Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Anno XV. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anno XV. Mostra tutti i post

lunedì 17 agosto 2026

LA POLITICA ECCLESIALE DEL «NON INTERVENTO» - SS NN - ANNO XV - 31 MARZO 1989 - N.06


ANNO XV - 31 MARZO 1989 - N.03
Quindicinale Cattolico
Antimodernista

LA POLITICA ECCLESIALE 

DEL «NON INTERVENTO»

Paolo VI beato?

Recentemente la Conferenza episcopale di un Paese dell'America Latina ha avanzato la proposta di beatificare Paolo VI. Decisamente bisogna aver perduto ogni amore alla Chiesa e alle anime e persino il comune buon senso per avanzare una siffatta proposta. Paolo VI beato! Sarebbe come dire che un Papa può santificare se stesso, venendo meno ai suoi doveri di Papa; il che è chiaramente assurdo: un Papa, non meno di una madre, di un padre di famiglia o di qualunque altro cristiano, si santifica attraverso il compimento dei doveri del proprio stato.

Paolo VI e la reazione antimodernista

Il 20 aprile 1970, su Epoca Pietro Zullino, sotto il titolo Coraggio, Papa Paolo!, scriveva: «Giovedi Santo, il Pontefice ha denunciato con parole amarissime le lacerazioni interne della Chiesa». L'articolista affermava che «la maggioranza del clero e dei cattolici rimane fedele al suo [di Paolo VI] insegnamento, ma la questione del celibato ecclesiastico minaccia di aprire una crisi dagli sviluppi imprevedibili». Elencava quindi alcuni esempi di «lacerazione»: «preti sconosciuti [e di nessun valore] e lontanissime suore anch'esse sconosciute e di nessun valore diventano celebri in un attimo»; «Issata la bandiera rossa sopra un seminario di Parigi retto dai Domenicani»; «Persino i gesuiti mettono in discussione l'autorità di Roma»; «l'ex-chirurgo francese Marc Oraison... si batte per la declericalizzazione dei sacerdoti e per l'abolizione del celibato. A Parigi, dove vive, egli capeggia un attivo movimento di preti modernisti»; «In Cile e Perù ci sono state clamorose defezioni di vescovi». Invece «Preti e laici italiani sembrano particolarmente tranquilli».

A questo punto l'articolista parlava della «reazione alla tendenza modernista»: «Pochi giorni fa, il Papa ha ricevuto dalla Germania una "lettera di fedeltà" con le firme di 1.600 Sacerdoti. Un documento analogo, con 240 firme, gli è giunto da Lione [il che è dir tutto!]. In Francia, i tradizionalisti stanno organizzando un movimento che si chiama "Rénovation de l'ordre chrétien" [e non era il solo: l'abbé Coache dirigeva il movimento Combat de la Foi, e per questo era stato espulso dalla sua parrocchia!]. In Italia sorge un'associazione similare che per insegna si è data il motto: "Fortes in fide"». Ed ecco l'osservazione conclusiva dello Zullino: «Ma non è sicuro che il Papa approvi le iniziative tradizionaliste: in fondo, esse contribuiscono solo a radicalizzare il conflitto». Purtroppo era vero: Paolo VI non gradiva la reazione antimodernista e i fedeli cattolici (cioè la maggioranza contro la minoranza proterva e aggressiva dei neomodernisti), che si rivolgevano a Papa Montini, come al Vicario di Cristo, cui Gesù ha commesso la custodia del Suo gregge, la difesa della dottrina rivelata e la conservazione della Chiesa, così come Gesù l'ha voluta, rimanevano immancabilmente senza risposta e senza sostegno.

domenica 16 agosto 2026

LA TRADIZIONE. IL CONCILIO E I «TRADIZIONALISTI» - SS NN - ANNO XV - FEBBRAIO 1989 - N.03

 



ANNO XV - FEBBRAIO 1989 - N.03
Quindicinale Cattolico
Antimodernista

LA TRADIZIONE, IL CONCILIO 

E I 

«TRADIZIONALISTI»

I

Il Concilio e la Tradizione

«Mons. Lefebvre non capisce la realtà della Tradizione. – Così nell'intervista concessa alla televisione italiana il card. Ratzinger – Il Santo Padre sia nella sua lettera scritta in occasione del tempo pasquale sia nel suo Motu Proprio ha indicato bene il concetto di tradizione e il fondamento del dissenso. C'è un'idea molto fissa di tradizione, una volta per tutte fissata in certe formule e tradizione che è un'idea vivente sempre ispirata ad una grande fedeltà, ma anche con il dinamismo dello Spirito Santo che sempre più ci induce nella verità» [1].

Ed ecco i testi cui fa riferimento il card. Ratzinger:

  1. «Mentre la prima tendenza [= i "progressisti"] sembra riconoscere come giusto ciò che è nuovo, l'altra [= i "conservatori" o "integristi"] invece vede il giusto soltanto in ciò che è "antico" ritenendolo sinonimo della Tradizione. Tuttavia non è l'"antico" in quanto tale, né il "nuovo" per se stesso che corrispondono al concetto giusto della Tradizione nella vita della Chiesa. Tale concetto infatti significa la fedele permanenza della Chiesa nella verità ricevuta da Dio, attraverso le mutevoli vicende della Storia. La Chiesa, come quel padrone di casa del Vangelo, estrae con sagacia "dal suo tesoro cose nuove e antiche" (cfr. Mt. 13,52) rimanendo assolutamente obbediente allo Spirito di verità che Cristo ha dato alla Chiesa come Guida divina. E la Chiesa compie questa delicata opera di discernimento attraverso il Magistero autentico (cfr. Lumen Gentium, 25)» [2].
  2. «La radice di questo atto scismatico è individuabile in una incompleta e contraddittoria nozione di Tradizione. Incompleta, perché non tiene sufficientemente conto del carattere vivo della Tradizione, "che – come ha insegnato chiaramente il Concilio Vaticano II – trae origine dagli Apostoli, progredisce nella Chiesa sotto l'assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali la meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità.

Ma è soprattutto contraddittoria una nozione di Tradizione che si oppone al Magistero universale della Chiesa, di cui è detentore il Vescovo di Roma e il Corpo dei Vescovi. Non si può rimanere fedeli alla Tradizione rompendo il legame ecclesiale con colui al quale Cristo stesso, nella persona dell'apostolo Pietro, ha affidato il ministero dell'unità nella sua Chiesa» [3].

Il monito coinvolge tutti coloro che, appellandosi alla Tradizione cattolica, resistono al nuovo corso ecclesiale. Esamineremo, perciò, alla luce della dottrina cattolica l'ortodossia della posizione dei cosiddetti «tradizionalisti». Tanto più che lo stesso Santo Padre, a conclusione, invita tutti i fedeli cattolici ad una «sincera riflessione circa la propria fedeltà alla Tradizione della Chiesa, autenticamente interpretata dal Magistero ecclesiastico, ordinario e straordinario, specialmente nei Concili ecumenici da Nicea al Vaticano II. Da questa riflessione, tutti devono trarre un rinnovato ed efficace convincimento della necessità di migliorare ancora tale fedeltà, rifiutando interpretazioni erronee ed applicazioni arbitrarie ed abusive, in materia dottrinale, liturgica e disciplinare» [4].


Post più popolari