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giovedì 18 giugno 2026

LUCE DELL'APOCALISSE, CONTRO IL PROGRESSISMO RELIGIOSO, P. ROGER TH. CALMEL, O.P. - PARTE FINALE


P. Roger Thomas Calmel O.P.
Estratto dal libro teologia della storia

Contro il progressismo religioso

Ai commentatori mi limito ad aggiungere un'evocazione, d'altronde rapidissima, delle manifestazioni successive delle due Bestie, di ciò che nel corso della storia si presenta come una loro incarnazione. Spero con questo di non tradire il libro ispirato: ed ecco perché. Gli immensi affreschi coi quali l'apostolo Giovanni ci descrive il governo del mondo e la vittoria del Signore, sono in qualche modo ciclici e riepilogativi. Riprendono alcuni temi immutabili, che sviluppano e arricchiscono ogni volta, ma, nella sostanza, i temi essenziali non mutano; possono essere enumerati come segue: impero sovrano di Dio e del suo figlio Gesù glorioso su tutta la serie degli avvenimenti; evangelizzazione che nulla riesce ad arrestare; intercessione dei santi della Chiesa trionfante; ritorno instancabile delle persecuzioni ma sconfitta finale, certa, dei persecutori; vittoria degli eletti attraverso la sofferenza e la croce; intervento continuo degli angeli beati per castigare i persecutori e per sostenere e preservare i santi. Questi temi non mutano, ma ogni volta che tornano attraverso i ventidue capitoli, l'illustrazione ne diviene più evidente e lampante. Penso si possa concluderne che gli avvenimenti che compongono la trama della storia del mondo e della Chiesa presentano caratteristiche essenziali immutabili, anche se non si ripetono mai nella stessa maniera.

mercoledì 10 giugno 2026

IL "SIONISMO POLITICO-MISTICO" COME PREPARAZIONE DEL REGNO DELL'ANTICRISTO - ANNO LII - 30 APRILE 2026

 



ANNO LII -30 APPRILE 2026


Il “Sionismo politico-mistico” come preparazione del regno dell’anticristo

Il rabbino livornese Elia Benamozegh, conobbe un giovane cattolico di Lione, di nome Aimé Pallière. Costui, sotto l’influsso dell’incipiente crisi modernista, si trovava «alla ricerca di un’esperienza religiosa che non trovava più nel Cattolicesimo. Pallière mostrò l’intenzione di convertirsi all’Ebraismo ma, Benamozegh lo dissuase; il giovane francese aveva per Benamozegh un compito particolare, quasi provvidenziale, che poteva compiere solo restando Cristiano.

Pallière doveva essere il messaggero della dottrina dei Noachidi, secondo la quale gli Ebrei avevano funzione di sacerdoti del genere umano. Per rendersi conto di questa missione, Pallière non aveva bisogno di convertirsi, ma solo di “purificare” la propria religione da alcuni errori: l’Incarnazione e la Trinità …» (Raniero Fontana, Aimé Pallière. Un “cristiano” a servizio di Israele, Editrice Àncora, Milano, 2001).

venerdì 29 maggio 2026

LUCE DELL'APOCALISSE, LE DUE BESTIE, P. ROGER TH. CALMEL, O.P. - PARTE V



P. Roger Thomas Calmel O.P.
Estratto dal libro teologia della storia

Le due Bestie

Tutta la successione della storia fino alla consumazione dei secoli, sta solo a spiegare ciò che fu dato una volta per tutte, e non certo per inventare un nuovo genere di dono. La successione dei secoli è in una dipendenza che possiamo definire intrinseca nei confronti dell'incarnazione redentrice, [1] e serve a rivelarne le ricchezze, a permettere agli eletti di moltiplicarsi, a manifestare la varietà multiforme della loro partecipazione all'amore e alla croce di Gesù, a testimoniare la maternità spirituale della santa Vergine. Del fiume della storia che scorre ai piedi della Madonna, potremmo dire, citando i versi di Péguy:

E questo fiume di sabbia e questo fiume di gloria
è qui solo per baciare il vostro augusto manto.


