Domenica 8 giugno, domenica di Pentecoste, il quotidiano della conferenza episcopale italiana Avvenire, nella sezione dedicata alla cultura "Agorà", pubblica l'articolo di Luigino Bruni intitolato:
"La buona battaglia di Ernesto Buonaiuti".
Già il 2 settembre del 2022 Luigino Bruni incensava, nel medesimo giornale, la storica memoria del defunto Buonaiuti, principale esponente del modernismo in Italia (morto scomunicato), al pari di Loisy e Tyrell.
È evidente che in nessuno dei due casi lo Spirito Santo abbia ispirato l'autore dell'articolo né coloro che ne hanno permesso la pubblicazione, perché lo Spirito Santo non è uno spirito di menzogna ma è Spirito di Verità, non è uno spirito di tenebra, ma è Spirito di Luce, non ispira l'apostasia ma la fede, quella cattolica.
Blasfemo è l'accostamento che Luigino Bruni fa tra Bonaiuti e l'apostolo Paolo, quando nel titolare il suo articolo si lascia ispirare dalla seconda lettera a Timoteo, capitolo quattro versetto sette:
"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede", tutte parole che non si addicono al defunto ma si addicono all'Apostolo.
Ernesto Buonaiuti (1881-1946) fu un sacerdote cattolico italiano, teologo e storico della Chiesa, molto critico nei confronti della dottrina tradizionale cattolica e influenzato piuttosto dalla dottrina protestante di matrice massonica, (il fratello Alarico fu iniziato alla Massoneria), promosse tutti quegli errori che vennero in seguito condannati dal papa san Pio X nel 1907 con la lettera Enciclica Pascendi Dominici Gregis, nella quale il Santo Papa che Luigino Bruni di fatto contesta, definì il modernismo come: “La cloaca di tutte le eresie", perché questo è mondezza di satana.
Buonaiuti sostenne l'approccio storico-critico alle Sacre Scritture, l’evoluzione della dottrina del dogma, affermando che fede e dottrina debbano essere comprese nel loro contesto storico e culturale, in continua evoluzione e il dogma con loro, un dogma che oggi direbbero “fluido”. Contestò la dottrina della grazia così come presentata dal Concilio di Trento, Concilio di santi e dottori della Chiesa, Dogmatico e non pastorale, dove Sacra Scrittura e Somma Teologica vennero usate come fari per la fede e la ragione in modo da illuminare i fedeli dinanzi ai pericoli derivanti dalla fitta tenebra prodotta dagli orrori della eresia protestante.
Per Buonaiuti, come forse per Bruni che ne celebra la memoria e le imprese senza pensare che chi giudicò la dottrina di questo sacerdote fosse più santo e più dotto d'entrambe, la grazia era un effetto psicologico o morale legato all’evoluzione culturale e alla crescita spirituale dell’individuo più che un dono soprannaturale reale e oggettivo.
In netto contrasto dunque con l'insegnamento della Chiesa: la grazia è oggettiva, è divina, è infusa nell’anima da Dio che opera senza distruggere la libertà umana, essa santifica l'uomo conducendolo alla salvezza eterna.
Buonaiuti ne negava l’infusione soprannaturale definendo la trasformazione dell'uomo come il frutto di un processo storico e culturale di miglioramento e consapevolezza, non una reale e immediata azione soprannaturale di Dio nell’anima.
La Trascendenza in questo modo verrebbe completamente fagocitata dall'immanente con conseguenze drammatiche, svanirebbe infatti la fede nella infusione soprannaturale delle virtù per opera divina, la reale lotta tra la potenze spirituali del bene e del male si ridurrebbe ad un mero processo evolutivo, angeli fedeli e caduti, santi e dannati, grazia e peccato, niente altro che un mito per dirla con Bultmann.
Tutto è ridotto a un conflitto umano e sociale più che spirituale il che porta a una secolarizzazione della fede, dove la grazia diventa una questione di progresso umano anziché una realtà divina soprannaturale.
L'allontanamento dall'insegnamento della Chiesa Cattolica è evidente.
Le affermazioni di Luigino Bruni, per quanto non s’inoltri nel trattare questi temi, non sono da meno, il suo articolo trasuda modernismo.
Riporto alcuni stralci dell'articolo, indice di evidente infezione modernista:
(In corsivo l'autore Luigino Bruni e in grassetto il sottoscritto)
La fede cattolica era viva e pulsante e il tumore modernista non era ancora in metastasi, non aveva ancora fatto marcire dal di dentro l'albero con i suoi frutti...
1a. Eppure, in quel tempo di grandi speranze cattoliche, Buonaiuti (per Bruni un Riformatore incompreso e non un eretico scomunicato) poneva a se stesso e alla chiesa domande radicali che neanche i cattolici di oggi riescono a formulare con la sua stessa onestà e libertà di spirito.
(quella libertà di spirito che Bruni possiede, come Buonaiuti, al contrario dei cattolici di oggi a suo dire). Ma di che libertà parla Luigino Bruni?
Non quella cattolica, non la libertà che produce lo spirito di Dio nelle anime santificate dalla sua grazia.
Probabilmente quella libertà di spirito di Buonaiuti che fu oggetto di un convegno del Grande Oriente di Italia che si tenne il 23 maggio 2013 a Napoli nella sede Massonica di Galleria Umberto I.
