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lunedì 11 maggio 2026

LETTERE DEI LETTORI: AUTORITÀ E VERITÀ - LA NOTTE A... MEZZOGIORNO?

 



ANNO XXIX - 28 FEBBRAIO 2003

Lettere dei lettori
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AUTORITÀ E VERITÀ
 LA NOTTE A... MEZZOGIORNO?

 
Un lettore ci scrive:

 «Carissimo Direttore,

ho il desiderio di scriverLe ancora per darle conferma di quanto ritengo giusta e ben motivata la scelta, fatta a suo tempo, di appartenere alla Chiesa di sempre, quella della Tradizione Apostolica, nella gioia e nella Luce riemersa da sotto il moggio (v. Ritorno a casa di un'anima ingannata 30 settembre u. s. p. 7 n.d.r.].

Desidero anche dirle, carissimo Direttore, delle esperienze che vado realizzando da quando riferisco del mio ritorno alla Chiesa bimillenaria, lasciando quella decennale del concilio Vaticano II. Legga, La prego, alcune affermazioni ascoltate durante amichevoli colloqui. 

Dei sacerdoti mi hanno detto di preferire l'errore col proprio Vescovo che la ragione da soli. Altri dubitano che lo Spirito Santo fosse assente o distratto durante il concilio stesso; quindi, va bene quanto deciso. Qualche laico afferma che, se anche sbagliasse, il Papa è pur sempre il capo e responsabile della Chiesa e va seguito; si deve fare comunione.

Come dicevo, sono state conversazioni amichevoli con cristiani che conosco da anni e con i quali ho pensato di non "infierire", ricordando un vecchio proverbio persiano che recita cosi: "Se il Re a mezzogiorno ti dice che è notte, contempla le stelle". Si potrebbe considerarlo, più che un proverbio, l'annuncio di una nuova, ulteriore dottrina religiosa: quella del conformismo di chi vuol essere ligio a quanto afferma il re. O meglio ancora: del "confusianesimo di chi si è confuso e tende a confondere gli altri.

Quando Giovanni Paolo II mi dice che Tra le religioni indicate dalla Nostra Aetate', bisogna prestare particolare attenzione al "buddismo", che sotto un certo punto di vista è, come il cristiane simo, una religione di salvezza ("Varcare la soglia della speranza" pag. 95), mi basta questa affermazione - e credo lo sia - senza dare importanza ai successivi filosofici "se" e "però" per capire chi dovrei seguire e dove dovrei seguirlo. (Quanti, purtroppo, si sono assisi... su questa proposta!). 

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Il giorno 10 marzo ricorre il sesto [ventinovesimo nel 2006] anniversario della morte di mons. Francesco Spadafora, fedele collaboratore e sostenitore di sì sì no no fin dalla prima ora. Raccomandiamo la sua anima alle preghiere dei nostri lettori.
sì sì no no
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Personalmente, non sono disposto a sbagliare né con il re né con il Papa perché a mezzogiorno contemplo l'azzurro del cielo - che è pur sempre azzurro al di sopra della provvisoria pioggia - e medito le parole dette da Gesù agli Apostoli prima della Sua Ascensione: "Andate per tutto il mondo, predicate l'Evangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi invece non crederà sarà condannato" (S. Marco 16,15). Questa era, è, e sempre sarà l'unica missione di ogni cristiano di retta informazione e volontà, e questo mi sento impegnato a praticare pur con il limite della mia modesta preparazione (non ho cappello né tocco da esibire e mi siedo al piccolo livello di tanti altri), perché questo è il mio solo credo: il Vangelo inalterato, quale la Chiesa lo ha infallibilmente proposto a credere per duemila anni. A questo proposito, auguriamoci che non abbia a verificarsi la correzione o l'annacquamento del profeta Ezechiele al cap. 33 (in una futuribile riedizione della Bibbia CEI) concedendo alla sentinella di scolta il permesso di farsi una partitina a carte durante il suo servizio con gli assedianti che, viceversa, avrebbe il dovere di denunciare suonando la tromba.

