Verso il conclave?
Non c’è dubbio che da tempo, e ancor più dopo il ricovero di Giovanni Paolo II al Policlinico Gemelli quest’estate, c’è già chi si muove in vista del prossimo conclave.
Organi di stampa non allineata hanno a più riprese segnalato la presenza in Vaticano di un gruppo di potere, che dispone di una vera organizzazione: stampa, servizi di informazione, uomini presenti nella struttura interna del mondo ecclesiale (nunziature, diocesi, conferenze episcopali e loro organismi, uffici della Santa Sede, commissioni varie, università pontificie ecc.), connessioni organiche o legami con altri gruppi di potere esterni ecc. (v. Impact Suisse nei tre numeri di febbraio, marzo, aprile 1981, Il Settimanale 5 maggio 1981, sì sì no no 15 novembre 1985 pp. 1 ss., 31 maggio 1987 pag. 1 ss. ecc.).
Per un gruppo di potere il conclave non si prepara dopo la morte del Papa, ma molto prima. L’importante, infatti, è di poter contare al momento del futuro conclave su 1/3–1 degli elettori per bocciare i candidati sgraditi ed eleggere un Papa di proprio gradimento. Di qui l’importanza dei concistori cardinalizi, particolarmente del prossimo o dei prossimi concistori. Si tratta, infatti, di piazzare degli amici a posti cardinalizi o a posti che facciano da trampolino di lancio per il cardinalato o per posti-chiave.
Ora, poiché l’elezione del Papa è di somma importanza per il bene della Chiesa riteniamo quanto mai opportuno riprendere, aggiornandolo, quanto in passato è stato scritto sul gruppo di potere di cui sopra e considerarne i movimenti in vista del futuro conclave.
Una falsa domanda
La presenza in Vaticano di un gruppo di potere organizzato con spirito di clientelismo, tipo mafia, massoneria, consorteria, «cosa nostra», è stato denunciato piuttosto di recente anche da Il Borghese del 10 maggio 1992, che così scriveva:
«È ritornato in auge l’antico sospetto della filiazione massonica di non pochi monsignori davvero “scaltri”, come dicevamo tempo addietro; non per parlare di Logge vere e proprie, ma di una “società segreta” tirata su alla bell’e meglio, anzi “alla romana” così tanto per “darsi una mano l’un l’altro” come ammise uno degli affiliati più spregiudicati».
Si domanda spesso se ci sono dei massoni in Vaticano e quali ne sono le prove. È una falsa domanda, perché, essendo la massoneria una società segreta, non è possibile mettere sotto gli occhi di tutti una verifica oggettiva e pertanto definitiva delle varie «liste». Cambiamo, perciò, la domanda. Esiste la massoneria in Vaticano? A questa domanda è più facile rispondere, perché esiste in Vaticano un gruppo di potere organizzato, che fa esattamente il gioco della massoneria. Se i membri di questo gruppo siano realmente iscritti ad una loggia massonica potrà essere verificato da altri. A noi interessa il fatto che essi agiscono in pratica come se fossero iscritti alla massoneria, condividendone l’ideologia e secondandone i piani d’altronde ben noti tra gli esperti nel mondo ecclesiale (v. Leone XIII Humanum Genus; Pierre Virion Mystère d’iniquité, sì sì no no a. I n. 5 e ss.). È un fatto che, ogniqualvolta si tenta di rimediare in qualche modo agli attuali mali della Chiesa, i «dossiers» s’insabbiano e le iniziative sono paralizzate o da uomini del gruppo di potere o dai loro amici. E così la Chiesa è afflitta da problemi sempre più gravi, dei quali non è davvero difficile individuare la radice massonica.
Qualche esempio soltanto:
— si calcola che 5000 persone al giorno (v. El Mercurio 7/IX/1992) lasciano la Chiesa in America Latina per aderire alle sette, la cui diffusione è voluta e favorita dalla massoneria americana che fornisce alle sette imponenti sovvenzioni;
— il falso ecumenismo, che porta all’indifferentismo religioso, è stato programmato e voluto dalla massoneria e le grandi assemblee ecumeniche si fanno, con la collaborazione del New Age, che è un puro frutto della massoneria;
— le eresie oggi propagate «a piene mani» (Giovanni Paolo II) dagli stessi Pastori sono il frutto dell’infiltrazione massonica nel clero a partire dal secolo scorso;
— la laicizzazione degli Stati e dello stesso clero è stata programmata e voluta dalla massoneria;
— il «controllo delle nascite» che, sotto l’etichetta della «paternità responsabile» e con i cosiddetti «metodi naturali», oggi si insegna nel mondo cattolico in opposizione con la dottrina della Chiesa che vuole e benedice le famiglie numerose, è stato programmato e voluto dalla massoneria che, tramite i suoi organismi internazionali (ONU, FAO, ecc.), agita periodicamente il falso problema della sovrappopolazione mondiale (v. sì sì no no 15 febbraio 1991 p. 3 e, su Il Giornale 12/IX/1992 i dati offerti da Piero Gheddo).
La presenza, dunque, di un gruppo organizzato, che ferisce la Chiesa dall’interno e la blocca in organismi vitali, è una realtà così grave che è un dovere denunciarla per chi è al corrente dei fatti, per poco che abbia a cuore il bene della Chiesa.
Il gruppo, infatti, ha per fine primario, non il bene della Chiesa, ma quello proprio del gruppo e dei suoi associati; non serve la Chiesa, ma si serve della Chiesa e, per conseguire i suoi scopi, non esita ad asservire la Chiesa ad un «patron» esterno, ad essa nemico, che intende usarla, modificarla e trasformarla in un semplice holding (associata) di un potere più grande: il nuovo ordine o governo mondiale.
