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lunedì 11 maggio 2026

LUCE DELL'APOCALISSE, LA SOVRANITÀ DI CRISTO NELLA STORIA, P. ROGER TH. CALMEL, O.P. - PARTE I

 
P. Roger Thomas Calmel O.P.
Estratto dal libro teologia della storia

La sovranità di Cristo nella storia

Si possono trovare strane, complicate e a volte persino sconcertanti le visioni, sempre grandiose, dell'Apocalisse di san Giovanni. Non si può però accusarle di fornire un'idea millenarista o progressista della storia. In esse non si trova una sola allusione, per quanto sottile la si supponga, a una ascesa degli esseri umani verso una super-umanità, né a una trasfigurazione della Chiesa militante in una Chiesa dove non ci siano più peccatori o che cessi di essere un bersaglio agli attacchi delle due Bestie. Sotto qualsiasi forma si presenti, il mito del progresso è totalmente estraneo alle rivelazioni del veggente di Patmos; questo mito, come vedremo, viene anzi distrutto dalle sue rivelazioni. A maggior ragione, nella prospettiva dell'apostolo Giovanni, ispirato dal Signore, è impensabile l'eresia ultramoderna secondo la quale la costruzione dell'umanità attraverso la ricerca, la scienza e l'organizzazione finirebbe ben presto per identificarsi con la Chiesa di Dio.

Scorgeremo nell'Apocalisse soltanto lo scatenarsi dei flagelli, il loro boato vendicatore quando si abbattono duri e rapidi come enormi chicchi di grandine[1] sugli uomini empi e sacrileghi, e ancor più sui potenti persecutori e sui loro formidabili imperi ? Senza dubbio castighi e punizioni fanno parte integrante dell'Apocalisse; tuttavia, ne sono solo una parte e non la più essenziale. La parte sostanziale, la più significativa, quella che l'apostolo ispirato intende soprattutto insegnare, mi sembra possa riassumersi in due verità fondamentali. Prima verità: sovranità di Cristo su tutti gli avvenimenti della vita del mondo e della Chiesa; in effetti, egli è degno di ricevere il libro della storia e " di aprirne i sigilli poiché è stato messo a morte e ci ha riscattati col suo sangue; - perché è il Primo e l'Ultimo e vive nei secoli dei secoli, tenendo in mano le chiavi della morte e dell'inferno" (5,5-9; 1,5-17-18). L'altra verità è quella della vittoria di Cristo sul demonio e i suoi fautori, e del prolungamento di questa vittoria nella Chiesa e nei suoi santi; ma a questo punto dobbiamo fare molta attenzione poiché questa vittoria, lungi dal sopprimere la croce e renderla inutile, si realizza soltanto attraverso la croce. "Dicite in nationibus quia Dominus regnavit a ligno".

Allo stesso modo l'Apocalisse mette subito fine a quel sogno talvolta infantile e tenero, ma forse più spesso vile e odioso, che fa sperare per la vita del cristiano una fedeltà a Cristo senza tribolazioni e per l'avvenire della Chiesa un fervore di santità che non dovrebbe più subire dall'esterno la persecuzione del mondo, né all'interno i tradimenti dei falsi fratelli e talvolta persino del clero e dei prelati. Il millenium incantatore non giungerà mai nel tempo. L'esclusione definitiva e totale degli empi e dei perversi è differita all'ultimo giorno, quando risuonerà la sentenza inesorabile: "Fuori i cani, gli avvelenatori, gli impudichi, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica le menzogna" (22,15). Da qui fino ad allora possiamo rendere testimonianza a Gesù soltanto immergendo la nostra veste nel sangue di quell'Agnello divino che " ci ha amati e ci ha riscattati dai nostri peccati ". Non andremo a lui senza attraversare il torrente della grande tribolazione.
 


[1] Vedere 8,7.

 


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