I tempi sono compiuti; è suonata l'ora della misericordia e della insuperabile liberalità del Padre dei cieli nei confronti della specie umana: "Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma che l'ha sacrificato per tutti noi, come non sarà disposto a darci ogni altra cosa insieme con lui?" (Rom. 8,32). Senza dubbio la Parusia, il secondo avvento del Figlio dell'Uomo, deve portare un mutamento inimmaginabile. Come possiamo infatti immaginare il corpo glorificato, interamente trasparente, di un'anima tutta santa? Come possiamo immaginare quella nuova terra in cui gli uomini saranno come angeli, "poiché né gli uomini avranno moglie, né le donne marito" ? (Mt. 22,30). Ma quali possano essere le proprietà miracolose dello stato che seguirà il giudizio ultimo, non si produrranno cambiamenti essenziali. Poiché l'essenziale è la visione di Dio, fioritura plenaria della grazia santificante. E a questo culmine di felicità e di gloria abbiamo accesso attraverso il sacrificio di Cristo. Ciò che ci verrà dato dopo la Parusia, non sarà che il Cristo che ci fu dato dal presepio, dal calvario e dalla risurrezione: il Cristo che ci fu dato una volta per tutte e che farà esplodere la sua vittoria in pienezza, lasciando traboccare tutta la potenza del suo amore in ognuno dei suoi fratelli e nel corpo mistico che si sarà formato nel corso dei tempi, "in mezzo alla grande tribolazione".

L'evocazione del Drago e della Donna nel dodicesimo capitolo dell'Apocalisse si applica non solo alla Vergine madre di Dio ma anche alla santa Chiesa che imita la Vergine. Come Maria difatti è sempre circondata dalla sua intercessione, la Chiesa è santa, "senza macchia né  ruga", legata a Gesù Cristo come sua sposa, "sponsa Christi"; e generatrice di santi: "mater Ecclesia". Sul destino di questa Chiesa fatta a immagine di Maria e che, come la Madonna, è rappresentata dalla Donna, l'apostolo Giovanni ci svela dei profondi misteri. Ci dice che la Chiesa, perseguitata dal Drago, si nasconde nel deserto; la sua esistenza cioè è prima di tutto segreta, contemplativa, ritirata in Dio, infinitamente distante dalla vita secondo il mondo; in effetti, la Chiesa vive principalmente della vita teologale che la fa vivere in Dio. Nascosta così in Dio, per la carità che la raccoglie in Dio e per i poteri gerarchici che possiede in maniera inammissibile al fine di dispensare indefettibilmente la grazia, a questo doppio titolo ritirata dal mondo e come protetta in un deserto, non deve temere gli attacchi del Drago, in anticipo votati all'insuccesso, poiché la regione in cui la Chiesa ha trovato asilo, cioè la regione della vita edificata nel Signore, la difende come un deserto inaccessibile, un rifugio inespugnabile. Dalla sua fondazione, la Chiesa ha ricevuto "le due ali della grande aquila" per volare al luogo del suo rifugio; lì è al sicuro fino all'ultimo giorno,[2] assistita dallo Spirito di Gesù, nutrita, riconfortata dal suo corpo e dal suo sangue sotto le specie eucaristiche.

Che cosa fa allora il Drago? Irritato dal proprio insuccesso, recluta alleati per lanciarli contro la Chiesa. Per mezzo loro proseguirà la lotta; una lotta senza respiro che si svolge per quarantadue mesi: in altre parole, per tutta la durata dei tempi storici.

Si apposta sull'arena del mare (12,18). Vede salire dal fondo dell'abisso una Bestia enorme e mostruosa a cui comunica le sue forze e la sua grande potenza; senza indugiare oltre, la Bestia si scatena (13,1-10).