Il vertice
Se la base del gruppo di potere è costituita, come sempre accade in questo genere di gruppi, in gran parte da ambiziosi, arrivisti, carrieristi e da qualche debole ricattabile (il che non costituisce un bell’incitamento per il giovane clero destinato a servire la Chiesa, perché è altresì chiaro che coloro che sono estranei o in disaccordo con questo gruppo di potere vengono emarginati), il vertice è, invece, organico, strategico e qualificato, guidato da persone eminenti con le classiche caratteristiche del «goodfather number four» («padrino numero quattro»).
Una grande speranza differita
L’allontanamento di sua ecc.za Achille Silvestrini nel giugno 1988, la successiva partenza di mons. Giovanni Coppa per la nunziatura di Praga in Cecoslovacchia (benché non abbia gradito affatto questa nomina e pensi a ritornare a Roma), l’accettazione delle dimissioni di Casaroli da Segretario di Stato e la nomina del suo successore, che non è stato uno della «terna» sperata da Casaroli, il quale avrebbe voluto un suo pupillo per andar via senza andar via (cfr. si sì no no 15 marzo 1991, p. 3), il pensionamento del card. Ugo Poletti del Vicariato di Roma: tutto questo aveva suscitato qualche speranza: sembrava che almeno in parte incominciasse a sfaldarsi il granitico ed organizzato gruppo di potere di cui sopra. Invece queste luci di speranza sembrano essersi affievolite e la speranza è differita. Non è solo al ritorno della vecchia guardia che noi assistiamo, ma al ritorno di quella vecchia guardia rafforzata.
«Il ritorno»
Con ragione Avvenire ha intitolato «Il ritorno» la nomina di Silvestrini a prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Forse per alcuni questa Congregazione ha poca importanza ma non è così. Come importanza, essa viene subito dopo l’ex Sant’Uffizio. Infatti, i cattolici di rito orientale si trovano un po’ dappertutto nel mondo, e spesso queste comunità hanno un proprio Vescovo. È dunque un errore pensare che il potere di questa Congregazione sia limitato alla dimensione geografica dell’Oriente: il suo potere va dall’ex URSS agli USA, dall’India al Canada e a tutto il Medio Oriente, con la possibilità di nominare Vescovi in tutto il mondo. La Congregazione per le Chiese Orientali è potente anche perché dispone di ingenti possibilità economiche, di donazioni, di profitti e di aiuti provenienti specie dagli ex protettorati francesi.
I tempi sono cambiati. E gli uomini?
Come avere fiducia in Silvestrini, che, per anni ha fatto il gioco degli uomini di una «struttura», che oggi egli stesso definisce «antiumana e antireligiosa», che per anni ha preferito ascoltare ed essere «aperto» ai capi di una chiesa scismatica venduta al K.G.B. (v. Espresso 15/11/1992), disprezzando i veri pastori e i credenti del blocco sovietico, restati fedeli a Roma? Come avere fiducia in una persona che, con il pretesto di ottenere la «libertà religiosa» in un sistema antireligioso (il che è un assurdo), è stata pronta ad utilizzare l’ingiustizia, che non ha esitato ad assumere presso la Santa Sede uomini legati al K.G.B., al punto da inquietare gli stessi servizi segreti italiani? (v. «Spie del K.G.B. in Vaticano» La Repubblica 15/16 marzo 1992; sì sì no no 31 maggio 1987, p. 1).
Oggi la stessa persona, a proposito del crollo del comunismo, scrive che gli «ultimi undici anni di storia... hanno cambiato il mondo e hanno sepolto, speriamo definitivamente, una struttura antiumana e antireligiosa, che sembrava granitica, inattaccabile, per di più al riparo di un gigantesco armamento nucleare» (prefazione di Achille Silvestrini al libro: L’URSS, un impero in frantumi). Quale valore hanno oggi queste parole? E 20 anni fa, o almeno 10 anni fa, che avremmo voluto sentire questo giudizio sul comunismo da parte di chi con la sua politica aveva asservito la Chiesa a quel regime in quei Paesi orientali. Queste parole mostrano oggi solo la fretta di mettersi dalla parte del vincitore.
Accortamente, e non senza adulazione, Silvestrini nello stesso luogo non manca di mettere in evidenza il ruolo del Papa nel crollo del potere sovietico. È in questo, duttilmente, si distacca dal suo maestro in Ostpolitik, Casaroli, che, invece, come vedremo, non riesce a rassegnarsi davanti alla nuova situazione mondiale.
I frutti dell’Ostpolitik nell’ultimo Sinodo europeo
Nell’ultimo Sinodo europeo, certi capi ancora influenti della Chiesa ortodossa, già legati al K.G.B., non si sono soltanto rifiutati di venire a Roma, ma hanno insultato pubblicamente la Chiesa cattolica. Come spiegarlo se nei lunghi anni bui, l’Ostpolitik di Silvestrini aveva facilmente trovato accordi con loro?
Per l’utopia casaroliana che il comunismo dovesse essere perpetuo, Casaroli e Silvestrini si sono sottomessi ai regimi comunisti e perciò hanno accettato nomine infamanti di vescovi e responsabili delle varie Chiese locali. Basti ricordare quello che scriveva il padre Ulisse Floridi S.J. in Mosca e il Vaticano: «Dopo molti tentativi e trattative, l’arcivescovo Casaroli riuscì, durante il 1973, a convincere il governo ungherese a riconoscere quattro vescovi cecoslovacchi: uno di loro, il vescovo Josef Vrana di Olomouc, era il presidente del movimento “Pacem in terris”, già movimento di “Sacerdoti per la pace” patrocinato dal governo».
