Estratto dal libro teologia della storia
Sovranità di Cristo, vittoria di Cristo prolungata nei suoi eletti per mezzo della croce; su questi due maggiori insegnamenti riporto qualcuno dei versetti più significativi.
In primo luogo sul pieno potere di Cristo: " E quando l'ebbi veduto (il Figlio dell'Uomo), io caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose sopra di me la sua destra e mi disse: non temere; io sono il Primo e l'Ultimo, il Vivente. Ho subito la morte, ma ecco, ora son vivo nei secoli dei secoli e tengo le chiavi della morte e dell'inferno " (1,17-18). Davanti all'Agnello immolato, " i quattro Viventi e i ventiquattro vegliardi... cantavano un cantico nuovo dicendo: Tu sei degno di prendere il libro [il libro di tutte le cose che dovranno avvenire] e di aprirne i sigilli, perché sei stato sgozzato e hai riacquistato a Dio, col tuo sangue, uomini da ogni tribù, e lingua e popolo e nazione... " (5,9). " E vidi subito apparire un cavallo bianco, e colui che vi stava sopra aveva un arco, e gli fu donata una corona; e partì vincitore per riportare nuove vittorie " (6,2). I dieci re " non hanno che un medesimo pensiero e la loro potestà e la loro forza la mettono a disposizione della Bestia. Essi faranno guerra all'Agnello, ma l'Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il re dei re, e con lui vinceranno i suoi, i chiamati, gli eletti, i fedeli " (17,13-14),
Questi versetti ci illuminano e ci riconfortano. Non dimentichiamo però che sono tratti da grandi visioni allegoriche. È qui, in queste visioni colme di dottrina e di insegnamento sotto forma di allegoria, è qui che l'Apocalisse lascia ancor meglio intravedere la propria portata; ed è attraverso la dottrina che si sprigiona dalle visioni, che essa esercita ancor più la sua mirabile virtù consolatrice e pacificatrice.
[1] La risurrezione prima dei santi e dei martiri indica la rigenerazione spirituale che si compie già da ora, diversamente dalla risurrezione gloriosa, dopo la Parusia; la durata di mille anni che misura la prima risurrezione indica il corso della storia presente in tutto il suo insieme (essendo mille anni una cifra perfetta) in contrapposizione all'eternità che misurerà la risurrezione gloriosa. Nessun senso millenarista.