Tradotta correttamente, questa allegoria significa che il demonio si introduce nel potere politico allo scopo di volgerlo contro la Chiesa. Il primo degli imperi da lui utilizzati per l'esecuzione della sua volontà di persecuzione è l'impero romano. San Giovanni lo indica come la Bestia del mare poiché Roma, nei confronti dell'isola di Patmos, sorge sull'altra sponda del Mediterraneo; e, poiché Roma è edificata su sette colli, la Bestia del mare viene rappresentata con sette teste ("le sette teste sono le colline sulle quali è assisa" [Babilonia], 17,9).

Così il demonio si introduce nella città politica al fine di combattere con più efficacia la Chiesa e i santi. Ha incominciato servendosi di Roma, e da allora non ha mai smesso. Dopo la caduta dell'impero, quando si instaurò poco alla volta una cristianità, ossia una città relativamente sana, onesta, retta e sottomessa alla Chiesa, il demonio non fu più in grado, come prima, di servirsi delle istituzioni per porre in atto i suoi disegni; le istituzioni, bene o male, erano conformi alla giustizia e permeate di spirito cristiano. Che cosa faceva allora il demonio? Tentava di distogliere i re e gli uomini dall'ideale di giustizia cristiana che era quello della città. Tuttavia, finché la città, nell'insieme, rimaneva cristiana, non diveniva in quanto tale uno strumento dal demonio; non si identificava con la Bestia del mare. Ma da due o tre secoli a questa parte la città politica ha assunto nuovamente le caratteristiche della Bestia rifiutandosi di riconoscere Cristo e la sua Chiesa, è nuovamente persecutrice, sia apertamente che con sistemi camuffati. Tuttavia, diversa in ciò dalla Roma pagana, la città moderna non è al servizio dell'idolatria ma piuttosto dell'apostasia: un genere di apostasia che all'occasione possiede la capacità di nascondersi sotto definizioni cristiane. Di modo che la Bestia è più pericolosa ora che all'epoca di san Giovanni.

Ma la Bestia del mare non è sola; un'altra l'aiuta, ed è la Bestia della terra (13,11-18). Imperversa ai giorni nostri più che nei primi secoli, al tempo in cui san Giovanni scriveva la sua opera. Nonostante le tregue momentanee, non sarà sconfitta che alla fine del mondo. Questa Bestia della terra, secondo i più autorevoli commentatori, simboleggia i falsi dottori e le false dottrine, le gerarchie con il loro Vangelo deformato, i portavoce dell'apostasia (sia che neghino il contenuto della rivelazione, sia che, con una erudita alchimia, sapiente e ipocrita, lo alterino e lo corrompano pur mantenendo intatte talune apparenze); da due secoli sono venuti a confondere il Vangelo sia con la predicazione di una libertà utopistica e sfrenata, come nel diciannovesimo secolo, sia, come nella nostra epoca, con la predicazione di un incessante progresso e di un'evoluzione indefinita, in direzione di un ultra-umano che sempre si allontana.

È così che si presenta, secondo il dodicesimo capitolo dell'Apocalisse, l'antagonismo fra il Drago e la Donna. Quindi il demonio conduce la lotta non solo in persona, ma anche per mezzo di due ausiliari formidabili: in primo luogo le istituzioni politiche e poi i falsi profeti; da una parte le forze dell'autorità, la legge, il potere politico, dall'altra il prestigio e la seduzione dell'intelligenza, il sistema, i falsi dogmi o l'arte corrotta.              

