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mercoledì 10 giugno 2026

IL "SIONISMO POLITICO-MISTICO" COME PREPARAZIONE DEL REGNO DELL'ANTICRISTO - ANNO LII - 30 APRILE 2026

 



ANNO LII -30 APPRILE 2026


Il “Sionismo politico-mistico” come preparazione del regno dell’anticristo

Il rabbino livornese Elia Benamozegh, conobbe un giovane cattolico di Lione, di nome Aimé Pallière. Costui, sotto l’influsso dell’incipiente crisi modernista, si trovava «alla ricerca di un’esperienza religiosa che non trovava più nel Cattolicesimo. Pallière mostrò l’intenzione di convertirsi all’Ebraismo ma, Benamozegh lo dissuase; il giovane francese aveva per Benamozegh un compito particolare, quasi provvidenziale, che poteva compiere solo restando Cristiano.

Pallière doveva essere il messaggero della dottrina dei Noachidi, secondo la quale gli Ebrei avevano funzione di sacerdoti del genere umano. Per rendersi conto di questa missione, Pallière non aveva bisogno di convertirsi, ma solo di “purificare” la propria religione da alcuni errori: l’Incarnazione e la Trinità …» (Raniero Fontana, Aimé Pallière. Un “cristiano” a servizio di Israele, Editrice Àncora, Milano, 2001).

Inoltre, Aimé Pallière vide nel Sionismo (cfr. il suo Jérusalem. Un centre pour Israel et pour l’Humanité, Parigi, 1918), la realizzazione pratica e concreta del suo ideale sentimentalistico-religioso o misticoide-cabalistico, alla scuola di Benamozegh.

Infatti, per lui Israele è un Popolo di sacerdoti, una Nazione santa; perciò, deve uscire dalla mediocrità e apatia nella quale l’hanno gettato l’assimilazione, l’emancipazione e la parificazione del 1798.

Il Sionismo come «doppio atto di fede in Dio e nel Popolo ebraico»[1] è co-essenziale alla vocazione d’Israele e al ruolo che dovrà svolgere nella storia religiosa, raccogliendo, come Sacerdote dei fedeli laici, le altre religioni monoteiste sotto di sé, una volta che esse avranno svuotato ab intrinseco il loro esclusivismo e particolarismo dogmatico[2].

«Dio non fonda nessuna Chiesa, ma un Popolo, ed è tutta una vita nazionale che deve risultare da questa elezione; è come Popolo che Israele appartiene a Dio e non come semplice confessione religiosa. […] Si poteva dunque affermare […] che il Giudaismo non era una religione […], ma un Popolo a servizio della stessa “Religione” […]. Un Popolo di cui Dio ha fatto l’oggetto di una sorta di “espropriazione per causa di pubblica utilità”».[3]     

Il Sionismo o particolarismo etnico ebraico come testa di ponte all’universalismo religioso noachide, per Pallière, avrebbe portato nel mondo «pace, giustizia e libertà, per sé e per gli altri [lo stiamo vedendo: “Annunzieranno pace e vi sarà guerra”, diceva Ezechiele dei falsi profeti di ventura, ndr]»[4].

Pallière era pure favorevole, sin dagli anni Venti, alla ricostruzione del Terzo Tempio di Gerusalemme, che non avrebbe comportato necessariamente – secondo lui – l’abbattimento della Moschea di Omar[5].

 

Conclusione

Quello che sta avvenendo nella striscia di Gaza da circa due anni è la dimostrazione pratica che le teorie che Pallière ha mutuato da Benamozegh sono le medesime del Giudaismo talmudico, del Sionismo e dello Stato d’Israele ancor oggi.

Infatti, egli sostiene che: 1°) solo la terra, il suolo e il sangue, potranno risvegliare Israele e ridargli il senso pieno della sua vocazione sacerdotale e santificatrice di tutta l’umanità noachide.

Insomma, la strage dei Palestinesi pianificata e perpetrata a Gaza è la conseguenza logica delle teorie talmudiche che Benamozegh ha insegnato a Pallière, che sono impregnate dell’Apocalittica millenaristico/messianica giudaica, la quale mette al primo posto l’etnia ebraica e al secondo posto la religiosità d’Israele.

Monsignor Antonino Romeo scrive che la materia dell’Apocalittica è ideologica, politica ed escatologica, essa tratta «della vendetta sulle Genti e della restaurazione gloriosa d’Israele. […]. Il Regno di Dio riveste generalmente l’aspetto nazionalistico-terreno: schiacciante rivincita d’Israele, colmo per sempre di prosperità e di dominio»[6].

Il regno d’Israele, che coincide con la Nazione giudaica, “sarà di questo mondo, […] e riporterà l’Eden quaggiù. In tale concezione giudaica, la persona umana conta ben poco: Israele diventa realtà assoluta e trascendente […]. Il Messia è rappresentato come un re e un eroe militante”[7] .

In breve, «Verso le Genti gli Apocalittici sono implacabili: ogni compassione per loro passerebbe per debolezza di fede. […]. I ‘veggenti’ dell’Apocalittica infieriscono, con voluttà feroce, con odio insaziabile. Le “apocalissi” assumono un posto decisivo nell’astiosa propaganda contro le Genti; sono ordigni di guerra […]; al contrario del Vangelo (Mt. VI, 34), la religione apocalittica ha un solo cruccio e ansia: l’Avvenire […] in cui gli Imperi delle Genti si annienteranno a vicenda finché il dominio universale non passerà a Israele»[8].

