
ANNO XIV - AGOSTO 1988
AMICUS PLATO SED MAGIS AMICA VERITAS
Il Novus Ordo minaccia per la fede
Gesù fondò la Chiesa, affinché essa trasmettesse integro, fedelmente, fino alla fine del mondo il sacro deposito che le affidava. Cuore della Tradizione e sigillo dell'unità ecclesiale è la Santissima Eucarestia, celebrata nella Santa Messa, quale rinnovamento sacramentale dell'unico e irrepetibile Sacrificio redentivo; Messa celebrata da Sacerdote dotato di Ordine Sacro, che agisce «in persona Christi», e, grazie alle formule consacratorie, transustanzia il pane e il vino nel Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Nostro Signore Gesù Cristo, reso in tal modo presente realmente come Sacerdote e Vittima nell'atto sacrificale consumato sulla Croce e dalla morte sigillato in eterno.
Tale sigillo venne infranto dai Protestanti. Essi negano alla Messa il carattere sacrificale; all'azione transustanziante sostituiscono il racconto di un fatto che fu, il racconto dell'Ultima Cena; dopo del quale escludono la presenza reale del Verbo Incarnato, dichiarando di attendere «la Sua venuta». Al Sacerdote «agens in persona Christi» sostituiscono un presidente dell'assemblea, agente come rappresentante della medesima.
La nuova Messa di Paolo VI, pur non negando esplicitamente i tre caratteri essenziali della Messa Cattolica sopra ricordati, tuttavia non ve li fa apparire, con grave pericolo per la Fede, che non più espressa dalla Liturgia, fatalmente si spegne: come si prega, così si crede; legge ben nota agli eresiarchi, che inocularono i loro errori nei fedeli indifesi, grazie ad una liturgia adulterata: da Ario a Lutero, fino ai fautori del modernismo, definito da San Pio X «silloge di tutte le eresie», e che meno classicamente, ma più realisticamente, avrebbe preferito dire «cloaca» di tutte le eresie, allora mimetizzata ed insidiosa, ora spavaldamente straripante.
Non ius sed iniuria
I poteri dei Sommi Pontefici si coestendono ai loro doveri, primo fra tutti quello di tutelare l'integrità cattolica della Santissima Eucarestia. San Pio V adempì con cuore adorante tale dovere, liberando la Messa Tradizionale da quelle particolarità secondarie e meno appropriate che vi si erano introdotte or qua, or là, lungo i secoli; il che appare luminosamente dal Messale da lui canonizzato con canonizzazione irreversibile. Se avesse preteso di sostituirvi un «Novus Ordo Missae», le sue disposizioni, per quanto solennemente imposte, sarebbero state «non ius, sed iniuria», illecite, destituite di qualsivoglia efficacia vincolante.
Oggi la celebrazione della Messa Tradizionale è concessa per indulto. Indulto è deroga singola ed occasionale di legge universale. Concedendo tale indulto, implicitamente si conferma che la Messa Tradizionale è universalmente proibita, e che è universalmente obbligatoria la nuova Messa, benché concertata con sei dei più rappresentativi esponenti del Protestantesimo, e pericolosa per la Fede. Legge è ordinamento di ragione, per il bene comune, promulgato da colui cui compete la cura della comunità. Ordinamento al bene comune! Una disposizione pericolosa per la Fede potrà mai essere «ad bonum commune»? Perciò la pretesa legge che proibirebbe la Messa Tradizionale, vincolandola ad un indulto, e che obbligherebbe a celebrare la nuova Messa, «non est lex, sed iniuria».
Non delitto, ma merito grandissimo
Per arginare il Modernismo postconciliare, e particolarmente con il fine sacrosanto di assicurare la sussistenza del Santo Sacrificio della Messa, si costituì la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Tale istituzione provvidenziale, canonicamente eretta e successivamente encomiata, per continuare la propria attività ha bisogno di Sacerdoti, e perciò anche di Vescovi che conferiscano l'Ordine Sacro. Per procedere all'ordinazione sacerdotale e alla consacrazione episcopale, si richiede un mandato canonico, che non è all'arbitrio di questo o di quello, e lo si può negare solo a richiedente inetto o reo di grave delitto. Se c'è attitudine e non c'è delitto, la negazione del mandato è iniqua, e il richiedente inesaudito può procedere presumendolo di pieno diritto.
Al Fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, prima venne negato il mandato di procedere al conferimento dell'Ordine Sacro, e poi gli venne negato il mandato di procedere alla consacrazione di un qualche Vescovo come suo successore. Per quale grave delitto? Per il delitto di non accogliere i decreti del Concilio Vaticano Secondo? Veramente egli dichiarò a voce e per iscritto di accogliere tali decreti, purché interpretati al lume della Tradizione, proprio come ha dichiarato di voler fare anche Giovanni Paolo II, poiché nei documenti conciliari ci sono delle espressioni ancipiti, per l'interpretazione delle quali al lume della Tradizione, vale a dire in modo concordante con la dottrina dei Concili dogmatici precedenti, e del magistero dei Pontefici precedenti, già Paolo VI costituiva ben cinque Commissioni speciali.
