possono avere un significato diverso» (e così addio immutabile Tradizione divino-apostolica! addio sviluppo omogeno del dogma! addio verità immutabile! Con piena ragione i teologi romani, e in particolare il padre Garrigou-Lagrange, accusarono la nuova teologia di minacciare la Chiesa con il suo relativismo dogmatico, «privandola della sua sana Tradizione»: v., Il Sabato 14 settembre 1991 «Henri de Lubac e la sua banda». Erano quelle le premesse dell'attuale «Tradizione» solo «vivente» e non più coerente (v. sì sì no no 15 apprile 1992 p. 5).

3) questi disobbedienti, per i quali il Magistero pontificio era meno che nulla, furono premiati nella loro disobbedienza dal «prurito di novità» prevalso nel Concilio:

«per l’”aggiornamento” - scrive l'Henrici - i Padri conciliari dovettero appoggiarsi (non potendo far altro si potrebbe dire) al lavoro già svolto dai teologi prima del Concilio» o, in altri termini e meglio, quei Padri, che si lasciarono affascinare dalla sirena dell«aggiornamento», finirono coll'appoggiarsi al lavoro di coloro che,  in dispregio delle direttive della Chiesa, avevano coltivato una «nuova teologia» in opposizione e rottura con la teologia cattolica;

4) molti di questi Padri conciliari in realtà non conoscevano la «nuova teologia», fino a quel momento coltivata clandestinamente e in circoli chiusi, e, ignari ed ingannati, le diedero con i testi del Concilio «una specie di autenticazione ecclesiale»:

«Se questi testi - scrive l’Henrici - poterono apparire nuovi, è solo per il fatto che il lavoro dei teologi [nuovi] e lo stato della teologia cattolica [nuova] alla fine degli anni 50 erano largamente sconosciuti ai non addetti ai lavori [sic!] (e tra questi erano da annoverare non pochi Padri conciliari), o anche perché adesso parte dei risultati di questo lavoro, che fino a poco tempo prima erano stati oggetto di censura era riconosciuta come ortodossa».

La testimonianza di un veterano

Stessi toni trionfalistici nella testimonianza resa da un veterano della «nouvelle Théologie», il gesuita Henri Bouillard, in occasione dell'inaugurazione (30-31 marzo 1973) del Centro d'Archivio Maurice Blondel presso IIstituto superiore di Filosofia dell'Università Cattolica di Lovanio (Belgio).

Dopo aver riconosciuto l'influsso sulla «nouvelle Théologie» della filosofia del Biondel, che «ha contribuito nel modo più decisivo al rinnovamento [leggi: stravolgimento] della teologia fondamentale» Journées d'inauguration 30-31 marzo 1973: Textes des interventions p. 43), il gesuita Bouillard dichiara che «il pensiero blondelliano ha, progressivamente e nelle sue tesi essenziali, riportato la vittoria» le tesi (ortodosse) scartate dal Blondel sono «oggi scadute, perimées» e gli errori da lui sostenuti oggi «ci sembrano andar da sé [per forza! imposti col prestigio dell'autorità - e quale Autorità! - sono esentati ipso facto da ogni dimostrazione]».

Il Concilio

La prova schiacciante della «vittoria» è per il Bouillard il... Concilio Vaticano II: «si è cessato di concepire l’ordine naturale e l'ordine soprannaturale come due stadi sovrapposti senza legame interno. Lo sforzo di scartare una tale concezione ha persino indotto alcuni teologi odierni a restringere il più possibile l'uso di questi termini. Il concilio Vaticano II ha evitato, nei suoi principali documenti, l'uso del termine "soprannaturale"» (p. 44). E esattamente ciò che rileva, ma dallopposta sponda dell'ortodossia cattolica Romano Amerio in Jota Unum (ed. Ricciardi, Milano-Napoli 1985 cap. XXXV):

«Ma se i non cristiani sono destinati a unirsi ai cristiani non già per una mutazione che li porti fuori di sè al Cristo della Chiesa cattolica, ma per un approfondimento della loro stessa credenza [i buddisti sono invitati ad essere buoni buddisti, i musulmani buoni musulmani ecc.] allora sembra che il Cristo, cioè il principio dell'ecumene, si trovi nel fondo della loro coscienza naturale e si cade certamente nella negazione del soprannaturale o nell'agguagliamento del naturale al soprannaturale della grazia. Il principio della salvezza non viene caelitus ma funditus è immanente all'umana natura e rifulge in tutti gli uomini».