Evidentemente, tutte queste precisazioni non sono contenute nel testo, ma si basano su di esso, gli sono conformi, come potremo facilmente convincerci con una paziente e attenta lettura dei commentatori cristiani più autorevoli.[3]



Note:

[1
] Questa dottrina viene illustrata da san Giovanni, nel capo 5 dell'Apocalisse, quando ci descrive in un grandioso affresco come i destini del genere umano siano rimessi a Gesù Cristo, immolato e glorificato; come lui solo sia in grado di aprire il libro dei sette sigilli.
[2] L'indicazione della durata del suo ritiro: un tempo, due tempi, un mezzo-tempo e un codice simbolico che indica il corso dell'intera storia.
[3] In particolare P. ALLO O.P., L'Apocalypse (Gabalda, Parigi) o il riassunto che ci da padre Lavergne O.P. (stesso titolo, stesso editore).


martedì 19 maggio 2026

LUCE DELL'APOCALISSE, LA PIENEZZA DEI TEMPI, P. ROGER TH. CALMEL, O.P. - PARTE IV


P. Roger Thomas Calmel O.P.
Estratto dal libro teologia della storia

La sovranità di Cristo nella storia

Quando san Giovanni annotava la visione del Drago e della Donna, l'ora della vittoria, invocata per millenni da innumerevoli supplici, era giunta. Il tempo annunciato per secoli, nell'oscurità della legge di natura, prefigurato per duemila anni nella penombra della legge scritta con Adamo, Mosè e i Profeti, quel tempo della pienezza dei tempi si levava finalmente sugli uomini; era portato dall'immacolata concezione della Vergine, e soprattutto dall'incarnazione del Verbo che l'immacolata concezione preparava.

Diciamo pienezza dei tempi per due ragioni: in primo luogo perché da quando il Figlio di Dio si è fatto uomo, abbiamo per sempre, in lui, la pienezza della grazia e della verità; poi, perché il suo potere plenario non cessa di manifestarsi nel guidare i fedeli, nonostante le peggiori insidie, alla pienezza della vita divina, fino al giorno in cui il demonio sarà definitivamente respinto "nello stagno di fuoco e di zolfo" e reso incapace di qualsiasi azione al di fuori. Intendiamo per pienezza dei tempi il tempo benedetto in cui Dio ci accorda in Gesù Cristo i suoi doni e la sua pienezza, mentre ha conferito a Gesù Cristo la potenza plenaria per farci partecipare ai suoi doni, liberarci dal peccato, introdurci in cielo.

venerdì 15 maggio 2026

LUCE DELL'APOCALISSE, LA DONNA E IL DRAGO, P. ROGER TH. CALMEL, O.P. - PARTE III



P. Roger Thomas Calmel O.P.
Estratto dal libro teologia della storia

La Donna e il Drago

Possiamo affrontare immediatamente il dodicesimo capitolo, nel quale vengono tracciati gli immensi affreschi che si collegano più particolarmente alla storia della Chiesa. Fin lì, dopo le meravigliose lettere ai sette vescovi dell'Asia, era piuttosto la storia del mondo ad essere inquadrata; si trattava in gran parte, anche se non esclusivamente, delle vendette divine sul mondo colpevole e della preservazione degli eletti in mezzo a tutti i flagelli, nel corso dei secoli (poiché è certo che il numero sette, attribuito ai sigilli misteriosi dei castighi divini, abbraccia la successione dei secoli nel suo insieme, fino all'ultimo giorno).

Il capitolo dodicesimo dunque, ci mostra una di fronte all'altro la Donna e il Drago. La Donna, tutta pura, rilucente di santità, rivestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo; il Drago tutto arrossato dal sangue dei martiri, orgoglioso e feroce, apparentemente invincibile, ma che accumulerà sconfitte su sconfitte. Prima sconfitta: il Bambino messo al mondo dalla Donna, cioè dalla Vergine Maria, e che il Drago si prepara a divorare, gli viene invece subito sottratto; in altre parole, il Figlio di Dio, nato da Maria, che ha sofferto la passione, è glorificato dalla risurrezione e dall'ascensione (12,4-5).

giovedì 14 maggio 2026

LUCE DELL'APOCALISSE, LA VITTORIA DELL"AGNELO E DEI SANTI, P. ROGER TH. CALMEL, O.P. - PARTE II

 


P. Roger Thomas Calmel O.P.
Estratto dal libro teologia della storia

La vittoria dell’Agnello e dei santi

Sovranità di Cristo, vittoria di Cristo prolungata nei suoi eletti per mezzo della croce; su questi due maggiori insegnamenti riporto qualcuno dei versetti più significativi.