Ne consegue «il particolarismo giudaico, condannato dal Vangelo. Il più ambizioso nazionalismo vi rincara le sue pretese. Le Genti vi sono più disprezzate e odiate che mai: il fosso tra Israele ed esse si trasforma in abisso»[9].

2°) che Israele dovrà raccogliere, come Sacerdote dei fedeli laici, tutte le altre religioni monoteiste sotto di sé, una volta che esse avranno svuotato il loro esclusivismo e particolarismo dogmatico.

Il Mondialismo, insomma, ritiene che i dogmi delle varie religioni debbano scomparire per essere sostituiti da Israele, unico Sacerdote dell’umanità. 

3°) che Dio non fonda nessuna Chiesa (soprattutto quella cattolico/romana), ma un Popolo, ed è come Popolo che Israele appartiene a Dio e non come semplice confessione religiosa. Dunque, il Giudaismo non è tanto una religione, ma un Popolo che ha una “Religiosità ebraica” e deve ritornare padrone della terra che aveva abitato circa sino a duemila anni fa, espellendo da essa tutti i non-ebrei.

Infine, 4°) Pallière era pure favorevole, sin dagli anni Venti, alla ricostruzione del Terzo Tempio di Gerusalemme; ora, ciò potrebbe iniziare sùbito dopo la deportazione dei Palestinesi da Gaza e la “Ricostruzione” della “Palestina/beach”, tanto voluta da Trump e Netanyahu.

Tuttavia, la ricostruzione del Tempio ha una valenza teologica apocalittica e anticristica. Infatti, nell’attuale guerra tra Hamas/Hezbollah e Israele, l’elemento dell’Apocalittica giudaica - e precisamente della ricostruzione del terzo Tempio di Gerusalemme per preparare l’avvento del falso Messia - non gioca un ruolo secondario (cfr. M. Blondet, I fanatici dell’Apocalisse, Rimini, Il Cerchio, 1992).

I Fedeli del Tempio sono una setta religiosa ebraica d’estrema destra, nata dall’Irgun e dal Betar, il cui fine principale è la ricostruzione del Tempio sul luogo dove sorgeva il Santo dei Santi per affrettare la venuta del Messia.

La ricostruzione del Tempio, insieme alla pretesa su ogni centimetro quadrato della Terra d’Israele (Eretz Israel) e la necessità di allontanare i goyim (i non-ebrei) da quello che vuol essere uno Stato etnico di soli Ebrei è stata sponsorizzata dalla passeggiata sulla spianata del Tempio compiuta il 28 settembre del 2000 di Ariel Sharon: fu un gesto simbolico che affermava la necessità di arrivare il più presto possibile alla ricostruzione del Tempio.

L’attuale guerra tra Israele e Hamas è la continuazione di tale “passeggiata”, ma sarà molto meno facile per Israele.

Il 28 aprile 2017 l’Unesco ha biasimato le “provocazioni continue, che rendono difficili gli atti di culto islamici sul sito delle due Moschee” (www.repubblica.it/esteri/2017/05/02/news). Al tempo stesso in Israele da anni esistono associazioni che si adoperano, praticamente, per la “prossima” ricostruzione del Tempio. Una delle più attive e potenti è l’Ateret Cohanim Yeshivà, una scuola rabbinica che si occupa di formare i futuri Sacerdoti del Tempio.

È interessante studiare la storia di questi episodi del passato, per capire come il mondo - in questi giorni in cui ben due guerre infiammano il Vicino e il Medio Oriente - corra disperatamente verso una guerra nucleare, in cui non è assente la volontà di ricostruire il Tempio gerosolomitano e di affrettare la venuta del Messia, che il Giudaismo talmudico sta ancora aspettando e che per la Tradizione apostolica e patristica è l’Anticristo.

Secondo alcuni Padri della Chiesa (S. Ireneo da Lione[10], S. Ippolito Romano[11], S. Cirillo da Gerusalemme, S. Giovanni Damasceno), durante il Regno dell’Anticristo finale (prima della Parusia), molto probabilmente sarà ricostruito il Tempio di Gerusalemme ma solo in parte; tuttavia, poi, l’Anticristo perseguiterà anche il Giudaismo rabbinico, il Tempio verrà distrutto e allora “Omnis Israel salvabitur / Israele in massa si convertirà a Cristo” (Rom, XI, 26).

 

[1] A. Palliere, Jérusalem. Un centre pour Israel et pour l’Humanité, p. 121.

[2] Ibidem, pp. 60-61.

[3] Ibidem, pp. 78-79.

[4] Ibidem, p. 126. Cfr. Ez : XIII, 10 e Geremia VI, 14 ; VIII, 11.

[5] Cfr. Ibidem, p. 160.

[6] A. Romeo, voce “Apocalittica, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1948, I vol., col.   col. 1617.

[7] A. Romeo, cit., col., 1618.

[8] A. Romeo, cit., col. 1619.

[9]  A. Romeo cit., col. 1620.

[10] Adversus, V, 30, 3; V, 25, 2 e 4.

[11] Comm. in Danielem, IV, 49.


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