secondo la dottrina cattolica tradizionale
Il libro “Chiesa e Stato” di padre Cappello
Il libro Chiesa e Stato di padre F. M. Cappello, che l’Editore Effedieffe ha ripresentato al pubblico italiano (620 pagine, 28 euro), fu stampato dall’Editore pontificio Ferrari di Roma nel 1910 e ricalcava le Institutiones iuris publici ecclesiastici pubblicate da Marietti nel 1907 in tre volumi, in cui il Nostro affrontava, in lingua latina, la materia dei rapporti tra potere spirituale e temporale, secondo la dottrina cattolica.
Il libro «Chiesa e Stato» possiede il pregio di essere scritto nella nostra lingua, in maniera molto chiara, semplice e accessibile a tutti, come tutti gli scritti di padre Felice.
Egli, infatti, aveva la capacità di essere chiaro, conciso, profondo e preciso. Leggendo le opere di padre Felice si ha l’impressione - quanto al modo di esporre - di avere a che fare con le famose opere tipo l’Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis, gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio da Loyola o le opere di S. Alfonso de Liguori.
Il libro è frutto di una vastissima conoscenza della materia sui rapporti tra potere temporale e spirituale e unisce in sé due altissime qualità: la precisione della dottrina con la semplicità dell’esposizione.
Lo studio di questo libro offrirà al lettore, soprattutto in questi tempi di confusione dottrinale specialmente per quel che riguarda la dottrina laicista che permea di sé la Modernità e che è penetrata anche all’interno dell’ambiente ecclesiale con la Dichiarazione Dignitatis humanae personae (7 dicembre 1965) del Concilio Vaticano II.
Un unico appunto: padre Cappello, del tutto lecitamente, sostiene la teoria del potere della Chiesa solo indiretto nelle questioni temporali in ragione del peccato del governante. Tuttavia, egli presenta, in maniera un po’ troppo univoca, la dottrina del potere anche diretto ma non esercitato da parte della Chiesa nelle materie temporali come se fosse una teoria del tutto marginale nella Chiesa, mentre essa è stata la dottrina comune nel medioevo, sostenuta dai massimi Dottori scolastici e Pontefici romani.
Invece, la dottrina del potere diretto anche nelle questioni temporali ma non esercitato volutamente, è stata comunemente insegnata per lunghi anni nella Chiesa e ha ancora alcuni (anche se rari) sostenitori, pur non essendo l’unica dottrina della Chiesa, la quale lascia la libertà d’insegnare sia il potere diretto anche nelle materie temporali, sia il potere solo indiretto in ragione del peccato.
Storicamente i Dottori della Chiesa, con la Controriforma (specialmente san Roberto Bellarmino e Francisco Suarez), hanno adottato prevalentemente la teoria del potere solo indiretto in temporalibus ratione peccati; tuttavia, la Chiesa non ha mai condannato, né disconosciuto la dottrina medievale del potere diretto non esercitato nelle questioni temporali, la quale resterà sempre parte incancellabile del suo patrimonio culturale e del suo insegnamento.
I fedeli della Chiesa - essendo, come ogni uomo, composti di anima e di corpo - sono, nello stesso tempo, soggetti oltre che della Chiesa anche di uno Stato; ossia di una società temporale che si occupa del loro benessere comune temporale, mentre la Chiesa si occupa del bene spirituale.
Perciò, si può riassumere nel seguente modo la teoria dei rapporti tra Stato e Chiesa:
1°) nei primi tre secoli, ossia appena sùbito dopo la nascita della Chiesa, i due poteri de facto erano indipendenti, poiché l’impero romano perseguitava la Chiesa, pur avendo Gesù insegnato di dare a Cesare il corpo e a Dio l’anima; perciò, la subordinazione di Cesare a Dio, del corpo all’anima e dello Stato alla Chiesa.
2°) Da S. Gelasio a S. Gregorio VII (V-XI sec.), ossia durante l’adolescenza della Chiesa, viene elaborata la dottrina sul potere indiretto della Chiesa che cerca di penetrare, anche in teoria e non solo in pratica, gradualmente e sempre più nella Società civile.
3°) Da s.Gregorio VII a Bonifacio VIII (XI - XIV sec.), cioè l’età matura e l’apogeo della Chiesa, l’insegnamento sul potere diretto in temporalibus sboccia e dà luogo alla Cristianità medievale. La dottrina insegnata comunemente è quella del potere diretto della Chiesa anche nelle materie temporali, ma non esercitato da essa e lasciato nelle mani dei Prìncipi temporali.
4°) Con l’Umanesimo e il Rinascimento (XIV/XVI secolo) e soprattutto con l’avvento dell’eresia protestante in gran parte dell’Europa (seconda metà del XVI sec.) e la conseguente perdita di peso della Chiesa romana, si ritorna alla dottrina del potere indiretto (Cajetanus, Bellarmino e Suarez).
5°) Con l’Illuminismo e la rivoluzione francese (XVIII sec.), ossia durante la persecuzione cruenta della Chiesa, il potere della Chiesa sullo Stato è quasi nullificato, come nei primi tre secoli. Perciò, si mantiene la dottrina del potere indiretto, ma senza propagandarla in pratica a voce troppo alta…
Qui mi soffermo soltanto sul periodo che va da s. Gregorio VII a Bonifacio VIII (XI - XIV sec.), cioè l’età matura e l’apogeo della Chiesa, in cui prevalse l’insegnamento sul potere diretto in temporalibus.
Certamente, non voglio disprezzare le altre epoche della Chiesa e i princìpi che sono stati insegnati durante esse, ma in quest’occasione preferisco concentrarmi sulla dottrina, oggi poco conosciuta pure in campo cattolico, del potere diretto della Chiesa anche in questioni temporali, ma non volutamente esercitato da essa.
Esso ricalca il potere che Gesù, come vero Dio e vero uomo, aveva su tutte le realtà, sia spirituali sia temporali, ma che non ha voluto esercitare quanto alle questioni temporali, lasciandolo nelle mani dei Governatori politici; così, analogamente, la Chiesa (che è il “Corpo Mistico” di Cristo) ha un potere non solo sulle materie spirituali ma, pure su quelle temporali, soltanto che essa non vuole esercitarlo direttamente in temporalibus.
Infatti, mi sembra opportuno mostrare come questa dottrina, pur se non più comunemente insegnata oggi (a partire dalla Controriforma), è assai solida ed è stata sostenuta da numerosi Dottori e Papi e dal pensiero della Chiesa. Perciò, non mi sembra opportuno liquidare questa dottrina come del tutto accidentale al pensiero cattolico.