Casaroli gli chiese il minimo: di dare le dimissioni dal movimento “Pacem in terris”, ma molti hanno dubitato del valore di questo gesto: di fatto, «mons. Vrana non ha rispettato il suo impegno, e continua a dirigere il movimento pro-governamentale “Pacem in terris”» (A l’Est du Vatican, di Ernest Milcent, 1980). Inoltre, Casaroli e Silvestrini, al fine di essere ben visti dal regime, si prestarono passivamente non soltanto a dialogare, ma anche a favorire i potenti prelati ortodossi legati al K.G.B.
Oggi che il regime è crollato, questi medesimi prelati pretendono di restare tuttora gli interlocutori privilegiati di Roma e non accettano che la Chiesa cattolica locale sia messa su un piano di uguaglianza, e ancor meno che sia privilegiata rispetto a loro dalle autorità romane. È dunque il comportamento dei capi ortodossi in occasione del Sinodo europeo, e soltanto la conseguenza di un’annosa Ostpolitik completamente sbagliata.
Gli uniati nelle mani di Silvestrini
Oggi la Congregazione per le Chiese Orientali si trova al centro di problemi importanti per la Chiesa, come quello degli uniati, cioè dei cattolici di rito orientale che hanno resistito alla pretesa del regime di incorporarli d’ufficio nella Chiesa ortodossa scismatica. Poveretti! Che cosa possono sperare quando per anni la politica della Santa Sede o, meglio, l’Ostpolitik di Casaroli e Silvestrini li ha considerati come l’ostacolo maggiore al dialogo ecumenico con la Chiesa scismatica di Mosca e al dialogo con i politicanti della Russia bolscevica? Hanno sofferto sotto il potere comunista ed oggi la persecuzione è molto più dolorosa perché viene da uomini di quella stessa Roma, alla quale sono restati eroicamente fedeli, che per motivi ecumenici, non vogliono più trattare ufficialmente da scismatica la Chiesa ortodossa di Mosca né accusarla di aver spogliato ingiustamente gli uniati di ogni cosa. L’intervento chiaro del Segretario di Stato durante l’ultimo Sinodo a proposito dei cattolici nella Russia, è stato ben presto dimenticato, mentre dovrebbe essere il punto di partenza per regolare i rapporti fra il Vaticano e la Russia, fra i cattolici e gli ortodossi. Non si farà niente di duraturo e di serio senza una base storica veritiera e senza giustizia.
In realtà per i cattolici della Russia incomincia un nuovo e più doloroso calvario: allorché il regime comunista e la cortina di ferro sono crollati, ed essi avrebbero potuto sperare di conseguire la sospirata libertà per l’esercizio del culto, per l’insegnamento religioso, per il loro apostolato ecc., si trovano, invece, con la nomina di Silvestrini alla Congregazione per le Chiese Orientali, gettati nelle mani degli antichi complici dei loro persecutori. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che Silvestrini, insieme a Casaroli, ha fatto di tutto per far tacere e, se possibile, far uscire dal loro Paese tutti i grandi cardinali dell’Est: Wyszynski, Slipyj, Mindszenty, Beran e che tutti questi grandi principi della Chiesa furono eroi e martiri non soltanto della persecuzione comunista, ma ancor più della persecuzione e del tradimento dei responsabili dell’Ostpolitik.
Il Libano nelle mani di Silvestrini
Ormai il Libano è venduto alla Siria per il silenzio della Santa Sede e si può dire anche con la complicità degli uomini della Chiesa. In questo caso Silvestrini porta direttamente una grave responsabilità: è lui che ha negoziato personalmente con la Siria la nomina dell’attuale patriarca maronita Sfeir, dopo aver emarginato l’arcivescovo di Tiro, sua ecc.za mons. Khaury. Silvestrini, che a quell’epoca usciva raramente dal Vaticano, ne usci appunto per questo scopo (v. sì sì no no 15 febbraio 1990, p. 3).
Che cosa i cristiani del Libano possono oggi sperare da Silvestrini, che è stato il principale responsabile della disfatta del loro paese? Poco o niente. Anche perché, dopo la disastrosa politica di Silvestrini, la situazione è pressoché irreparabile. E così oggi vediamo un numero sempre più crescente di cristiani libanesi lasciare il proprio Paese. La cristianità del Libano è la più forte dell’Oriente e, una volta crollata la Chiesa cattolica nel Libano, la religione cristiana sparirà da tutto l’Oriente, come già sta accadendo in Israele, dove i cristiani sono sempre meno numerosi.
Silvestrini e Israele
Una delle ultime iniziative del prefetto dell’Orientale è la creazione di una commissione bilaterale permanente di lavoro tra Santa Sede e Israele (L’Osservatore Romano 31/VII/1992). Nella commissione ritroviamo tutti gli amici di Silvestrini: Claudio Celli, Andrea Cordero di Montezemolo, Marco Brogi, Luigi Gatti. È fin troppo facile prevedere che finirà come è finita per il Concordato italiano: con un tradimento e un disastro.
Potere ufficiale e potere reale
Il potere di Silvestrini non si limita al potere conferitogli ufficialmente dalla sua carica di Prefetto dell’Orientale, Silvestrini è anche il perno di quel gruppo di potere di cui abbiamo parlato all’inizio. Per valutare perciò appieno il significato del suo «ritorno», bisogna tener presente anche l’estensione del potere occulto, ma reale di Silvestrini (v. organi di stampa già citati).
Casaroli in pensione?
Se Silvestrini ha potuto celebrare il suo «ritorno», Casaroli non si considera affatto in pensione. E ora apriamo una parentesi.