Quanto al Concilio, R. Amerio scrive:

« Concilio non parla di lume soprannaturale ma di "pienezza di lume". Il naturalismo che impronta i due documenti Ad gentes e Nostra aetate è patente anche nella terminologia, giacche non vi occorre mai il vocabolo "soprannaturale"». E in nota si rimanda alla voce «soprannaturale» nelle Concordontiae già cit, e cioè a Delhaye-Gueret-Tombeur Concilium Vaticanum II. Concordance, Index, Listes de frequence, Tables comparatives, Lovanio 1974. Dunque, à vera, documentata e documentabile, l'asserzione del Bouillard: il Concilio, sotto l'influsso del neomodernismo trionfante, ha evitato nei «suoi principali documenti» e precisamente in quelli che riguardano l'ecumenismo, l'uso del termine «soprannaturale». Il Concilio avrebbe cosi sancito nei suoi principali documenti la vittoria del naturalismo, che è l'essenza del modernismo ed il fondo segreto, ma non troppo, della filosofia del Blondel e della teologia del de Lubac e della «sua banda». E allora - domandiamo - che cosa viene proposto sostanzialmente oggi a noi cattolici in nome del Concilio? Nient'altro che la «nouvelle Theologie» condannata da Pio XII. E che cosa si nasconde sotto questa nuova in segna? Nient'altro che il modernismo condannato da San Pio X e che nelle sue più coerenti conclusioni porta alla più radicale negazione del fatto storico della Divina Rivelazione, della divinità di Nostro Signore Gesù Cristo e dell'origine divina della Chiesa.

«Quelli che hanno vinto»

Più recentemente su 30 Giorni (di cembre 1991) il medesimo p. Henrici S. J. di cui sopra ha confermato ufficialmente quanto già sapevamo e cioè:

1) che la «nouvelle Theologie», condannata da Pio XII nella Humani Generis perfettamente in linea con l' enciclica di San Pio X contro il modernismo, «è diventata la teologia ufficiale del Vaticano ii»;

2) che i posti chiave della Chiesa o sono già o sono destinati ad essere nelle mani degli odierni esponenti del la «nouvelle Theologie», il cui organo di stampa è la suddetta rivista Communio: «quasi tutti i teologi nominati vescovi negli ultimi anni provengono dalle fila di Communio. Una rosa di nomi importanti con prospettica di più alta carriera: i tedeschi Lehman e Kasper, gli svizzeri von Schönborn e Corecco: l’italiano Scola, il francese Léonard, il brasiliano Romer. Se ne lamenta sornione il gesuita Peter Henrici, docente di Storia della filosofia moderna alla Gregoriana e redattore dell'edizione tedesca: "Balthasar, de Lubac e Ratzinger, i fondatori, sono diventati tutti cardinali Nella seconda generazione molti sono stati scelti come vescovi. Questo a volte crea problemi di ricambio"». Da aggiungere a questa rosa di nomi importanti «il domenicano Georges Cottier, teologo [ahinoi!] della casa pontificia» e «Jean Duchesne, press-agent del card Lustiger». Dell «hegeliano André Leonard, oggi vescovo di Namur» leggiamo anche che è «responsabile del Seminario di Saint Paid dove Lustiger [anche lui della "banda", dunque] invia i suoi seminaristi», «Sono quelli - si dice - che hanno vinto» scriveva a conclusione 30 Giorni.

La rottura

Il lettore ci perdonerà l'insistenza, ma laggressione neomodernista alla Chiesa, alla sua dottrina, alle sue istituzioni, alle anime è una realtà cosi grave, pilotata com'è dall'alto, che non sarà mai eccessiva la documentazione che se ne offrirà, allo scopo di scuotere il torpore di molti, mettendoli in guardia dal pericolo che li minaccia.