Un grido d'allarme in uso nella marineria è quello del "Si salvi chi può!" Vediamo di utilizzarlo dal punto di vista spirituale e nel senso definitivo, ossia per la salvezza eterna (pur considerando che il "chi può non è propria-mente cristiano dal momento che nessuno può farlo da solo senza la grazia di Dio). Molti "naviganti" imbarcati su questa vita come per una crociera potrebbero rispondere, per non essere disturbati nel loro svagarsi: "Si salvi chi vuole!". Il cristiano, invece, essendo a bordo per i molteplici servizi da svolgere, deve proporre: "Salviamoci tutti!" e la salvezza suggerita si realizza solo ed esclusivamente con la fede comandata da Gesù, perché o crediamo a Lui e saliremo in cielo oppure non Gli crediamo e affonderemo con la nave. Quanto di altro ci viene consigliato di ascoltare o credere sono solo inviti a prendere la tintarella. Di luna, ovviamente, dato che si crede nella notte a mezzogiorno.

Gentile Direttore, grazie per l'ascolto; grazie con le mie preghiere perché tutto ciò che sto recuperando nella Fede lo devo a Voi tutti. L'augurio di ogni bene è particolarmente dedicato a tutte le "sentinelle di scolta". Sia benedetta la Santissima Trinita!

Lettera Firmata

P.S. Sul profeta Ezechiele spero di non aver dato suggerimenti a nessun giovane e rampante teologo vatican-secondino...»

Lettera Firmata


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Caro amico,

ci permettiamo alcune postille alle affermazioni dei Suoi interlocutori, nella speranza che esse possano giovare a qualche cattolico ingannato dal "colpo maestro di satana" (sua ecc.za mons. Lefebvre), che ha piegato, in nome di una falsa obbedienza, il mondo cattolico ad accettare quella "sintesi di tutte le eresie che è il modernismo (San Pio X) con tutte le sue rovinosissime conseguenze.

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  • "Dei sacerdoti - Lei ci scrive - mi hanno detto di preferire l'errore col proprio Vescovo che la ragione da soli.

Nel caso, però, non è in questione la propria, fallibile, "ragione"; è in questione la Verità rivelata da Dio, Verità infallibile, e costantemente ed infallibilmente trasmessa dalla Chiesa. Perciò la frase viene a dire questo: "Preferisco l'errore col mio Vescovo alla Divina Rivelazione e al magistero costante ed infallibile della Chiesa".

Ora, un cattolico, e a maggior ragione, un sacerdote dovrebbe sapere (quanti cattolici, anche sacerdoti, oggi sono vittime anzitutto della propria ignoranza colpevole!) che contro la Verità Rivelata nessun Vescovo (neppure il Papa) ha potere: "Non abbiamo nessun potere contro la verità, bensi a pro della verità" (San Paolo 2 Cor. 13,8). E, dunque, è cattolico, oltre che ragionevole, dire: "Preferisco la verità rivelata da Dio, preferisco il magistero costante della Chiesa all'errore del mio Vescovo". Cosi ragionarono, guidati dalla fede, i semplici fedeli di Costantinopoli quando resistettero all'eresia del loro vescovo Nestorio, che negava la divina maternità di Maria; così ragionarono i cristiani di Laodicea quando resistettero all'eresia del loro vescovo Apollinare, che attribuiva a Cristo un'umanità dimezzata; cosi ragionarono i cristiani di Sirmio allorché si rifiutarono di seguire nell'eresia il loro vescovo Fotino, che negava a Cristo la sua divinità (v: San Vincenzo di Lerino Commonitorio). Essi sapevano ciò che i cristiani di oggi sembrano aver dimenticato: che non è lecito deviare dalla fede antica e costante della Chiesa per seguire le "novità" di un uomo, per quanta autorità abbia questi nella Chiesa.

