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martedì 15 aprile 2025

SENTIMENTALISMO SPIRITUALE LA FALSA "SPIRITUALITÀ ORIENTALEGGIANTE" - 15 APPRILE 2025 - ANNO LI

 
ANNO LI - 31 GENNAIO 2025


Qual è la differenza tra la spiritualità e la meditazione cattolica e i “metodi” estremo-orientali di “concentrazione”?[1]

La spiritualità cristiana si fonda sulla Fede in un Dio personale e trascendente, Creatore dell’uomo, il quale Lo prega come Padre divino, Lo conosce e Lo ama soprannaturalmente, mediante le Virtù infuse di Fede, Speranza e Carità e - infine - “colloquia” con Lui, nella meditazione o orazione mentale.

Infatti, per la Grazia santificante, Dio abita - realmente e fisicamente - nell’anima del giusto. Onde, la vita spirituale è conoscenza e amore reciproco, altruistico e di convivenza tra Dio e l’uomo, che comporta un vero dialogo tra Dio e l’uomo (simile a quello che avviene tra il pastore e il suo gregge. Il pastore conosce e ama le sue pecorelle e le chiama, una a una, a seguirlo nel pascolo; esse riconoscono la sua voce e lo seguono).

Tuttavia, Dio è sempre infinitamente distinto dall’uomo, il quale partecipa della vita intima divina in maniera finita e limitata o creaturale. Vi è unione, ma non confusione tra Dio e uomo, che cercherà di conformare la sua piccola e misera volontà a quella infinita e onnipotente di Dio.

La filosofia estremo-orientale (induista e buddista)[2] è tendenzialmente panteista ed esoterica o gnosticheggiante, perché identifica l’uomo e la “divinità”. Non concepisce Dio come Persona trascendente il mondo, infinito, immutabile, determinato, Atto puro, Creatore; ma, come un “Tutto immanente al mondo” (induismo) o un “Silenzio o Vuoto universale” (buddismo), che non trascende il mondo, ma s’identifica con esso; più che di Dio si tratta di una “vaga divinità” indeterminata[3], indifferenziata, anonima e identificata al mondo, che è assorbito in essa (“immanentismo”).

La “preghiera” o meglio la “concentrazione” orientale induista o buddista (che non è una religione, la quale unisce l’uomo a Dio, ma una filosofia immanentistica, naturalistica e panteistica) non è una conoscenza amorosa tra l’uomo e Dio, che sfocia in un colloquio vicendevole “come un Amico parla all’amico” (Sant’Ignazio da Loyola), ma è piuttosto un ripiegamento dell’uomo su se stesso; poiché, la “concentrazione” orientale non conosce un Essere distinto dall’uomo e, quindi, il pensiero umano deve concentrarsi su se stesso, coincidente con la “divinità”, concepita come un “Grande Sé indifferenziato e impersonale”.

Nelle filosofie misteriche ed esoteriche dell’estremo oriente non c’è spazio per una conoscenza amorosa di Dio, in quanto, non c’è un Dio distinto dall’uomo; non c’è un colloquio tra uomo e Dio, ma un soliloquio dell’«Uomo-“Dio”» con se stesso o un’immersione dell’uomo nel Tutto impersonale e indeterminato.

Il fine della concentrazione orientale è far prendere coscienza all’uomo di non essere una creatura di Dio, ma una Totalità d’identità con la “divinità”. Perciò, concentrandosi l’uomo deve giungere a concepirsi come impersonale e come un amalgama tra mondo, “divinità” e se stesso personalmente inesistente, ossia una particella del Tutto indeterminato. L’annullamento della coscienza della propria personalità, individualità (essere indiviso in sé e distinto da ogni altro) e la coscienza dell’unità con il Tutto o “Sé indeterminato” è il fine ultimo della concentrazione e della filosofia orientale. Il fatto di conoscersi come “individuo”, io, persona è un’illusione (“maya”) che l’uomo deve perdere tramite la concentrazione, che lo libera così dalla sofferenza (“nirvana”, stato d’indifferenza o liberazione), la quale è la coscienza della realtà oggettiva, che spesso ostacola i desideri dell’iniziato.

La preghiera cristiana ci fa prendere coscienza di questa difficoltà e coll’aiuto di Dio ci ottiene la forza di accettarla e sormontarla; mentre la “concentrazione” o “sdoppiamento” orientale ci fa perdere la nozione della realtà oggettiva e ci illude di non essere “illusi”, ossia di essere una parte del Tutto.

 

RIASSUMENDO

1°) La vera mistica dice passività o non-resistenza solo relativamente, alla mozione sovrabbondante dello Spirito Santo; non quanto alla cooperazione umana con la Grazia divina all’opera della propria salvezza eterna: “Gratia Dei sum id quod sum, sed gratia ejus in me vacua non fuit” (s. Paolo).

2°) Il falso misticismo, invece, dice passività totale (ossia, “non far nulla”) anche nel non-vivere le Virtù, nel non-resistere al male morale: “Pecca fortiter, sed fortius crede” (Lutero).

3°) La conseguenza del falso misticismo, che è corruzione dell’ unione trasformante con Dio (“corruptio optimi pessima”), comporta la distruzione della retta ragione, della Fede soprannaturale, della Morale oggettiva e dell’obbedienza alla Gerarchia ecclesiastica, come Cristo l’ha voluta. In breve, comporta la fine della vera Religione (“si fieri potest”) e dell’uomo animale razionale e libero, rendendolo un’entità sentimentalistica.