Analoghe voci di trionfo e confessioni indirette del tradimento sono rilevabili in tutta la produzione neomodernistica di questo postconcilio. Vaticano II/Bilancio e Prospettive venticinque anni dopo/1962-1987 a cura di René Latourelle S. J. «è l’opera - così Avvenire - realizzata dalle tre istituzioni universitarie della Compagnia di Gesù a Roma (Università Gregoriana, Istituto Biblico e Istituto Orientale)»; 68 collaboratori di 20 nazini, tutti (salvo due) membri della «Compagnia», vi illustrano il trionfo della «nuova teologia» e il favore ad essa accordato da papa Montini (cfr. sì sì no no 15 maggio 1988 pp. Iss.). «Se non si può certo parlare di scomuniche e di successive canonizzazioni... - scrive il p. Mar tina S. J. a p. 46 -  alcuni grandi teologi furono però oggetto in quegli anni di diversi provvedimenti restrittivi per assumere poi un ruolo rilevante tra i principali periti conciliari e influirono largamente sulla genesii dei decreti del Vaticano II. Alcuni libri nel 1950 furono radiati dalle biblioteche, ma dopo il Concilio i loro autori divennero cardinali (de Lubac, Danièlou). Alcune iniziative pastorali (preti operai) vennero condannate e furono interrotte, per essere poi riprese durante e dopo il Concilio». 

L'Humani Generis di Pio XII (1950) era cosi ben presto, a distanza di pochi anni, completamente sconfessata da un altro Papa, che favori attivamente il trionfo di coloro che il suo predecessore aveva condannato. Al che i cattolici meglio informati, che avevano aderito fedelmente alle direttive romane, si chiedevano a chi dovessero ubbidienza: se al Papa di ieri in linea con tutti i suoi Predecessori o al Papa di oggi in evidente rottura con l'orientamento costante della Chiesa.

Infine, piuttosto recentemente LOsservatore Romano (settembre u. s.), in occasione dell'anniversario della morte del de Lubac, ha dedicato l'intera p. 6 a celebrare le «grandi tesi di un precursore [il de Lubac] del Concilio Vaticano II». Vi si legge:

«Pensiamo a Blondel, a Gilson, a Mounier e a Maritain, e naturalmente a de Lubac, a Chenu e a tanti altri che sul piano filosofico come su quello teologico furono coloro che prepararono atteggiamenti, consuetudini mentali e metodologiche che poi ebbero del Concilio Vaticano II una ampia tematizzazione».

Dunque, se qualche dubbio fosse ancora possibile, hanno ragione i «neomodernisti»: la «nuova teologia», condannata da Pio XII nell'Humani Generis quale cumulo di «false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica» è oggi diventata «la teologia ufficiale dei Vaticano II» (P. Henrici S. J. Communis sopra cit.). E perché mai Paolo VI si stupiva dell'«autodemolizione» della Chiesa?

Il lungo disprezzo del Papato

A conclusione di questa introduzione al nostro studio sulla «nuova teologia» ricorderemo quanto si legge negli Atti della canonizzazione di San Pio X a proposito di una lettera del card. Maffi al Segretario di Stato pro tempore card. De Lai:

«Questa lettera rispecchia crudomente tutto quell'insieme di critiche, che serpeggiavano qua e là, in quegli anni non sole contro la stampa cosiddetta intransigente, ma in generale contro il governo di Pio X, e soprattutto contro coloro che gli erana vicini. Era in fondo la reazione all'azione energica di Pio X contro il modernismo e ai provvedimenti da lui presi, in tutti i settori, per ristabilire la disciplina ecclesiastica. Era l'espressione di quella resistenza spesso passiva, ma reale che opponevano agli indirizzi del: la Santa Sede, non solo i modernisti e i loro simpatizzanti, ma anche persone bene intenzionate, che non conoscevano però o non vedevano la gravità del pericolo e il vero fondo delle cose, come lo si vedeva dall'alto» (Disquisitio circa quasdam obiectiones modum agendi Servi Dei respicientes in modernismi debellatione).

È questa lunga «resistenza» spеssо passiva, ma reale» dello stesso episcopato che ha preparato l'attuale crisi nella Chiesa, la quale crisi altro non è che il trionfo (temporaneo, naturalmente) del modernismo nella Chiesa cattolica. Non è affatto superfluo, dunque, ma piuttosto è necessario ed urgente conoscere un po meglio chi sono e che cosa vogliono «quelli che hanno vinto», o, meglio, pensano di aver vinto soltanto perchè non credono al «non praevalebunt»,

Hirpinus

Continua...

 

 


QUELLI CHE PENSANO DI AVER VINTO: 1. IL TRIONFO DELLA SETTA MODERNISTA

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