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  • «Altri dubitano che lo Spirito Santo fosse assente o distratto durante il Concilio stesso; quindi va bene quanto deciso».

Questo può sostenersi per le definizioni dogmatiche di qualsiasi Concilio dottrinale, ma non per un Concilio anomalo qual è l'ultimo Concilio, autoproclama-tosi "pastorale" con l'esclusione di ogni definizione dogmatica (v. Notificazione dell'ecc.mo Segretario generale del Concilio in data 16 novembre 1964 e 15 novembre 1965): «Ci troviamo curiosa-mente, e forse per la prima volta nella storia, dinanzi a proposizioni dottrinali [...] promulgate dal più alto magistero della Chiesa, il quale dichiara espressamente di ritenersi magistero autentico, non infallibile. Questo ha potuto e può ingannare [...] chi abbina questo Concilio in modo univoco con i precedenti (Mons. F. Spadafora Palestra del Clero 1° luglio 1984). Dunque, non lo Spirito Santo fu "assente" o "distratto" durante il Concilio, ma il Concilio stesso rinunció ad essere assistito dallo Spirito Santo.

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  •  «Qualche laico afferma che, se anche sbagliasse, il Papa è pur sempre il capo e responsabile della Chiesa e va seguito».

Questa non è la dottrina della Chiesa; è la "dottrina" di Hitler e di tutti i despoti, da che mondo è mondo. È dottrina della Chiesa, invece, che l'autorità del Papa non è assoluta, ma limitata dal diritto divino; che c'è nella Chiesa "per edificare, non per demolire (cfr. 2 Cor. 13, 10) e per "confermare nella fede" (Giov. 22,32) non per insidiare e mette-re in pericolo la fede dei sudditi. San Roberto Bellarmino, dottore della Chiesa, insegna: «com'è legittimo resistere a un Papa che aggredisca il corpo, cosi è legittimo resistere a un Papa che aggredisca le anime [...] o, a maggior ragione, a un Papa che cerchi di distruggere la Chiesa» (De Romano Pontifice libro II, c. 29) e San Tommaso d'Aquino scrive che «se c'è un pericolo imminente per la fede, i Superiori devono essere rimproverati anche pubblicamente dai loro sudditi» (S. Th. II II q. 33 a. 4 ad 2). Potremmo moltiplicare le citazioni, ma può bastare.

Quanto ai sudditi, la Chiesa insegna che si può peccare contro l'ubbidienza non solo per difetto, non obbedendo quando se ne avrebbe il dovere (disubbidienza), ma anche per eccesso, obbedendo quando non si dovrebbe (servilismo). L'obbedienza al Papa non si sottrae a questo principio di teologia morale.

In un sol caso al Papa è dovuta obbedienza cieca: quando parla ex cathedra cioè quando impegna la sua autorità al grado in cui essa è infallibile: "L'ordine di credere fermamente senza esaminare l'oggetto scrive il card. Billot [...] può obbligare veramente solo se l'autorità è infallibile" (De Ecclesia tesi XVII). Ma non è questo il caso né del Concilio né delle riforme post-conciliari. Lo abbiamo visto. Ci limitiamo a richiamare quanto lo stesso card. Ratzinger ammise parlando alla Conferenza episcopale cilena: "La verità è che lo stesso Concilio non ha definito nessun dogma e ha voluto in mo do cosciente esprimersi ad un livello più modesto, meramente come Concilio pastorale" (v. Il Sabato 30 luglio-5 agosto 1988).

Ne consegue che se il "sensus fidei", il "senso cattolico", avverte che qualcosa non va, il fedele ha il diritto e il dovere d'«interrogare l'antichità» per salvaguardare la propria fede da coloro che, col pretesto di dire "in modo nuovo", dicono in realtà "cose nuove", cioè in contrasto con il "deposito della fede" (v. San Vincenzo di Lerino op. cit.). E questo è esaminare le cose alla luce non della "propria ragione", a mo' dei protestanti, ma del Magistero costante ed infallibile della Chiesa, il che è perfettamente cattolico. Né questo - preciseremo con il Gaetano - è un attribuirsi il diritto di giudicare la Prima Sede o di avere una qualche autorità sul Papa, ma è semplicemente esercitare il diritto di legittima difesa della propria anima, molto più importante del proprio corpo e che senza la fede non può salvarsi.