Per anni, senza la minima attenzione e delicatezza, Casaroli e Silvestrini hanno rimosso e dimesso tanti prelati in nome della santa obbedienza alla Chiesa. Come scusarli oggi del disordinato attaccamento dimostrato da entrambi alla propria carriera? Silvestrini, benché promosso prefetto della Segnatura Apostolica, si mostrò inconsolabile di dover lasciare la Segreteria di Stato, e per consolarlo di questo doloroso passo nella sua carriera ecclesiastica, fu necessario che lo stesso Giovanni Paolo II andasse a pranzo nel suo appartamento. Inoltre affinché il trauma non fosse eccessivo, Silvestrini ha conservato contro ogni prassi, il suo appartamento di Segretario delle Relazioni con gli Stati.
Quanto a Casaroli, per ben due anni dopo il pensionamento, ha conservato l’appartamento di Segretario di Stato in attesa di sistemarsi in un degno appartamento nella Città del Vaticano. Dopo aver tentato di sfrattare almeno in parte gli Abissini dal seminario al centro dei giardini vaticani, dato loro da Pio XI, Casaroli si è fatto costruire ex novo un appartamento sul terrazzo del Palazzo San Carlo.
Benché si lamenti di essere quasi dimenticato, non più consultato, né invitato, non per questo Casaroli è scomparso dalla scena e la parte che vi recita continua a non essere edificante.
In occasione del 75° anniversario di Fatima, Casaroli ha cercato di appropriarsi della presidenza dei festeggiamenti e del Congresso internazionale sul tema «Fatima e Pace», così che il Papa quasi all’ultimo momento è stato costretto ad inviare il card. Sodano come cardinale Legato per cercare di minimizzare il ruolo dell’ex Segretario di Stato. Casaroli in quell’occasione è stato circondato da relatori come il vescovo rosso dom Helder Camara, e il celebre liberazionista marxista Joseph Comblin, belga, ma vivente in Cile e in Brasile.
Il 16 luglio 1991, Casaroli consacrò vescovo il suo segretario personale mons. Felix del Blanco Prieto, nonostante la motivata opposizione dell’episcopato spagnolo. Poi accompagnato dal novello vescovo andò in Guatemala, Paese con il quale evidentemente ha dei rapporti privilegiati, per inaugurare una casa per sacerdoti anziani, intitolata appunto all’eminentissimo card. Agostino Casaroli. «Cercando di spiegarsi i motivi per i quali si era scelto il suo nome — scriveva L’Osservatore Romano dell’11/VII/1991 — per la benemerita opera in favore dei sacerdoti anziani, il cardinale Casaroli si è così espresso: “Non saprei a cosa attribuire questo... se non al desiderio di onorare il Papa, al quale, per tanti anni, è stato vincolato il mio nome, quale quello di un collaboratore se non degno per lo meno — questo sì — pienamente fedele e desideroso di servirlo nel migliore dei modi, per il bene della Chiesa e in favore dell’umanità, in particolare nella causa della pace tra i popoli e della cooperazione internazionale per il progresso — come suol dirsi — di ogni uomo e di tutti gli uomini». Discorso più degno di un membro della trilaterale o della massoneria che di un cardinale di Santa Romana Chiesa.
Infine Casaroli viaggia di continuo per tenere conferenze. È stato a Lavarone e a Siena il 17 marzo u.s. Tema delle conferenze: la sua personale esperienza come inventore dell’Ostpolitik.
Virgilio Noè: promoveatur, sed non amoveatur
Sotto Paolo VI, in curia si diceva che il Papa era affiancatto sia all’altare, sia al suo tavolo di lavoro, sia nel suo appartamento privato da tre «fratelli… della stessa parrocchia». Del card. Villot è noto che il padre e il nonno erano massoni e che lui stesso aveva amici intimi nella massoneria; il nome di mons. Macchi figura nella famosa «lista» degli ecclesiastici accusati di affiliazione alla massoneria ed ha colpito in Vaticano la fretta con cui, la notte stessa della morte di Paolo VI, ha portato via la roba del defunto Papa; di mons. Noè, che si considera il vero erede di Paolo VI, L’Expresso del 3 agosto 1975 scriveva: «Il più infido degli antichi collaboratori di Bugnini… azzimato maestro delle cerimonie, che da anni segue come un’ombra Paolo VI durante ogni suo rito pubblico» (citato da 30 Giorni maggio 1992) e a tutti è noto il motivo dell’allontanamento di Bugnini da Roma: «l’accusa di appartenere alla massoneria» (vedi 30 Giorni maggio 1992 e giugno 1992).
Comunque stiano le cose, è legittimo domandarsi per quali motivi Virgilio Noè abbia fatto una così rapida carriera. La Santa Sede, qualche anno fa, ha cercato di allontanarlo da Roma, col nominarlo vescovo nell’Italia del Nord, ma lui ha rifiutato, ben deciso a restare in Vaticano. Che cosa gli abbia fatto meritare il cappello cardinalizio, visto che spesso si è reso persino odioso ai vescovi e anche ai cardinali che frequentano la Congregazione del Culto divino, non si sa. Per anni molti si sono chiesti come mai abbia tanto potere a segno che lo stesso Giovanni Paolo II a chi si era rivolto a lui per questioni liturgiche ebbe a dire: «per questo andate da Virgilio Noè», quasi a dire: — Non sono io che ho potere in questo campo.
