Parte Finale
La Civiltà Cattolica
Anno 95 - Vol.III
2 Settembre 1944
Quaderno 2261
Roma
V.
La ristrettezza dello spazio e l'indole del nostro lavoro non ci consente di soffermarci ad illustrare altre testimonianze di quest'epoca ricca di solenni affermazioni e di fatti stupendi a favore della libertà ecclesiastica. Sulle orme di Gregorio VII , di Anselmo d'Aosta, di Tommaso Becket, camminarono i Pontefici Alessandro III , Innocenzo III , Onorio III , Giovanni XXII , e altri insigni personaggi, che si susseguono in una scia luminosa e gloriosa per lotte e trionfi, che non soffrirono mai legami nel loro ministero, che a principi audaci, astuti, potenti fecero sentire il linguaggio della verità, che nella difesa dei diritti della Chiesa ebbero per motto : «Facilius possemus occidi quam vinci» [1].
Il pensiero della tradizione sulla libertà e sui diritti della Chiesa si afferma più di una volta autorevolmente nei decreti e nei canoni dei Concili ecumenici. Tra essi per tacere di quelli delle età precedenti e passare all'evo moderno - ha una speciale importanza a questo riguardo il Concilio di Trento. Molte norme concernenti i rapporti fra Chiesa e Stato furono in parte da esso stabilite e fissate come insegnamento cattolico, in parte furono proposte a guisa di disegno, e quindi, benchè non siano state definite, forniscono tuttavia chiarissima prova del come parli e pensi la Chiesa.
Inoltre nel Concilio già era pronto un decreto di Riforma dei Principi e dei Magistrati secolari, nel quale si comprendeva quanto il Santo Sinodo credeva opportuno e necessario per rivendicare la libertà della Chiesa contro gli abusi del potere civile. In modo speciale si stabiliva che le persone ecclesiastiche non fossero citate al foro civile e che le cause spirituali fossero trattate soltanto da giudici ecclesiastici ; che la giurisdizione episcopale non venisse ostacolata da nessun editto per ciò stesso fossero irrite e nulle tutte le così dette costituzioni programmatiche dannose alla libertà ecclesiastica ; che i redditi dei benefici vacanti non venissero, usurpati da mano civile e che non si vendessero i beni ecclesiastici senza l'approvazione della Chiesa ; che non restasse impedita la pubblicazione delle Lettere apostoliche e che molto meno s'interponesse appello come d'abuso dalle sentenze ecclesiastiche al foro civile. Questo disegno di Riforma dei Principi e Magistrati secolari non venne però inserito, forse per ragioni contingenti, fra i decreti del Concilio. Ma le idee in esso contenute servirono come criterio fondamentale ai Concili particolari, che nelle diverse regioni fiancheggiarono l'opera del Concilio Tridentino ed ebbero un efficace influsso di orientamento nelle battaglie che la Chiesa dovette sostenere contro il Cesarismo e le persecuzioni dei tempi moderni.
Le innovazioni di Giuseppe II d'Austria nelle cose religiose, le sue leggi inique contro i diritti della Santa Sede e gli Ordini religiosi, inducono Pio VI e molti Vescovi ad alzare la voce. Il Papa si mostra longanime e condiscendente verso l'orgoglioso sovrano e tenta ogni mezzo per distoglierlo dalla cattiva strada. La sua fermezza è però ammirabile, quando si tratta di difendere i diritti della Chiesa . Anche la Rivoluzione francese incontrerà in questo mite Pontefice un coraggioso oppositore che lancerà una pubblica condanna contro la Costituzione civile del Clero, lesiva delle libertà della Chiesa. Strappato a forza da Roma per ordine del Direttorio, è condotto a morire prigioniero a Valenza. Poteva esclamare anch'egli , come Gregorio VII : «Ho amato la giustizia, ho odiato l'iniquità, e perciò muoio in esilio».