In primo luogo sul pieno potere di Cristo: " E quando l'ebbi veduto (il Figlio dell'Uomo), io caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose sopra di me la sua destra e mi disse: non temere; io sono il Primo e l'Ultimo, il Vivente. Ho subito la morte, ma ecco, ora son vivo nei secoli dei secoli e tengo le chiavi della morte e dell'inferno " (1,17-18). Davanti all'Agnello immolato, " i quattro Viventi e i ventiquattro vegliardi... cantavano un cantico nuovo dicendo: Tu sei degno di prendere il libro [il libro di tutte le cose che dovranno avvenire] e di aprirne i sigilli, perché sei stato sgozzato e hai riacquistato a Dio, col tuo sangue, uomini da ogni tribù, e lingua e popolo e nazione... " (5,9). " E vidi subito apparire un cavallo bianco, e colui che vi stava sopra aveva un arco, e gli fu donata una corona; e partì vincitore per riportare nuove vittorie " (6,2). I dieci re " non hanno che un medesimo pensiero e la loro potestà e la loro forza la mettono a disposizione della Bestia. Essi faranno guerra all'Agnello, ma l'Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il re dei re, e con lui vinceranno i suoi, i chiamati, gli eletti, i fedeli " (17,13-14),

lunedì 11 maggio 2026

LUCE DELL'APOCALISSE, LA SOVRANITÀ DI CRISTO NELLA STORIA, P. ROGER TH. CALMEL, O.P. - PARTE I

 
P. Roger Thomas Calmel O.P.
Estratto dal libro teologia della storia

La sovranità di Cristo nella storia

Si possono trovare strane, complicate e a volte persino sconcertanti le visioni, sempre grandiose, dell'Apocalisse di san Giovanni. Non si può però accusarle di fornire un'idea millenarista o progressista della storia. In esse non si trova una sola allusione, per quanto sottile la si supponga, a una ascesa degli esseri umani verso una super-umanità, né a una trasfigurazione della Chiesa militante in una Chiesa dove non ci siano più peccatori o che cessi di essere un bersaglio agli attacchi delle due Bestie. Sotto qualsiasi forma si presenti, il mito del progresso è totalmente estraneo alle rivelazioni del veggente di Patmos; questo mito, come vedremo, viene anzi distrutto dalle sue rivelazioni. A maggior ragione, nella prospettiva dell'apostolo Giovanni, ispirato dal Signore, è impensabile l'eresia ultramoderna secondo la quale la costruzione dell'umanità attraverso la ricerca, la scienza e l'organizzazione finirebbe ben presto per identificarsi con la Chiesa di Dio.

giovedì 16 ottobre 2025

STANNO RICOSTRUENDO IL TERZO TEMPIO DI GERUSALEMME? 15 OTTOBRE - ANNO LI

 




 Soluzione finale del problema palestinese e ricostruzione del terzo Tempio

In concomitanza con la soluzione finale della questione palestinese, portata avanti - sin dal 1948 - dall’esercito israeliano e arrivata al traguardo in questi giorni nella striscia di Gaza (ottobre/dicembre 2025); i caporioni del Sionismo attuale cominciano a parlare, oramai esplicitamente, di ricostruzione del terzo Tempio di Gerusalemme e di avvento del loro “messia”, dopo aver distrutto la moschea di Omar.

Inoltre, si mostrano in foto a fianco di una giovenca rossa (venuta in Terra Santa, qualche mese fa, da un ranche statunitense d’integralisti fondamentalisti protestanti) senz’alcuna imperfezione, che secondo la lettura talmudica del Vecchio Testamento, sarebbe la conditio sine qua non per riedificare il Tempio e per offrire il sacrificio al “messia” prossimamente venturo, che secondo la teologia cattolica è l’Anticristo.  


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