Appena messo piede nella Basilica di San Pietro, ha accentrato nelle sue mani, tutte le cariche possibili: oltre ad essere cardinale arciprete di San Pietro, è vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro, Presidente del Comitato di Amministrazione della Fabbrica di San Pietro, Presidente dello Studio del Mosaico, membro della Congregazione per il Culto Divino e per la causa dei Santi (un voto sicuro per la causa di Paolo VI), Presidente della Commissione permanente per la tutela dei monumenti storici e artistici della Santa Sede, che ha come segretario sua ecc.za mons. Marchisano, ben noto nel ruolo di distruttore dei Seminari quando era sottosegretario alla Congregazione per l’educazione cattolica. Come mai tanto potere con tanti demeriti, particolarmente in campo liturgico? Almeno in questo caso il «promoveatur» non è stato un «amoveatur».
Pio Laghi, il protettore
Pio Laghi, altro membro preminente del gruppo di Brisighella (Faenza), è nato il 21 maggio 1922; è stato ordinato sacerdote nel 1946. Intensa la sua carriera diplomatica, iniziata in Nicaragua, proseguita a Washington e poi in India. Nel 1969 è consacrato vescovo e quindi viene inviato come Delegato Apostolico a Gerusalemme. Successivamente è Nunzio Apostolico a Cipro, in Grecia ed in Argentina.
A Buenos Aires pensava già alla nunziatura negli Stati Uniti, e perciò lasciava fare in gran parte al card. Primatesta per le nomine dei vescovi. Tuttavia si curò di far promuovere all’episcopato un gruppetto di amici del liberale, radicale, anticlericale Alfonsín, tra i quali il ben noto amico suo mons. Justo Oscar Laguna, vescovo di Morón; mons. Alcides Jorge Pedro Casaretto, vescovo di San Isidro; e mons. Emilio Bianchi di Carcano, vescovo di Azul.
Dopo una durissima battaglia sostenuta dai suoi amici di Brisighella e da mons. Giovanni Coppa, Pio Laghi ottiene finalmente la sospirata nunziatura di Washington, dove si fa cauto, ma efficace protettore dei vescovi demolitori della Chiesa in America: ogni volta che Roma ha incaricato Pio Laghi di qualche caso spinoso, l’inchiesta si è inevitabilmente insabbiata. Fu così per mons. R. George Weakland, già abate generale dell’Ordine Benedettino, divenuto arcivescovo di Milwaukee nel 1977, grazie ai buoni uffici di mons. Virgilio Noè, che a tal fine poté contare sull’appoggio degli amici Baggio, Marchisano e Macchi (Noè e Weakland hanno insegnato entrambi a Sant’Anselmo e sono in buoni rapporti, come conferma il fatto che Noè è andato a passare le sue vacanze presso mons. Weakland a Milwaukee).
Mons. Weakland sostiene ufficialmente i movimenti abortisti ed è convinto che «la sessualità sia l’autentico terreno di scontro per la Chiesa, come nei secoli passati è stata la scienza». Sacerdozio alle donne, spazio nella comunità ecclesiale per gli omosessuali, i divorziati, i concubini, per le donne che propugnano l’aborto e i contraccettivi, ecco la «Via Crucis» che il monaco benedettino, diventato arcivescovo, dice di incontrare ogni volta che esce dal suo ufficio; perciò si lamenta: «Il papa dovrebbe ascoltarci. Invece, lo si vede una volta ogni tanto, una benedizione e a casa». (Il Corriere della Sera 30/III/1992). Al New Yorker aveva confessato: «Mi sono innamorato varie volte» e adesso spiega al Corriere della Sera: «È vero: ho detto di essermi innamorato. Il celibato non ci trasforma in esseri asessuati [la scoperta!]. Il vero celibato — e capirlo salverebbe tanti giovani sacerdoti — è un modo di affermare la nostra natura umana, non reprimerla. La vera castità vuol dire innamorarsi, accettare mentre ci si innamora e rinnovare il proprio voto di celibato». Proprio così! Ma Laghi e Noè gli sono amici e proteggono questo Pastore scandalizzatore (v. sì sì no no 30 settembre 1987 p. 1).
Su Joseph Ferrario, vescovo di Honolulu, che ha fatto scandalo per la sua condotta, il nunzio Pio Laghi fu ripetutamente avvertito per lettera, ma che fece? Nulla.
Eugene Marino è l’ex arcivescovo di Atlanta, che ha lasciato tutto per una donna. «Monsignor Laghi — scriveva la Repubblica — conosce assai bene l’ex arcivescovo di Atlanta. Fu lui, nella sua veste di diplomatico e di rappresentante personale del papa negli Stati Uniti, a indicarlo alla guida della diocesi di Atlanta… “Non so se quella vicenda possa essere nata dall’amore, ma quando si è vulnerabili — spiega Laghi — di fronte a certe situazioni, che possono aprire anche la strada dell’erotismo [si noti la distinzione stabilita tra “amore” ed “erotismo”], è difficile tornare indietro. È uno dei pericoli a cui vanno incontro i pastori quando, nell’esercizio della loro missione, per aiutare chi è nel bisogno, devono ascoltare, contattare e instaurare rapporti con tante persone. Ma quando il cuore entra nella sfera della vulnerabilità, diventa tanto più difficile, anche per i vescovi. È umano». (Repubblica 28 agosto 1990). Tutto è tutti, dunque, vergognosamente e pubblicamente scusati da Pio Laghi, che aggiunge scandalo a scandalo.
Altro caso famoso è sua ecc.za mons. Raymond Gerhardt Hunthausen, fino al 21/VII/1991 arcivescovo di Seattle (USA). Come arcivescovo, sosteneva la messa per gli omosessuali. La Santa Sede si occupò del caso, nominandogli un ausiliare nella persona di mons. Donald William Wuerl. Hunthausen si irrigidì e il nunzio Laghi fece ritirare... l’ausiliare nominato da Roma nella sua diocesi di provenienza (v. sì sì no no 30 settembre 1987 p. 1).