A quale sublimità di eroismo sappiano elevarsi i Papi per difendere la Chiesa contro le pretensioni dei despoti incoronati, ce lo dice con tragica eloquenza il titanico conflitto tra Pio VII e Napoleone I. Ci par quasi di sentire ancor oggi l'eco di questo avvenimento, nel quale stanno a fronte due tesi opposte, quella della forza e quella del diritto, un lupo feroce e un agnello mansuetissimo, un tiranno a cui servono eserciti fortissimi e un Pontefice inerme e senza protezioni . Ma la volontà di Napoleone, insofferente di ostacoli e avvezza ai trionfi, si urterà e sarà impotente contro la fermezza e il coraggio apostolico di Pio VII. Nel generale servilismo di un'Europa prostrata e muta davanti al tiranno, si leverà dignitosa e solenne la voce del Papa che dirà all'Imperatore : «Noi non possiamo tacere con un silenzio che ci caricherebbe di obbrobrio presso tutta la posterità... Il Sommo Pontefice non riconosce e non ha mai riconosciuto nei suoi Stati una potestà superiore alla sua» [3] . E Pio VII parlerà per condannare tutte le ingiustizie commesse, per protestare contro i soprusi e le violazini dei diritti della Chiesa, senza lasciarsi sedurre dalle lusinghe nè spaventare dalle minacce. Al Cardinale Caprara scriveva queste parole lapidarie : «Se Sua Maestà si sente in possesso della potenza, noi riconosciamo che sopra tutti i monarchi sta Dio, che protegge la giustizia e l'innocenza, al quale ogni potestà terrena è soggetta. Noi siamo nelle mani di Dio» [4]. Al generale Radet, che in nome dell'Imperatore gli chiedeva la rinunzia al dominio temporale degli Stati della Chiesa, rispondeva : «Non posso, non debbo, non voglio... Nulla mi rimuoverà e sono pronto, per la religione del giuramento che ho fatto a Dio, a perdere la mia vita e a versare il sangue sino all'ultima goccia» [5] .
E l'invitto Pontefice piuttosto che tradire i diritti di Dio e della Chiesa si lasciò spogliare del suo principato, coprire d'ingiurie, cingere di catene e trascinare imprigionato attraverso l'Europa [6].
Dallo stesso amore verso la Chiesa e verso la sua libertà sono dettate le proteste che Gregorio XVI inviava a Nicolò I Zar delle Russie contro le tirannie e le violenze da lui esercitate in Polonia. E quando il 13 dicembre 1845 questo autocrate venne a Roma e chiese un abboccamento con il Papa nella speranza forse di soggiogarlo con il proprio portamento maestoso e guerresco di imperatore, o di adularlo o sedurlo con discorsi di miele e promesse simulate, sentì invece ricordarsi, in un linguaggio di austera verità, le proprie iniquità e i propri torti. «Sire, conchiudeva il Papa fissando lo sguardo se vero sopra l'Imperatore, noi siamo Sovrani ambedue, ma vi è fra noi una differenza : voi potete cambiare le leggi del vostro regno, io non posso cambiare quelle del mio. Verrà il giorno in cui entrambi ci presenteremo a Dio per rendergli conto delle opere nostre. Io non oserei sostenere gli sguardi del mio giudice, se non prendessi oggi al vostro cospetto la difesa della religione che mi venne confidata e che voi opprimete. Sire, pensateci bene: Dio ha creato i re, perchè siano i padri, non i tiranni dei popoli» [7].
L'imperatore fu visto uscire dagli appartamenti papalı confuso e con il volto ricoperto di un pallore, che rivelava l'agitazione di cui era in preda l'anima sua. Il Card. Wiseman, che ci ha descritto questo episodio, conchiude : «Quest'aquila, come tratta fuori dal nido fra rupi ignude, mostrava le penne malmenate, l'occhio smarrito da una potenza fino allora disprezzata» [8] .
Da Pio IX ai nostri giorni le affermazioni dei Papi e dell'Episcopato cattolico intorno alla libertà della Chiesa si fecero più frequenti e divennero uno dei punti principali in ogni programma di azione cattolica. Ciò era richiesto dalle tristi condizioni di oppressione in cui veniva a trovarsi la Chiesa per l'odio delle sètte anticristiane e per le teorie liberali intorno alle relazioni tra il potere religioso e il potere civile. E' noto con quale insistenza e forza Pio IX, prima e dopo il '70 , abbia rivendicati quasi in un ogni suo atto pubblico, i diritti della Chiesa tanto ingiustamente conculcati dai suoi nemici [9]. Similmente Leone XIII coglie ogni occasione nelle sue Encicliche, nelle sue Allocuzioni, nei suci discorsi, per proclamare che «la libertà nel governo della Chiesa è ciò che hanno di più caro e prezioso i Romani Pontefici : per la quale hanno sempre così gloriosamente combattuto» [10] . Pio X a sua volta, appena assunto al Pontificato, non tollerò nessun intervento di Cesare nelle cose di Cristo , e il veto nei Conclavi fu da lui inesorabilmente condannato una volta per sempre [11] . Così ogni volta che Governi e Capi di Stato meditavano leggi persecutrici contro la Chiesa e 1 suoi ministri o tentavano di dissolvere la compagine della famiglia cristiana e di confondere con iniqua inframmettenza le cose divine con le umane, il Pontefice protestò con la fierezza dell’indice dei diritti di Dio [12]. La Repubblica francese, aboliti il Concordato e il bilancio dei culti, aveva proposto all'Episcopato d'affidare i resti dei beni ecclesiastici ad Associazioni cultuali. Molti fedeli in Francia supplicavano Pio X di lasciarle sperimentare. «Ma, scrive il Crispolti, quando egli vide in tali Associazioni il pericolo d'immistioni laiche nel ministero sacro, si consultò a lungo con Dio, e rinnovando in sè Gregorio VII, intimò alla Chiesa francese di affrontare anche la miseria, pur di serbare intatta la propria libertà. Il clero di Francia, tante volte scisso nei secoli, ubbidì unanime ed accettò il sacrificio» [13] .
