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mercoledì 17 giugno 2026

SAN PIO X E IL MODERNISMO: IL NEMICO INTERNO DELLA CHIESA - ANNO XLII - 13 lUGLIO - 14 AGOSTO 2016



Anno XLII - 13 luglio - 14 Agosto 2016
Articolo pubblicato per il sito Unavox


San Pio X: Motu Proprio
Sacrorum Antistitum
(1 settembre 1910)


La storia della Chiesa ci insegna che non pochi vescovi, durante il pontificato di papa Sarto, hanno ingenuamente  sottovalutato la gravità del pericolo modernista e ne hanno permesso la sopravvivenza. Esso, così, ha continuato a serpeggiare segretamente; poi cautamente è rinato pian piano sotto forma di nouvelle théologie o neomodernismo negli anni Trenta/Quaranta ed è stato condannato energicamente nel 1950 da Pio XII (Enciclica Humani generis); ma, dopo la morte di papa Pacelli, “il modernismo redivivo” ha sfondato senza remore ogni argine con “l’aggiornamento” di Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II. Infine ha raggiunto, in maniera ostentata, il vertice dell’ultra modernismo con Francesco I, con il quale ci si trova praticamente già nello spirito del “Vaticano III”, auspicato da Rahner, Küng e  Schillebeeckx, secondo i quali il Vaticano II si sarebbe fermato a metà strada nella “rivoluzione” della Chiesa.

Nel Motu proprio “Sacrorum Antistitum” San Pio X mette in luce la malizia dei modernisti da lui qualificati “una perniciosissima [‘dannosissima’, N. Zingarelli] genìa [‘accolta di gente malvagia’, N. Zingarelli] di uomini”, che, nonostante siano stati smascherati nel 1907 con l’Enciclica Pascendi dalle sembianze di una presunta scienza ecclesiastica moderna, sono rimasti nella Chiesa per sovvertirla dall’interno sin dalle sue fondamenta, e perciò Pio X si augura che “nessun vescovo ignori che [...] non hanno abbandonato i loro propositi di turbare la pace della Chiesa” (1). 

Papa Sarto sottolinea che essi sono “avversari tanto più temibili in quanto più vicini” (2) ribadendo ancora una volta il pericolo tipico del modernismo: il voler restare dentro la Chiesa per corroderne la sostanza lasciando solo l’apparenza così come un tarlo rode il mobile nel quale si annida. 

venerdì 12 giugno 2026

IL CULTO DELL'UOMO È IL VERO "PROBLEMA DELL'ORA PRESENTE - ANNO LII - 15 MAGGIO 2026



ANNO LII - 15 MAGGIO 2026


Con la teologia del Vaticano II (Dignitatis humanae personae) si esalta, come principio assoluto e intangibile, la dignità della persona umana, ai cui diritti si sottomettono la verità e il bene.

Questa concezione inaugura la religione antropocentrica dell'uomo, il culto della falsa libertà e non della verità[1]; e fa dimenticare l’austerità cristiana e la beatitudine celeste[2].

Nella Morale e nei costumi, il medesimo principio dimentica l'ascetica cristiana, dal momento che l'uomo deve cercare la sua pienezza sulla terra[3]. La religione dell'uomo antepone il piacere al dovere, giustificando, a questo titolo, i metodi anticoncezionali come i “matrimoni” dei divorziati risposati o delle persone dello stesso sesso.

Nella vita pubblica, la religione dell'uomo non comprende la gerarchia e propugna l’ugualitarismo proprio dell'ideologia marxista, che è contrario all'insegnamento naturale e rivelato, il quale attesta l'esistenza di un ordine sociale richiesto dalla natura stessa.

Nella vita religiosa, lo stesso principio preconizza un ecumenismo che, a beneficio dell'uomo, metta d'accordo tutte le religioni[4]; preconizza una Chiesa trasformata in istituto di assistenza sociale. Da ciò, la preoccupazione eccessiva per la promozione sociale, come se la Chiesa fosse soltanto un più esteso organismo di assistenza sociale. Da ciò, e allo stesso modo, la secolarizzazione del clero, il cui celibato viene considerato qualcosa di assurdo, così come si considera strano il genere di vita del sacerdote e l’abito talare, intimamente legato al suo carattere di persona consacrata, in modo esclusivo, al servizio dell'altare.