Ciò che Monsignor Lefebvre rifiuta è il Modernismo giunto a tal grado di strapotere da imporre in nome del Concilio addirittura il contrario di quanto il Concilio stesso volle stabilire: come nel caso della Messa Tradizionale, che i Modernisti dichiarano proibita dal Concilio, là dove il Concilio, interpretato al lume della Tradizione, volle tutelarla. Vedasi l'articolo quarto della Costituzione Liturgica Conciliare Sacrosanctum Concilium. A Monsignor Lefebvre venne rifiutato il mandato canonico non per il delitto di essere contro il Concilio; ma per il merito di essere insorto fieramente contro le interpretazioni moderniste del medesimo. Ora le censure canoniche, dalla sospensione «a divinis» alla scomunica, presuppongono nel censurato delitto oggettivamente grave. Nel nostro caso non c'è delitto, ma merito oggettivamente grande, grandissimo. Perciò ogni censura comminata a Monsignor Lefebvre è del tutto radicalmente nulla a tutti gli effetti.
Dove non c'è colpa non c'è pena
Tuttavia, si dirà, Monsignor Lefebvre è scomunicato, perché è scismatico; ed è scismatico, perché si è messo al posto del Papa, alla testa di una gerarchia parallela, consacrando alcuni Vescovi senza il mandato romano.
Il Sommo Pontefice è tenuto a tutelare e a incrementare la Fede. Tale tutela e incremento è in funzione innanzi tutto dello zelo dei Vescovi. Aumentare il numero dei Vescovi zelanti rientra tra i principali doveri del Santo Padre. Nel Concordato stipulato tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, venne riconosciuta a Monsignor Lefebvre la facoltà di consacrare un qualche Vescovo, come suo successore: atto ormai grandemente urgente, stante l'età avanzata di Monsignor Lefebvre. Nella determinazione delle clausole del Concordato risultò che la Fraternità sarebbe stata alla discrezione di una Commissione nella quale avrebbero facilmente prevalso dei Modernisti: proprio coloro che la vogliono estinta! Procrastinando le procedure burocratiche, non mancava chi faceva conto in tal modo di vedere Monsignor Lefebvre sgombrare la scena di questo mondo senza un successore Vescovo, e di vedere in tal modo la Fraternità condannata a più o meno celere, ma inesorabile estinzione; e con essa anche i più validi difensori del Santo Sacrificio della Messa integralmente cattolica, minacciata dalle liturgie talora addirittura sacrileghe, proliferate dal «Novus Ordo Missae» abbandonato alla «creatività» del «presidente». Perciò nel procedere alla consacrazione episcopale di quattro suoi sacerdoti, Monsignor Lefebvre ha esercitato il diritto di compiere un dovere grave e urgente; ha agito innocentemente e meritoriamente; e dove non c'è colpa «et quidem gravis», non c'è luogo a censura di sorta.
E neppure scisma
E lo scisma? I capi delle Chiese Orientali insieme ai quali talora il Papa benedice le folle, sono al vertice di altrettante gerarchie parallele; poiché non riconoscono nel Papa il Vescovo dei Vescovi: lo considerano semplicemente un loro pari. Viceversa Monsignor Lefebvre e i suoi riconoscono in Giovanni Paolo II il Vicario del Signore e somma autorità ecclesiastica, infallibile «ex cathedra docens», e nel Canone di ogni Messa pregano per Lui, nonostante che a Lui dall'incomprensione della Curia Romana siano stati costretti con profondissima pena a resistere: analogamente a Paolo che ad Antiochia, pur resistendo a Pietro, poiché la condotta di Pietro, non garantita in quel caso dal carisma dell'infallibilità, era riprovevole, continuava tuttavia a riconoscerlo come suo Papa, e con il quale ben presto sarebbe rifiorita la più perfetta concordia: «quod etiam nunc est in fervidissimis votis»: il che anche da mons. Lefebvre e dai suoi seguaci è fervidissimamente desiderato.
Conclusione: Monsignor Lefebvre, i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X e quanti la sostengono, non sono assolutamente né scomunicati, né scismatici. Già Atanasio, campione contro l'eresia ariana, che aveva contagiato la grande maggioranza dei Vescovi e quindi anche dei fedeli, venne sconfessato da Papa Liberio, e poi deposto dalla sua sede: ed ora lo veneriamo Santo, e Padre e Dottore insigne della Chiesa Cattolica.
Virgo Potens, quae omnes haereses interemisti in universo mundo, contere Modernismum!
Ut Domnum Apostolicum et omnes ecclesiasticos ordines in sancta religione conservare digneris, Te rogamus, audi nos!
Ioannes