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venerdì 14 agosto 2026

LA QUESTIONE SOCIALE E L'EPISCOPATO CATTOLICO - MONS. GIUSEPPE BALLERINI

 


LA QUESTIONE SOCIALE E L'EPISCOPATO CATTOLICO

Mons. Giuseppe Ballerini

Rivista Internazionale di Scienze Sociali
 e Discipline Ausiliarie
 Vol. 14, Fasc. 53
Maggio 1897 

Più di un mezzo secolo fa un uomo d'eletto ingegno scriveva:

«Come volete voi che gente che non sa nè come, nè perchè sia a questo mondo, sappia ciò che deve far della vita? E come volete che, non sapendo ciò che debba far della vita, sappia poi come debbasi costituire, ordinare e dirigere la società? Chi ignora il destino dell'uomo, ignora quello della società; e chi ignora il destino della società, non è in grado di organizzarla. La soluzione del problema politico sta tutta in una fede morale e religiosa. Questa fede oggi manca; e fino a tanto che essa non sarà trovata, tutte le rivoluzioni materiali immaginabili non potranno giovare a nulla. Il segreto della condizione presente sta tutto in ciò.» [1]

Quello che il Jouffroy asseriva al suo tempo della questione politica, a maggior ragione dobbiamo noi oggi ripetere della questione sociale. «Il segreto della condizione presente è tutto nella mancanza di una fede e nella necessità di ritrovarla.» Ne sentons-nous pas tous vaguement, si chiedeva testé il De Pressensé nella Revue des Deux-Mondes del 15 febbraio, qu'il s'est passé quelque chose de tragique dans l'âme de ce peuple, qu'il a perdu la foi?

La società aveva già trovata da molti secoli questa fede in seno al Cristianesimo ed alla Chiesa cattolica, ed in questa fede aveva pur trovato il principio e la radice di ogni giustizia [2] non solamente spirituale ed interiore, ma pur anco sociale ed esteriore. Ma oggi non è più così. Tutto si è messo in opera e tutto si è fatto congiurare allo scopo di sradicare la fede dal cuore dei popoli; la scienza e le lettere, le arti e la storia, l'istruzione e l'educazione, la stampa e la scuola – e tutto ormai fu dissacrato e scristianeggiato nella società – le istituzioni e le amministrazioni, le leggi e i tribunali, il matrimonio e la famiglia, in una parola, tutte le funzioni della vita umana, dalla nascita alla morte. Non mai come nel nostro secolo si è verificato alla lettera Vastiterunt reges terrae et principes convenerunt in unum adversus Dominum et adversus Christum eius, perchè non mai come nel nostro secolo i pubblici poteri furono più docili strumenti dell'empia setta che ha giurato il nolumus hunc regnare super nos.

«Si vogliono cancellare venti secoli di storia e di civiltà, hanno detto i vescovi lombardi nella loro splendida pastorale contro la massoneria ed il socialismo, per ricacciarci al paganesimo, per disfare ciò che ha fatto il cristianesimo e ricostruire l'uomo in quella indipendenza di pensieri, d'affetti, d'azioni, che è la peggiore delle schiavitù, perchè è il dominio delle passioni sulla nostra parte migliore.» [3] E tutto questo nel gergo moderno vuol dire progresso, civiltà, libertà!


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