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venerdì 15 maggio 2026

LUCE DELL'APOCALISSE, LA DONNA E IL DRAGO, P. ROGER TH. CALMEL, O.P. - PARTE III



P. Roger Thomas Calmel O.P.
Estratto dal libro teologia della storia

La Donna e il Drago

Possiamo affrontare immediatamente il dodicesimo capitolo, nel quale vengono tracciati gli immensi affreschi che si collegano più particolarmente alla storia della Chiesa. Fin lì, dopo le meravigliose lettere ai sette vescovi dell'Asia, era piuttosto la storia del mondo ad essere inquadrata; si trattava in gran parte, anche se non esclusivamente, delle vendette divine sul mondo colpevole e della preservazione degli eletti in mezzo a tutti i flagelli, nel corso dei secoli (poiché è certo che il numero sette, attribuito ai sigilli misteriosi dei castighi divini, abbraccia la successione dei secoli nel suo insieme, fino all'ultimo giorno).

Il capitolo dodicesimo dunque, ci mostra una di fronte all'altro la Donna e il Drago. La Donna, tutta pura, rilucente di santità, rivestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo; il Drago tutto arrossato dal sangue dei martiri, orgoglioso e feroce, apparentemente invincibile, ma che accumulerà sconfitte su sconfitte. Prima sconfitta: il Bambino messo al mondo dalla Donna, cioè dalla Vergine Maria, e che il Drago si prepara a divorare, gli viene invece subito sottratto; in altre parole, il Figlio di Dio, nato da Maria, che ha sofferto la passione, è glorificato dalla risurrezione e dall'ascensione (12,4-5).

Deluso, il Drago volge il proprio furore contro i discepoli di Gesù, ma non tarda a subire una seconda disfatta: è a questo punto che si ode una grande voce nel cielo: "Ecco venuta finalmente la salvezza, la potenza, il regno del nostro Dio e la sovranità del suo Cristo; perché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli... [l'antico serpente che viene chiamato Demonio e Satana]; essi lo hanno vinto in virtù del sangue dell'Agnello".

Attaccando allora la Donna, che qui rappresenta la Chiesa, il Drago si troverà giocato, deriso, vinto, per la terza volta. " E quando il Drago vide ch'era stato precipitato sulla terra, perseguitò la Donna... E furono date alla Donna le due ali della grande aquila affinché volasse nel deserto... E dalla sua bocca il serpente gettò dietro alla Donna tant'acqua come un fiume per farla trascinare via dal fiume. Ma la terra venne in aiuto alla Donna, spalancò la sua bocca e inghiottì il fiume".

Perseverando nel non volersi dichiarare vinto, il Drago cominciò a fare la guerra "a quelli che restavano della progenie di lei", vale a dire ai cristiani. Ma continuerà a perdere.

Sconfitta irrimediabile, già preannunziata dal paradiso terrestre. È a quest'ultimo che ci fa risalire la visione dell'Apocalisse, quando per la prima volta la Donna e il Drago si trovarono di fronte. Pensiamo al giardino dell'Eden, la sera del primo peccato e della prima contrizione. Il Drago era là. Era riuscito nella sua odiosa impresa di fuorviare i progenitori della razza umana. C'era anche la madre di colei che ci doveva risollevare: Eva, tremante, ferita dal pentimento, rannicchiata presso Adamo. E Dio disse a Eva, in presenza del demonio che pensava di aver compromesso per sempre la salvezza, la grazia e la felicità della nostra specie: " Metterò un'inimicizia fra te e la Donna, fra la tua razza e la sua, e lei ti schiaccerà la testa ".

Questo fu il Proto-Vangelo. Ma il Vangelo definitivo doveva mantenere questa promessa molto più di quanto si sarebbe potuto prevedere o desiderare. Si tratta della differenza fra la profezia e la realizzazione: la realizzazione supera di gran lunga la profezia in meraviglie e splendori. O, per meglio dire, la profezia nascondeva splendori che non si potevano sospettare prima della realizzazione. La Donna dell'Apocalisse è della discendenza di Adamo ed Eva, come era stato profetizzato, ma è contemporaneamente la donna benedetta fra tutte, la madre di Dio. È la discendenza della Donna che schiaccia il Drago, com'era stato profetizzato; ma il Figlio di Maria è anche Figlio di Dio; è fra noi e siede alla destra del Padre (12,5). La vittoria è riportata con una completezza di cui certamente Adamo e Eva non sospettavano, di cui nessuno poteva avere in anticipo un'idea adeguata.



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