Un altro protetto di Laghi è sua ecc.za mons. Kenneth Edward Untener, superiore del seminario di Detroit, dove faceva cineforum per i seminaristi con… film pornografici. Per lui il Papa non è il Vicario di Cristo, ma soltanto il successore di Pietro, un primus inter pares. Per tanto merito, mons. Untener è oggi vescovo di Saginaw (USA).
Dopo quasi 10 anni di nunziatura negli Stati Uniti, Pio Laghi incominciò a venire a Roma per farsi la campagna elettorale. Diceva praticamente che era ormai pronto ad assumere incarichi importanti nella Curia Romana, sostenuto in questo dai vaticanisti della stampa casaloriana e della ditta «Belleri» di cui diremo appresso. Ma gli è andata male: il posto di Casaroli da lui tanto sperato è sfumato ed oggi fa, a malincuore, il prefetto dei Seminari...
***
A Silvestrini, Casaroli, Noè, Laghi sono da aggiungere altri nomi importanti, cui facciamo solo cenno qua e là, nonché una rete di amici della quale illustriamo a parte la vastità.
In vista del Conclave
Dopo l’ultimo Sinodo, che è stato occasione di una riunione segreta sull’Aurelia in vista del futuro conclave, il gruppo di potere si muove con una certa fretta, come se tutto dovesse arrivare presto.
Silvestrini agisce senza molta discrezione in tal senso e cerca di farsi degli amici anche tra i cardinali di idee opposte. Così cerca di farsi amico il card. Biffi ed usa della stessa strategia con altri cardinali, approfittando di tutte le occasioni per curare o, meglio, «curare» la propria immagine: conferenze, commemorazioni, congressi, adunanze, messe ecc. ecc. È questo secondo il suo vecchio principio: «utilizzare gli uomini di destra per fare una politica di sinistra».
Per ora, in vista del conclave, si fa uso di una doppia strategia: destabilizzare il potere dell’attuale Pontefice ed accaparrarsi dei posti-chiave. Basta leggere che cosa scrivono sulla stampa italiana ed estera i vaticanisti del gruppo di potere circa le eventuali dimissioni di Giovanni Paolo II e i possibili papabili.
L’altra manovra consiste nell’accaparramento delle nomine, allo scopo inizialmente illustrato di assicurarsi in conclave il quorum necessario per bocciare o eleggere il futuro Papa. Il gruppo di potere è fondato in realtà sull’alleanza di gruppi di diversa provenienza e su una rosa di nomi «eccellenti», che occupano posti-chiave per la nomina di vescovi. Basti pensare che Silvestrini, Casaroli, Laghi, Poletti, Martini, Giordano sono tutti membri della congregazione per i vescovi. Vecchi del mestiere, sanno come far giocare tutta la loro influenza per ottenere la nomina dei loro candidati.
Essi possono contare, inoltre, su vari amici: da Gianni Sodi, ex segretario di Baggio e capoufficio della congregazione dei vescovi, a Gemiti, capoufficio anche lui nella medesima congregazione per i vescovi, al nunzio in Italia Furno. Se si pensa che tra pochi mesi, in Italia saranno libere le due prestigiose sedi cardinalizie di Genova e Palermo e che la nomina dei futuri cardinali è di fatto in tali mani, il futuro della Chiesa in Italia si profila ancora più cupo. Né meno cupo si profila il futuro della Chiesa nel mondo, se si riflette che la meta ultima di tante manovre è il seggio stesso del Successore di Pietro.
E. M.
LA RETE
Il Segretario di Stato card. Sodano ha come segretario personale l’ex segretario di Silvestrini, mons. Riccardo Fontana; il che significa che non c’è udienza o telefonata, per non parlare delle cartelle più o meno importanti o anche riservatissime, che non passi nelle mani dell’ex segretario di Silvestrini.
b) In Segreteria di Stato
Sua ecc.za mons. Jean Louis Tauran, Segretario per i Rapporti con gli Stati, oltre ad essere stato personalmente collaboratore di Silvestrini, ha come suoi collaboratori Claudio M. Celli, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, e Alain Lebeaupin, entrambi amici intimi di Silvestrini. Basti dire che Celli ha fatto nominare nunzio apostolico in Angola e dunque vescovo quel mons. Felix del Blanco Prieto, segretario personale del card. Casaroli, alla cui nomina lo stesso episcopato spagnolo si era opposto.
c) Alla nunziatura di Roma
Casaroli e Silvestrini avevano alla nunziatura di Roma presso lo Stato italiano un loro fedelissimo nella persona di sua ecc.za mons. Luigi Poggi, che ha potuto aiutarli a nominare in Italia vescovi della loro stessa linea. Basti pensare all’attuale vescovo di Vicenza, Pietro Nonis, che veniva periodicamente a Roma per incontrare Silvestrini, il quale, a sua volta, in uno dei suoi rari spostamenti, si è mosso per la consacrazione episcopale di Pietro Nonis, nonché vicario generale di Ivrea, Arrigo Miglio, che è almeno il terzo «uomo» del vescovo «rosso» Bettazzi ad essere elevato all’episcopato. Attualmente Poggi, con la sua nomina a prefetto della Biblioteca Apostolica e dell’Archivio Vaticano, è sulla via del cardinalato e dunque è futuro elettore (se non eleggendo) al prossimo conclave.
Il suo successore alla nunziatura italiana è Carlo Furrno, ex collega di Silvestrini all’Apollinare, che, dopo aver rovinato per anni il Perù (dopo Poggi), per 7 anni il Libano e per 10 il Brasile, arrivò ora a Roma.