Nella liturgia, si riduce il sacerdote a semplice rappresentante del popolo o “presidente dell’assemblea”[5]. Evidentemente il rilassamento morale e la dissoluzione liturgica non possono coesistere con l’immutabilità del dogma.

domenica 7 giugno 2026

DALL'ERMENEUTICA DELLA ROTTURA ALLA SINODALITÀ: L'ATTUALITÀ DELLA DIAGNOSI DI ROMANO AMERIO




Dall'Ermeneutica della Rottura alla Sinodalità:
L'Attualità della Diagnosi di Romano Amerio

Il presente commento prende spunto da una relazione tenuta da Romano Amerio in occasione del Convegno Teologico di sì sì no no, successivamente pubblicata sulle pagine dell'omonimo periodico (Anno XXII, n. 7, 30 aprile 1996) con il titolo La dislocazione della funzione magisteriale nella teologia dopo il Concilio Vaticano II. A distanza di trent'anni, la riflessione di Amerio conserva una sorprendente attualità e offre una chiave interpretativa particolarmente significativa per comprendere alcune delle principali dinamiche ecclesiali sviluppatesi nel periodo successivo al Concilio e, in modo speciale, negli ultimi pontificati.
La lettura del saggio di Romano Amerio, pubblicato nel 1996, suscita oggi un'impressione singolare. A quasi trent'anni di distanza, molte delle sue osservazioni sembrano aver acquisito una rilevanza ancora maggiore alla luce degli sviluppi più recenti della vita della Chiesa.
Amerio sosteneva che la crisi ecclesiale non consistesse principalmente nella negazione esplicita dei dogmi, bensì nel trasferimento pratico dell'autorità dottrinale dal Magistero all'opinione teologica dominante. La verità rivelata avrebbe progressivamente cessato di essere presentata come un deposito ricevuto e trasmesso, per diventare materia di continua rielaborazione secondo le esigenze pastorali, culturali e storiche di ogni epoca.

mercoledì 3 giugno 2026

LA DISLOCAZIONE DELLA FUNZIONE MAGISTERIALE NELLA TEOLOGIA DOPO IL CONCILIO VATICANO II, ROMANO AMERIO


LA DISLOCAZIONE DELLA FUNZIONE MAGISTERIALE NELLA TEOLOGIA DOPO IL CONCILIO VATICANO II

ANNO XXII - N.7 - 30 APPRILE 1996
Convegno Teologico di sì sì no no
Romano Amerio

Ruunt saecula, stat veritas.
Immo, stante veritate,
stat homo, stat mundus.
Circumversamur undique, et deversamur; 
sed veritas nos erigit.
Amice, siste fugam, pone te in centro,
ubi nullus motus,
sed vita, immo: vita vivificans.

Scorrono i secoli, ma la verità sta.
Anzi, se sta immobile la verità,
immobile sta anche l'uomo, sta anche il mondo.
Siamo circondati da ogni parte, e deviati,
ma la verità ci tiene ritti.
Amico, ferma la fuga, collocati al centro,
dove non c'è movimento,
ma vita, anzi, vita vivificante.

Dovendo dare un contributo al Convegno Teologico di sì sì no no, vorrei sviluppare questo principio: la crisi della Chiesa cattolica è una crisi di dislocazione dell'autorità magisteriale che, dall'autorità del Magistero universale, passa all'autorità dei teologi. Dislocazione che fu subito avvertita perché, negli anni appena a ridosso del Concilio, ci fu una viva reazione. Ma la gran massa dei teologi, in questi sei ultimi lustri, è riuscita a realizzare la rivendicazione che essi allora si proponevano di compiere: che, cioè, i teologi stessi fossero riconosciuti come partecipi dell’officio didattico della Chiesa; io ho tra le mie carte molti ritagli, molte prove, che la cosa era sentita come un pericolo.