Pio XI pur conciliante, fu di animo forte, e seppe in parecchie circostanze, nelle quali si trattava di sostenere i diritti della S. Sede, prendere un atteggiamento di tale energia da emulare i suoi più insigni predecessori. Ne sono prova specialmente i suoi Discorsi e le sue dichiarazioni dopo gli Accordi del Laterano, in risposta ad alcune asserzioni non del tutto ortodosse pronunziate nel Parlamento e nel Senato italiano. Egli affermava di sentirsi «il coraggio di trattare anche con il diavolo in persona » quando fosse il caso di «salvare qualche anima, di impedire maggiori danni di anime» , ma soggiungeva con vigoria di linguaggio che non poteva «mai essere d'accordo in tutto ciò che vuol comprimere, menomare, negare i diritti che Dio ha dato alla Chiesa» . In questo era «intransigente» come si è necessariamente intransigenti «se ci domandassero quanto fanno due più due» [14]. E davanti alla minaccia di persecuzioni risolutamente dichiarò che era pronto «a prendere la via delle catacombe» .
Questo sarà sempre il linguaggio dei Pastori della Chiesa. La magnifica tradizione della loro fortezza e del loro eroismo, non s'interromperà mai. Nelle inevitabili lotte che attendono la Chiesa, essa avrà sempre i campioni della sua libertà, che la custodiranno e la difenderanno non solo contro i nemici aperti, ma anche contro i protettori interessati e invadenti. La Chiesa non rifiuta l'aiuto, che lo Stato cattolico le deve, non respinge la sua leale protezione, ma non ne abbisogna, e sa per esperienza che può esserle pericolosa. La Chiesa vuole la libertà, la vuole come un diritto assoluto, imprescrittibile, la vuole come un mezzo necessario per rischiarare, per vivificare e per rigenerare il mondo. La Chiesa libera, con l'impero della sua parola divina, con la luce della verità, con l'influsso dei suoi benefizi , con la sua potenza morale, farà conquiste meravigliose e ristabilirà nelle anime e nella società il regno di Dio, che è lo scopo della sua esistenza.
P. A. ODDONE S. I.
[1] Parole che Innocenzo III scriveva al re di Inghilterra Giovanni senza terra, detto il Plantageneto. Epist. , CCXXI. P. L. Vol. 215 , col. 1537. Cfr. DOMENICI, Innocenzo III, Roma, Civiltà Cattolica, 1917 , p . 74.
Il conflitto titanico.
[6] GUGLIELMO TOWER, Ciò che le biografie di Napoleone non dicono, Alba, Pia Società di S. Paolo, 1942.
[7] BALAN, Storia universale della Chiesa in continuazione alla Storia del Rohrbacher.
Torino, Marietti, 1879, Vol. I, p. 45.
[8] Ricordi dei quattro ultimi Papi. Milano, Tip. Maiocchi, 1858 , cap . 10 : Gregorio XVI
[9] PII IX Acta.
[10] Cappello, Le relazioni fra la Chiesa e lo Stato nell'ora presente. Vicenza, Soc. Anon. Tipogr. , 1912 , pp. 62-63 .
[11] PII X Acta, III, 239-315. Cfr. Enciclica Vehementer Nos e Stato, p. 519.
[12] PII X Acta, II , 95 , 164. Acta Apost. Sed. , III , 217 ; IV,
DALGAL, Pio X, il Papa Santo. Firenze, Libreria Edit. Fiorentina, CAPPELLO, Chiesa 645 ; V, 307. Cfr. 1940 , p. 178.
[13] Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV. Milano- Roma, Edizioni Fratelli Treves, 1932, p. 133.
[14] Discorso rivolto agli alunni del Collegio di Mondragone. Cfr. Lettera al Card. Gasparri, 30 maggio 1929.