Bruni si riferisce certamente a questa libertà di spirito di ben diversa origine.
A questo punto l'autore dell'elogio al modernismo fa una breve pausa per pubblicizzare due testi degni di essere inseriti all'Indice, se ancora esistesse, perché come disse san Pio X riguardo i modernisti: "Si aggiunga di più, e ciò è acconcissimo a confonder le menti, il menar che essi fanno una vita operosissima, un'assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi".
E prosegue...
Esalta il povero sacerdote e attacca la "Chiesa Cattolica del suo tempo", la Preconciliare per intenderci e il Santo Uffizio, colpevole, per Luigino Bruni, di avere condannato gli errori di Buonaiuti, uomo di fede, speranza e agape. Quale fede, quale speranza, quale caritas !?!
A questo punto, spinto da una misericordia più grande, diremmo di recente memoria, condanna in modo esplicito i provvedimenti disciplinari dei papi da Pio IX a Pio XII augurandosi che, trovandoci nell'anno giubilare avvenga:
Ritorna il senso di colpevolezza tipico del sentimento modernista che è intriso profondamente di uno spirito ateo, e si colpevolizza la Chiesa Cattolica del suo passato di gloria, di fede, di pietà, guardando con nostalgia alla Chiesa primitiva, lanciandosi nella affannosa costruzione di quella del futuro.
Quella modernista è l'irrequietezza di spirito di chi ha malauguratamente e forse inconsapevolmente smarrito la vera fede e cerca un appiglio ovunque, nel cristianesimo primitivo o in quello fluido e ultra progressista del futuro, perché nel modernismo che è una virtù infusa, non da Dio certamente, della vera fede ne rimane un'impronta sbiadita, i cocci di un vaso in frantumi, e allora si fa pressante la necessità di rimediare i supposti errori inesistenti della "Chiesa del passato" compiendone altri veri e propri per mezzo "di questa Chiesa del futuro". Ma vi è Una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, Occupata.
Prosegue l'attacco contro simboli, istituzioni e strumenti disciplinari, Triregno, Santa Inquisizione e Sant'Uffizio, Sillabo Anatemi e sedia gestatoria, scomunica ai comunisti.
Bruni stesso evidenzia la mancanza di continuità tra la Chiesa di inizio Novecento e il post Vaticano II e l'influenza di personaggi come Buonaiuti nel Concilio, confessioni non nuove alle orecchie di un cattolico tradizionale, tuttavia repetita iuvant…
6.Questa era la chiesa di inizio Novecento, che, grazie allo Spirito che non l’abbandona, è cambiata.
Ha conosciuto un Concilio, preparato anche dal dolore e dalla morte di Buonaiuti, ha poi conosciuto papi diversi, fino a Francesco, fino a Leone XIV.
Dopo il Vaticano II, la scomunica è, nella sostanza, tramontata (perché finora ha governato il modernismo) insieme alla Christianitas (tramontata a causa del modernismo), alla Chiesa della Controriforma, alla Chiesa del potere e dei vescovi prìncipi, che legava e scioglieva in ogni luogo, nei fori esterni e in quelli interni. La Chiesa oggi è già altro da molto tempo.
Abbandono il grassetto e il lungo articolo di Bruni che prosegue imperterrito riesumando cadaveri e condannando santi.
Prego lo Spirito Santo perché gli faccia conoscere gli errori che ha vomitato su carta e abbia misericordia di lui donandogli la vera fede e mi rivolgo invece a coloro che della fede sono custodi in terra di Italia:
Amati vescovi italiani, tutti e nessuno escluso, che oltre ad essere responsabili del quotidiano Avvenire siete incaricati di custodire e trasmettere il deposito della fede, perché permettete la pubblicazione di questo articolo?
Condividete voi le posizioni di Bruni che scrive sul vostro giornale?
Compirete voi o vi augurate che qualcuno compirà in seguito ciò che Bruni auspica?
Dovremmo forse riabilitare il modernismo e i modernisti?
Fu l'ennesimo errore della Chiesa di cui dovremmo chiedere perdono?
Questa è la vostra dottrina, la vostra fede?
Avete il dovere di dire ai vostri fedeli cosa realmente pensate a riguardo, essi hanno il diritto di conoscere senza alcun dubbio quali princípi ispirano la vostra fede, chi stanno realmente seguendo, in che direzione, perché ciò che importa non è camminare ma dove si va, all'Inferno o in Paradiso.
Non si può tacere davanti ad una simile esaltazione del Modernismo sul giornale della conferenza episcopale italiana. Chi di voi tace e non si dissocia, di fatto acconsente.
Abbiate il coraggio di dire ciò che pensate a riguardo.
Bruni ha ragione secondo voi?
Secondo la Chiesa Cattolica certamente No ma secondo voi?
Voi credete come Bruni?
Uno per uno siete chiamati a rispondere, per amore di Dio, di Gesù Cristo, della Chiesa Cattolica, delle anime dei fedeli.
Il silenzio davanti ad affermazioni simili e accettazione e proclamazione dell'errore, è un delitto contro la fede.
Quiasihitacuerint,lapidesclamabunt.
nt.