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mercoledì 1 ottobre 2025

GESÙ FACEVA ARATRI - 30 SETTEMBRE 2025 - ANNO LI

 




ANNO LI - 30 IUGLIO 2025

Gesù faceva aratri

Un antico testo ebraico (Aboth, 5, 21, spiega quali erano gli obblighi di un bravo ragazzo ebreo: “A 5 anni si comincia a studiare la Bibbia; a 10 anni la Misnah (la legge orale); a 15 anni si incomincia a studiare il Talmud (letteratura rabbinica); a 18 a celebrare il matrimonio; a 20 a trovare lavoro”.

Ma Gesù non seguì studi specialistici e neppure si sposò, ma rimase celibe, perché era l’ Uomo-Dio e per dedicarsi tutto alla volontà del Padre. A Nazareth seguì il padre putativo nel mestiere di carpentiere, dedicandosi a lavori in legno, .pietra e stallo. San Giustino, vissuto tra il primo e il secondo secolo, nato a Nablus in Samaria, il primo pensatore cristiano, nella sua opera Dialogo con Trifone (88, 8; PG 6, 686) scrive  che “Gesù fabbricava opere di carpenterie, aratri e giochi” (citato da Nicola Bux, Gesù il Salvatore, Cantagalli, Siena, 2009). Mi pare di aver letto che uno dei primi scrittori cristiani (ma non so dare la citazione esatta) racconta di aver visto un aratro fatto da Gesù stesso.

Gesù faceva aratri”, lo racconta S. Giustino. Gesù, giovane artigiano a Nazareth, nel suo piccolo mondo di artigiani, alla scuola di Giuseppe, era l’Uomo-Dio, è sicuramente professionalmente competente: dieci e lode in professionalità! Quegli aratri erano fatti bene ed erano assai utili agli agricoltori che glieli avevano commissionati. Con questi attrezzi da lui fabbricati, appare davvero come un giovane uomo ben inserito nella piccola società  di Nazareth e della “Galilea delle genti”. Gesù sarà spesso additato come il “il Figlio di Maria” e “Figlio del carpentiere”. Il suo lavoro appare santificato dal suo stile di vita e dalla preghiera, ma ancor più dall’essere Lui il Figlio di Dio fatto uomo. È il lavoro santificato che ogni uomo può fare se inserito in Lui, Gesù. È il Vangelo del lavoro serio, anche aspro, offerto a Dio e in dono ai fratelli, dal valore sociale e divino. È la fatica che bagna di sudore le membra dell’Uomo-Dio, in attesa che siano bagnate dal suo sangue effuso per noi nella sua Passione. È il preludio della Redenzione operata sulla Croce. Così scriveva papa Leone XIII in una sua poesia latina diventata un inno nell’Ufficio della Santa Famiglia.

Un aratro, degli aratri, degli strumenti di lavoro fatti molto bene: pensa quanti campi di Galilea, e forse più lontano ancora, sono stati  dissodati, arati, tracciati di solchi per la semina dagli aratri di Gesù. Anche mio padre, negli anni ’50 del secolo scorso, aveva un aratro di legno che doveva essere simile a quelli di Gesù.


Ma c’è di più. Leggiamo nel profeta Isaia che opera sette secoli avanti Cristo: “Egli (…) a popoli numerosi detterà le sue leggi, così che trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci (…). Non impareranno più l’arte della guerra” (Is 2, 3-4). È il sogno, l’attesa di un tempo bello, pacifico, senza guerre, pertanto operoso e ricco. È l’utopia di ritrovare la perduta “età dell’oro”, “il regno di Saturno” (“redeunt saturnia regna”, come avrebbe detto Virgilio). In Isaia e nei Profeti, non è solo l’aspirazione dei singoli e dei profeti, ma profezia e promessa, parola di Dio che si realizza alla venuta e per opera del Messia: Il nostro Gesù!

È dunque Gesù che darà la sua legge di pace ai popoli. È Gesù che trasformerà le spade in aratri per dissodare la terra e preparare un’abbondante semina. È Gesù che cambierà le lance in falci per la mietitura di campi fecondi di messi. E con Gesù non si imparerà l’arte della guerra con il servizio militare. Il bello è che con Gesù, se lo accogliamo davvero, tutto questo si realizza davvero. Con Gesù l’utopia (ciò che non c’è in nessun luogo)  diventa “topia” (ciò che avviene in un luogo). Con Gesù la profezia di Isaia si compie e diventa concreta e visibile.

Ecco, “Gesù trasforma la spada in aratri”. È il vero “mondo nuovo”, il principio di un’epoca nuova che sarà piena in Paradiso. Pertanto gli aratri che Gesù fabbricava a Nazareth sono anche il segno di questo tempo nuovo, il tempo messianico che Gesù ha portato. Da duemila anni Egli ara questo nostro mondo con la sua azione salvifica. “Chi ha messo mano all’aratro e poi si volta indietro, non è adatto al regno di Dio” (Lc 9, 62). Gesù non si è mai voltato indietro. Gesù va avanti. Noi ci mettiamo alla sua sequela ad arare la storia fino all’eternità. Coraggio con il suo aratro… e avanti con una grande semina.

Candidus


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