Il Perù è stato rovinato da Poggi e Furrno ed oggi sulla medesima strada si trova l’Italia per l’avvicendarsi delle medesime persone.
d) In Vaticano
In Vaticano si sono tutti i vecchi amici. Dino Monduzzi di Brisighella, molto chiacchierato (v. sì sì no no 15 novembre 1985 p. 2, 31 dicembre 1986 p. 2, e 15 gennaio 1987 p. 4), eppure tuttora responsabile, come prefetto della Casa Pontificia, delle udienze papali e dunque sempre al fianco di Giovanni Paolo II durante le udienze e al fianco del suo segretario privato durante le cerimonie in San Pietro.
Quel che più conta, però, è che al filtro del Monduzzi passano tutte le richieste di udienza e che, come responsabile del loro svolgimento, a lui compete tracciare il profilo dei candidati alle udienze private e speciali e vigilare sul percorso del Santo Padre nelle udienze pubbliche e quindi su quanti lo avvicinano.
Poi il Belleri, anzi monsignor Gino Belleri (almeno stando all’annuario dell’Università del Laterano), proprietario e direttore della Libreria Leoniana (ed ora anche a capo della Libreria dell’Università del Laterano), sempre più impegnato nel suo ruolo di coordinatore tra ecclesiastici, giornalisti e gruppo di potere: la libreria Leoniana, all’ombra del Vaticano e in locali di proprietà della Santa Sede, oltre ad essere sempre aggiornata sulle ultime pubblicazioni più secolarizzanti, funziona da sala stampa parallela ed è il punto d’incontro e la centrale di diffusione di «buone informazioni», nonché delle notizie di «famiglia» (v. sì sì no no 31 maggio 1987 p. 4).
Mons. Renato Dardozzi di Biella, «ingegnere», come scrive l’Annuario Pontificio, continua la sua ascesa: vice postulatore per la causa di Beatificazione di Pio IX, membro del Pontificio Consiglio della Cultura, membro del Consiglio di Amministrazione della Libreria Vaticana, membro del Consiglio di Amministrazione del Centro Televisivo Vaticano, Segretario della Pontificia Accademia delle Scienze.
Mons. Antonio Macculli, pugliese, è minutante in pensione, ma, purtroppo, si occupa ancora delle cartelle importanti dell’America Latina, legato a Baggio da vecchia data. È molto informato e specializzato nell’insabbiare questioni che richiederebbero, invece, un deciso intervento.
Mons. Piero Marini, maestro delle Cerimonie, vecchio amico di Virgilio Noè, ed alunno di Balthasar Fischer, del disastroso Istituto Liturgico di Trevès in Germania (parla il tedesco) è considerato come il candidato del gruppo di potere alla successione di Mondazzi alla Prefettura della Casa Pontificia.
Mons. Vito Gentile, amico di Piero Marini, primo cerimoniere... con possibilità di successione (anche se questa possibilità si restringe sempre più con l’avvicinarsi dell’età pensionabile).
Mons. Gianni Sonda, segretario del card. Baggio quando questi era prefetto della Congregazione per i Vescovi (e che tuttora lo tiene aggiornato sugli affari di quella Congregazione).
e) Fuori del Vaticano
Anzitutto gli amici.
Sua ecc.za mons. Martini, salernitano, nunzio apostolico, osservatore presso l’ONU, accreditato presso l’UNFDAC (United Nations Food for Drug Abuse Control, l’organismo delle Nazioni Unite per la lotta agli stupefacenti) è legato a Silvestrini e Laghi. Un misterioso furto nel suo appartamento di Salerno suscitò vivo allarme negli ambienti della Santa Sede perché sembra che in quella circostanza siano stati sottratti parecchi documenti top-secret. Questo fatto lascia perplessi perché un gruppo americano — come è da presumersi — è venuto fino a Salerno a cercare dei documenti e perché Martino teneva dei documenti così importanti nel suo appartamento? (v. Il Giornale 8/IV/1990).
Mons. Arrigo Miglio fu alunno della Capranica sotto il rettorato di mons. Gualdrini, anche lui di Brisighella, oggi vescovo di Terni; godeva della piena fiducia del rettore, e si diceva che facesse parte del gruppo cripto-comunista di quel collegio, definito da Il Borghese (26 luglio 1953) «la fabbrica dei preti rossi» fu presentato ed accettato alla Pontificia Accademia dei nobili ecclesiastici, da dove fu senza meno espulso. Dopo questa disavventura, si rifugiò presso un amico del Gualdrini, il «vescovo rosso» di Ivrea mons. Bettazzi, che lo nominò vicario generale; con disprezzo per il clero locale, che avrebbe gradito Gigi Roj, anche lui ex alunno del Capranica. Attualmente il Miglio è vescovo di Iglesias. Durante il suo soggiorno romano frequentava la parrocchia di San Fulgenzio dove aveva occasione di incontrare Silvestrini.
Mons. Attilio Nicora, oggi vescovo di Verona, è stato precedentemente presidente del Comitato CEI per i problemi degli enti e beni ecclesiastici e presidente per il servizio della carità della Caritas Italiana. È arrivato a Verona grazie ai buoni uffici di Silvestrini, grato al Nicora per il lavoro compiuto in occasione della revisione del Concordato italiano, con la cessione di tutte le opere assistenziali ospedaliere (l. P. A. P.) alle Regioni.