***

  •  «si deve fare comunione».

Risponde Leone XIII:

«Colui che costitui la Chiesa unica la fece pure "una", cioè tale che quanti ne fanno parte si mantenessero associati con strettissimi vincoli, in modo da formare un solo popolo, un solo regno, un solo corpo [...]. Necessario fondamento di tanta e così assoluta concordia tra gli uomini è il con senso e l'unione delle menti. Di qui nascerà naturalmente l'armonia delle volontà e la concordia nelle azioni. Perciò Gesù Cristo volle, secondo il suo piano divino, che vi fosse nella Chiesa l'unità della fede; questa virtù tiene il primo posto tra i vincoli che ci legano con Dio e da essa riceviamo il nome di fedeli» (Satis Cognitum, Lettera enciclica sull' unità della Chiesa; neretti nostri).

Dunque, "si deve fare comunione", si, ma anzitutto nella fede, giammai nell'errore. Compie un attentato contro la comunione chi attenta alla fede, e non chi "resiste forte nella fede" (cf. Pt. 5,9): "quando si tocca qualcosa che riguarda la fede, gli spiriti ne sono necessariamente turbati: in quel momento si tocca la Chiesa nella sua parte più viva e più sensibile e lo Spirito di Verità che la anima non permette che novità di tal genere sorgano senza contrasto" (Bossuet Opere Complete ed. Vivès 1867 t. XIII p. 346).

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"Non è certamente la Chiesa cattolica la società nella quale si ammette l'immorale e dispotico principio che l'ordine del Superiore liberi incondizionatamente dalla responsabilità personale". 
(Dichiarazione collettiva dei Vescovi tedeschi genn./febbr. 1875, approvata e fatta propria da Pio IX)
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Lavora, dunque, per "fare comunione" chi "resiste forte nella fede", mentre chi segue l'autorità nell'errore per "fare comunione" in realtà lavora a distruggere la comunione nel suo "necessario fondamento" (Leone XIII cit.).

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«Se si cede su un punto qualsiasi del dogma cattolico - scriveva San Vincenzo di Lerino - bisogna poi cedere su un altro e poi su un altro ancora, e cosi di seguito, finché tali abdicazioni diventano cosa normale e lecita. E una volta che si è presa la mano a rigettare il dogma pezzo per pezzo, cosa resterà alla fine se non ripudiarlo nella sua totalità?

Se si comincia a mescolare il nuovo con l'antico, l'estraneo con ciò che è familiare, il profano con il sacro, in breve questo disordine si diffonderà dappertutto, e nulla nella Chiesa resterà intatto, inalterato, integro, senza macchia; e dove prima si levava il santuario della verità pura e incorrotta, proprio li si leverà poi un lupanare di infami e turpi errori» (Commonitorio). Non potrebbe darsi un bilancio più perfetto del "nuovo corso ecclesiale inaugurato dal Concilio. L'ultimo "pezzo di dogma, cui ci si appresta ad abdicare, è il primato del Romano Pontefice. Tolto cosi il "centro e il fondamento dell'unità della Chiesa", a coloro che pensano si debba "fare comunione" anche nell'errore, non resterà che la "comunione" con gli eretici, gli scismatici e i pagani nella "Chiesa ecumenica" (ed "interreligiosa") che si va edificando da quarant'anni. Ma Pio XI ci ha preavvertiti che questa è "una falsa religione cristiana, assai di-versa dall'unica Chiesa di Cristo" (Mortalium animos) e Pio XII, a sua volta, ci ha ammoniti che il falso ecumenismo radunerebbe tutti, si, ma nella comune rovina" (Humani Generis).


sì sì no no


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