Il concilio — bisogna dirlo — su questo punto affermò la dottrina perenne della Chiesa. Ma il pericolo si è pronunziato subito dopo. Qui non bisogna infatti dimenticare il gran principio metodico dei neoterici, Vescovi e periti conciliari: costoro indussero surrettiziamente nei testi proposti al Vaticano II delle espressioni anfibule, che essi stessi si riservavano, a pubblicazione dei testi avvenuta, di interpretare in senso novatore. Questa è stata la strategia perpetrata, e perpetrata esplicitamente, dai modernisti. C'è, a questo proposito, una dichiarazione importantissima — riferita anche in Iota Unum — del gesuita olandese Edward Schillebeeckx, che suona espressamente: «Noi — le idee che ci premono — le esprimiamo in una maniera diplomatica, ma dopo il Concilio tireremo le conclusioni implicite». Quindi, come dire: — Usiamo uno stile diplomatico, cioè, secondo la forza della parola, «doppio», in cui la lettera viene formata in vista dell’ermeneutica, illuminando o annerendo le idee che ci premono o che non ci convengono. Si formarono così dei documenti conciliari che, supponendo una successiva ermeneutica lassista e svigorente, andavano ad appoggiare le sentenze neoteriche. Senza contare che lo scandalo principale e radicale, da attribuire a Giovanni XXIII, fu dovuto al fatto che egli acconsentì che gli osservatori protestanti al Concilio non soltanto assistessero ai lavori delle commissioni, ma vi cooperassero in guisa tale che alcuni testi del Concilio sono non solo una elaborazione di teologi, e non di vescovi, ma di teologi protestanti.

domenica 24 maggio 2026

MODERNISMO E OCCULTISMO - ANNO XXXV - IUGLIO 2009



ANNO XXXV - N. 13 - IUGLIO 2009

Modernismo e occultismo

Il padre Gioachino Ambrosini s. j., nel 1907, anno in cui vennero promulgati da san Pio X il Decreto Lamentabili (luglio) e l’ enciclica Pascendi (settembre) contro il modernismo, dette alle stampe un interessantissimo libro, intitolato Occultismo e Modernismo (Bologna, Tipografia Arcivescovile). In esso, il dotto gesuita si propone di «svelare le origini occulte» del modernismo e «certe occulte attinenze dell’odierno movimento quale viene espresso nel Santo del Fogazzaro» (p. I). Infatti le origini gnostiche, le attinenze, i collegamenti, le relazioni o i rapporti allora attuali dell’esoterismo – specialmente della Teosofia – col modernismo erano individuati dall’ Ambrosini specialmente nel romanzo Il Santo di Antonio Fogazzaro[1].

San Pio X aveva condannato la filosofia, la teologia, l’esegesi, l’ apologetica e la spiritualità modernistiche; il padre gesuita scorgeva alla fonte di tali errori una dottrina segreta o occultistica e, dopo aver studiato l’occultismo più in voga nei primi anni del Novecento, vi scorgeva delle attinenze, connessioni, nessi o legami col modernismo. Nel suo libro (circa 360 pagine) egli dimostra sia le origini esoteriche del “collettore di tutte le eresie” sia i rapporti del modernismo con l’ occultismo.

martedì 19 maggio 2026

LETTERE DEI LETTORI:II DOVERE DI DISOBBEDIRE AGLI UOMINI PER OBBEDIRE A DIO (LEONE XIII)


ANNO XXIX - 15 GIUGNO 2003

Lettere dei lettori
Se desideri inviare la tua lettera 
alla redazione di SìSì NoNo, 
scrivi a: Redazione Sìsìnono


II DOVERE DI DISOBBEDIRE
AGLI UOMINI
PER OBBEDIRE A DIO 
(Leone XIII)

 

Un lettore ci scrive: 

Gentile Direttore,

mi riferisco al n.4 di sì sì no no del 28 febbraio 2003, e più precisamente all'argomento di apertura: "Autorità e Verità. La notte a... mezzogiorno?", per confidarLe il mio conforto e la mia soddisfazione. Infatti, in tema di autorità del Papa, che non è assoluta, bensì limitata dal diritto di-vino, e quindi dell'obbedienza che non sempre gli è dovuta, le argomentazioni che tanto efficacemente Lei ha sostenuto mi hanno dato conferma, ancora una volta, di quanto sia giusta e motivata la scelta di appartenere alla Chiesa di sempre, ovvero alla Chiesa della Tradizione Apostolica.

Le Sue dimostrazioni e le Sue prove, volte alla confutazione dei neomodernisti e conciliaristi, oggi imperversanti, appartengono a quella categoria della morale e della dottrina che a noi, teologicamente e dottrinalmente poveri e disarmati, dona certezza e speranza per l'avvenire della Chiesa e altresi per la salvezza delle nostre anime. 

giovedì 14 maggio 2026

LETTERA DEI LETTORI: L''ESTREMO CENTRO" O L'ILUSIONE DELLA COMMUNIO

 


L’“estremo centro” o l’illusione della Communio

Recentemente ho letto qui, nel blog Amici e Lettori di SìSì NoNo, l’articolo Quelli che pensano di aver vinto: 2. Vera e falsa restaurazione, dove, alla fine, si può leggere quanto scritto da Hirpinus:

I neomodernisti fedeli alla «linea» del de Lubac e del von Balthasar si atteggiano oggi a «moderati» e persino a «restauratori», ma non intendono affatto ripudiare la «nuova teologia», della quale — lo vogliano o no — è figlia la crisi che paralizza ai giorni nostri la vita della Chiesa. “La nostra linea — diceva "sicuro" il padre Henrici S. J. a 30 Giorni (dicembre 1991) — è quella di estremo centro. Né eccessiva attenzione [sic!] al Magistero né contestazione. Né destra, né sinistra. Attaccamento alla tradizione […] nella linea della théologie nouvelle di Lione […]”.

Il passo non è semplicemente descrittivo; è programmatico. Il cosiddetto “estremo centro” non pretende di equilibrare le posizioni, ma di sostituirle. In termini classici, ciò significa, in altre parole, né ortodossia né eresia, ma eterodossia come principio.

Questo principio non resta confinato a un gruppo. Si manifesta anche in figure centrali, soprattutto in Joseph Ratzinger, che fu Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e poi eletto Papa Benedetto XVI.

lunedì 11 maggio 2026

LETTERE DEI LETTORI: AUTORITÀ E VERITÀ - LA NOTTE A... MEZZOGIORNO?

 



ANNO XXIX - 28 FEBBRAIO 2003

Lettere dei lettori
Se desideri inviare la tua lettera 
alla redazione di SìSì NoNo, 
scrivi a: Redazione Sìsìnono


AUTORITÀ E VERITÀ
 LA NOTTE A... MEZZOGIORNO?

 
Un lettore ci scrive:

 «Carissimo Direttore,

ho il desiderio di scriverLe ancora per darle conferma di quanto ritengo giusta e ben motivata la scelta, fatta a suo tempo, di appartenere alla Chiesa di sempre, quella della Tradizione Apostolica, nella gioia e nella Luce riemersa da sotto il moggio (v. Ritorno a casa di un'anima ingannata 30 settembre u. s. p. 7 n.d.r.].

Desidero anche dirle, carissimo Direttore, delle esperienze che vado realizzando da quando riferisco del mio ritorno alla Chiesa bimillenaria, lasciando quella decennale del concilio Vaticano II. Legga, La prego, alcune affermazioni ascoltate durante amichevoli colloqui. 

Dei sacerdoti mi hanno detto di preferire l'errore col proprio Vescovo che la ragione da soli. Altri dubitano che lo Spirito Santo fosse assente o distratto durante il concilio stesso; quindi, va bene quanto deciso. Qualche laico afferma che, se anche sbagliasse, il Papa è pur sempre il capo e responsabile della Chiesa e va seguito; si deve fare comunione.

Come dicevo, sono state conversazioni amichevoli con cristiani che conosco da anni e con i quali ho pensato di non "infierire", ricordando un vecchio proverbio persiano che recita cosi: "Se il Re a mezzogiorno ti dice che è notte, contempla le stelle". Si potrebbe considerarlo, più che un proverbio, l'annuncio di una nuova, ulteriore dottrina religiosa: quella del conformismo di chi vuol essere ligio a quanto afferma il re. O meglio ancora: del "confusianesimo di chi si è confuso e tende a confondere gli altri.

martedì 16 settembre 2025

LA TEOLOGIA DEL VATICANO II PROVIENE DALL'ANTROPOLOGIA E PORTA AL LUCIFERISMO - 15 SETTEMBRE - ANNO LI

 



ANNO LI - 15 SETTEMBRE 2025

La Teologia del Vaticano II proviene dall’antropolatria e porta al luciferismo

Prologo

Parafrasando padre Cornelio Fabro, affronto la questione della “svolta antropologica[1] del Concilio Vaticano II per cercare di capire da dove esso sia venuto e dove potrebbe portarci qualora lo seguissimo.

 O Dio o L’Io

Paolo VI nell’Omelia della nona sessione del Concilio (7 dicembre 1965) ha detto: “La religione di Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Poteva essere, ma non è avvenuto. […]. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. […]. Anche noi, noi più di tutti siamo i cultori dell’uomo!” (Enchiridion Vaticanum, Documenti. Il Concilio Vaticano II, EDB, Bologna, IX ed., 1971, pp. 282-283).