4°) La falsa mistica ha inquinato tutte le epoche della storia della Chiesa: l’antichità col Montanismo, il medioevo con i Beguardi, la prima parte della modernità con Lutero e il Quietismo, la seconda parte della modernità col modernismo americanista e la post-modernità con il neo-modernismo postconciliare dei “movimenti” o “cammini”, i quali vengono oggi approvati dai vertici ecclesiali; mentre sino agli anni Cinquanta del XX secolo, ogni deviazione era condannata e arginata. Questo è il problema e il dramma dell’ora presente, che solamente l’onnipotenza e la giustizia di Dio potrà risolvere, avendo sinora l’uomo moderno e contemporaneo resistito alla sua misericordia.

5°) L’influsso del giudaismo cabalistico s’è fatto sentire pesantemente durante il Concilio Vaticano II (v. Nostra aetate, 1965) e nel post-concilio tramite l’attrattiva provata da Karol Woytjla (+ 2005) e Joseph Ratzinger (+ 2022) Martin Buber (+ 1965) ed Emmanuel Lévinas (+ 1995), i quali hanno reso la cabala esoterica elitaria ebraica, un fenomeno di massa servendosi del movimento chassidico, padre del Cammino neocatecumenale; come Freud ha reso il talmudismo un fenomeno di massa tramite la psicanalisi.

6°) La “religiosità” induista e buddista dell’estremo oriente più che una Religione positiva (che unisce l’uomo a Dio, religio da religare) è una filosofia esoterica e gnostica, immanentista e perlomeno tendenzialmente panteista. Per essa, non esiste un Dio distinto dal mondo e trascendente e, quindi, non sussiste una Religione, ma una vaga divinità impersonale e indeterminata, che fa un tutt’uno col mondo e coll’uomo e, perciò, è una conoscenza misterica, segreta, elitaria, gnostica ed esoterica, che allontana Dio dall’uomo.

7°) I “metodi di concentrazione” estremo-orientali non hanno nulla a che vedere con la “preghiera” o orazione mentale (meditazione e contemplazione) cristiana. Infatti, la preghiera è una conoscenza amorosa di Dio da parte dell’uomo, che porta all’unione o a vivere assieme colloquiando vicendevolmente “come un amico parla con l’amico”, pur restando distinti (Dio è infinitamente superiore rispetto a ogni creatura, anche angelica).

La “concentrazione” orientale (yoga zen), parte dal falso presupposto filosofico che l’uomo non è un individuo distinto dagli altri, dal mondo e da Dio; ma uomo, divinità e mondo formano un “Tutto” o un “Vuoto indeterminato”. Tale falsa filosofia si serve dello yoga zen, per convincere l’illuminato che egli è una parte del “Tutto” o “una goccia d’acqua, che si perde nell’Oceano della divinità”.

8°) Le conseguenze morali della filosofia panteistica estremo-orientale sono disastrose e conducono al nichilismo filosofico, che soprattutto dal parossismo del Sessantotto, sta distruggendo l’uomo contemporaneo nella ragione, nella morale e persino nel suo stesso essere.

Infatti, se l’uomo è “una goccia che si perde nell’Oceano”, egli è una particella d’un Tutto, che poi è un Vuoto indeterminato e potenziale, ossia un “non-essere” in perpetuo divenire. Perciò, l’uomo, il mondo e la divinità non sono o non esistono, ma divengono continuamente senza mai giungere all’atto.

9°) Bisogna scegliereo la retta filosofia, la vera Religione e la preghiera rivolta a Dio creatore; oppure, l’assurdo filosofico dell’ immanentismo panteistico, la falsa religiosità panteistica e la concentrazione illusionistica, che rende il soggetto oggetto. Tertium non datur. Parafrasando Guénon: “Perditio ex oriente!”

Epiphanius 

 

[1] Cfr. M. Aniol, Può un cristiano pregare utilizzando i “metodi orientali” di concentrazione?, Pessano (MI), Mimep-Docete, 1990.

[2] Cfr. J. M. de La Croix, La Religione e le religioni, Pessano (MI), Mimep-Docete, 1990. Per l’induismo si legga M. Quéguiner, Introduzione all’induismo, Milano, EMI, 1984; M. Eliade, Enciclopedia delle Religioni (diretta da), vol. 9, Induismo, Milano-Roma, Jaca Book-Città Nuova, 2006; G. Filoramo, (diretta da), La grande storia delle religioni, vol. 5, Induismo. Spiritualità e tradizione sulle rive del Gange, Bari, Laterza, 2005. Per il buddismo v. M. Zago, Buddismo e Cristianesimo in dialogo, Roma, Città Nuova, 1985; M. Eliade, (diretta da) Enciclopedia delle religioni, vol. 10, Il Buddismo, Milano-Roma, Jaca Book-Città Nuova, 2006; H. de Lubac, Buddismo e occidente, Milano, Jaca Book, 1987; G. Filoramo (diretta da), La grande storia delle religioni, vol. 4, Buddismo. Religioni dell’Estremo Oriente, Bari, Laterza, 2005.

[3] Attenzione a non confondere “In-finito”, con “in-determinato”. Infatti ‘non-finito’ è assenza di limiti o di creaturalità. Il limite o la creaturalità sono un’imperfezione dell’uomo, in quanto, creatura, solo l’Infinito, che non ha limiti e non è creato, è perfetto ed è Dio. Mentre ‘determinato’ significa attuato. Ora, atto dice perfezione rispetto a potenza, indeterminazione dice potenzialità e imperfezione. Quindi, Dio è Infinito e Determinatissimo o Atto puro da ogni potenzialità o indeterminazione. Invece l’indeterminato è ciò che manca di atto, perfezione. Perciò indeterminato e Infinito sono due concetti contrari, come Dio Essere Creatore ed ente creato, limitato e finito.


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