Mons. Pietro Nonis, vescovo di Vicenza, amico del card. Silvestrini, è sostenuto dal card. Baggio, che «non ha mai negato le sue simpatie per l’ex prorettore dell’Università di Padova. E dichiara: - Nonis a Roma? Non ne sono informato, ma è molto probabile perchè ha tutte le carte in regola. E la cosa me farebbe molto piacere» (Il Mattino 15 dicembre 1991). Nonis attualmente nella CEI è presidente della Commissione per l’educazione cattolica, la cultura, la scuola e l’università. Certamente c’e chi lo vuole a Roma e fa di tutto per preparargli il posto. L’articolo di Il Mattino del 13 dicembre 1992 lo dimostra. Lui stesso non manca l’occasione per mettersi in vista, ad esempio con l’articolo del 17 maggio in prima pagina di Avvenire con ampi elogi per Giovanni Paolo II.
Sua ecc.za mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo ha un curriculum piuttosto lungo e nutrito.
Insieme con mons. Renato Martino, presiedette sotto Paolo VI una commissione, che avrebbe approvato l’ordinazione sacerdotale delle donne, se non fosse intervenuto il Maestro dei Sacri Palazzi, il cardinale Ciappi.
Come sottosegretario della Commissione Iustitia et Pax, Cordero Lanza di Montezemolo ha promosso e copresieduto Sodepax, una commissione mista con la partecipazione del cosiddetto movimento delle Chiese di Ginevra, dalla quale commissione sono stati favoriti e sostenuti in America Latina, Africa, Filippine, Indonesia, movimenti radicalmente rivoluzionari, finché i risultati disastrosi per la Chiesa cattolica non hanno suggerito la soppressione di detta commissione.
Successivamente, grazie agli amici Casaroli e Silvestrini, Lanza di Montezemolo fu nominato nunzio in Nicaragua, dove stabilì intese con i sandinisti e i preti marxisti contro la Chiesa cattolica locale e perseguitò l’allora vescovo Obando Bravo.
Oggi è delegato apostolico a Gerusalemme e capo della delegazione della Santa Sede per la commissione bilaterale permanente di lavoro tra Santa Sede e Israele. Quali nuovi guai si appresta a combinare ai danni della Chiesa?
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Questi gli amici. Fuori del Vaticano, però, Silvestrini lavora ad accrescere la sua influenza col farsi nuovi amici, anche tra i cardinali di idee opposte. Così, ad esempio, da qualche anno Silvestrini non manca l’occasione di incontrare il card. Biffi nella sua sede di Bologna o a Roma. Addirittura il 29/IV/1992 scriveva:
«Il 14 gennaio il card. Biffi, arcivescovo di Bologna, ha celebrato con il card. Silvestrini una messa per gli emiliani eccellenti che abitano Roma e fanno parte dell’esclusivq Arciconfraternita dei Bolognesi. Al termine della messa, ha avuto luogo una cena privata nell’appartamento del card. Silvestrini con il card. Biffi e pocchi “eletti”».
Laghi e il gruppo inglese
Infine, il card. Pio Laghi può contare a Roma su un folto gruppo di amici di lingua inglese, legato al card. Hume (amico di Noè).
Mons. Michael Sharkey, (Birmingham) della congregazione per l’educazione cattolica, è l’uomo di fiducia del card. Hume a Roma: fa da trait d’union tra Hume e Laghi e dà lezioni su Newman alla Gregoriana.
Philip Rosato S. J., americano, professore all’Università Gregoriana, dove dà lezioni sull’Eucaristia e il sacerdozio. Astuto e prudentissimo nelle sue pubblicazioni, in realtà non crede alla transustanziazione, ma insegna la «transcreazione» e sostiene che il celibato sacerdotale, di istituzione ecclesiastica, è oggi un ostacolo per la Chiesa...; è in favore del sacerdozio alle donne: le sue posizioni sono talmente estremiste che gli stessi alunni si levano a contestarle durante le lezioni.
Mons. Mc Donald Kevin (Birmingham) del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani.
Mons. Chester Bryan (della diocesi di Arundel and Brighton) minutante della Segreteria di Stato, discreto protettore di questo gruppo di lingua inglese.
Padre Marc Butlin, inglese, professore a Sant’Anselmo, carissimo amico di Hume; appoggiato da Sharkey, gira in talare e mira a fare da direttore spirituale in tutti i collegi di lingua inglese: il suo più grande dispiacere, però, è che i seminaristi di lingua inglese sono ancora troppo «conservatori».
Altri amici di Laghi sono mons. John Gavin Dolan (di Albany), ausiliare dell’Ordinariato Militare per gli Stati Uniti d’America, e membro della Catholic Near East Welfare Association (Consociatio Cattolica pro Medio Oriente) e mons. Giovanni Tonucci (di Fano), nunzio apostolico in Bolivia, ex segretario di Silvestrini al Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa ed ex segretario di Laghi a Washington.
The G.
Carlos Vazquez Rangel, Gran Commendatore del Supremo Consiglio della massoneria messicana, è da 30 anni fratello di loggia e confidente dell’annunciato ambasciatore del Messico presso la Santa Sede, Enrique Olivares Santana, Gran Maestro della massoneria messicana, membro attivo della gran loggia della Valle di Messico e, in qualità di massone «il più distinto degli ultimi anni», militante d’onore nella massoneria di Rito Scozzese e in quella di Rito Nazionale Messicano. Nel commentare la nomina presso la Santa Sede del suo «fratello massone» Vazquez Rangel ha dichiarato: «Certamente troverà il [in Vaticano] molti reazionari, ma anche molti fratelli massoni: negli otto quartieri che formano il territorio del Vaticano funzionano quattro logge massoniche. Alcuni degli alti funzionari del Vaticano sono massoni. Appartengono, come noi, al Rito Scozzese, ma in forma indipendente. Anche nei Paesi dove la Chiesa non può operare, essi esplicano la loro attività segretamente, tramite le logge» (dalla rivista messicana cattolico-progressista Proceso 832 del 12 ottobre 1992).