Quanto stride questa frase, oggettivamente blasfema, di Montini “cultore dell’uomo” e, addirittura, della “religione dell’uomo che si fa Dio”:

1°) con l’Incarnazione del Verbo, che “si è annichilato sino a prendere forma di uomo” (Fil., II, 3-7);

2°) con quanto di essa scrive S. Agostino: “Il Verbo da Dio si fece uomo, affinché l’uomo non osasse farsi simile a Dio” (Discorsi, LXXVII, 11-12);

3°) con quanto detto da Pio XII nel Radiomessaggio natalizio del 24 dicembre 1952: “Il Satanismo più profondo e capillare è l’apoteosi dell’uomo”; infine,

4°) con quanto scritto nel 1903 da San Pio X, nella Enciclica E supremi apostolatus cathedra,  in cui identificava il “culto dell’uomo” con “l’essenza del Regno dell’Anticristo”.

mercoledì 16 luglio 2025

LA NOSTRA È L'ORA DEL POTERE DELLE TENEBRE (LC., XXII, 52) - 13 IUGLIO 2025 - ANNO LI

 

ANNO LI - 13 IUGLIO 2025




Prima Parte. Ai tempi Di Gesù Il Vangelo secondo san Luca

Nel Vangelo di san Luca leggiamo che Gesù dice: “Questa è l’ora vostra e l’ora del potere delle tenebre” (XXII, 53). Il medesimo san Luca, al versetto precedente premette che Gesù era stato appena catturato da “i Prìncipi dei Sacerdoti[1], i Capi delle Guardie del Tempio[2] e gli Anziani[3]” (Lc., XXII, 52) per essere condotto davanti al “Sommo Sacerdote[4] e al Sinedrio[5]” (Lc., XXII, 54-71).

Inoltre Gesù, tramite la congiunzione “et / e” unisce “l’ora vostra” con “l’ora del potere delle tenebre” (Lc., XXII, 53), ossia l’ora di Satana.

Adesso, alla luce di quanto scritto dal medesimo Evangelista san Luca nel versetto 52;  l’ora di Satana è chiaramente quella di coloro che sono andati ad arrestare Gesù, ossia: “I Prìncipi dei Sacerdotii Capitani delle Guardie del Tempio e gli Anziani” (Lc., XXII, 52), che debbono condurre Gesù, dopo averlo arrestato, davanti al “Sommo Sacerdote e al Sinedrio” (Lc., XXII, 52-54). In breve è la “Cupola” dell’establishment giudaico/talmudico - quella che san Giovanni nell’Apocalisse (II, 9; III, 9) chiama la “Sinagoga di Satana”, ossia la “contro-Chiesa”[6] - che si mosse come una “piovra” contro Gesù al Getsemani il Giovedì Santo di 2000 anni fa e si muove, ancor oggi, contro la Chiesa di Cristo e i Cristiani.

Si pensi all’operazione condotta dall’Entità sionista prima contro la Palestina (ottobre 2024), poi contro il Libano (novembre 2024), infine contro la Siria (dicembre 2024) per poter arrivare all’Iran e forse alla Russia e quindi al mondo intero.

lunedì 16 giugno 2025

NOI RIMARREMO CATTOLICI - 15 GIUGNO - ANNO LI




ANNO LI - 15 GIUGNO 2025



Domenica 8 giugno, domenica di Pentecoste, il quotidiano della conferenza episcopale italiana Avvenire, nella sezione dedicata alla cultura "Agorà", pubblica l'articolo di Luigino Bruni intitolato: 

"La buona battaglia di Ernesto Buonaiuti".

Già il 2 settembre del 2022 Luigino Bruni incensava, nel medesimo giornale, la storica memoria del defunto Buonaiuti, principale esponente del modernismo in Italia (morto scomunicato), al pari di Loisy e Tyrell.

È evidente che in nessuno dei due casi lo Spirito Santo abbia ispirato l'autore dell'articolo né coloro che ne hanno permesso la pubblicazione, perché lo Spirito Santo non è uno spirito di menzogna ma è Spirito di Verità, non è uno spirito di tenebra, ma è Spirito di Luce, non ispira l'apostasia ma la fede, quella cattolica.

Blasfemo è l'accostamento che Luigino Bruni fa tra Bonaiuti e l'apostolo Paolo, quando nel titolare il suo articolo si lascia ispirare dalla seconda lettera a Timoteo, capitolo quattro versetto sette: 

"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede", tutte parole che non si addicono al defunto ma si addicono all'Apostolo.


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