LA QUESTIONE
SOCIALE E L'EPISCOPATO CATTOLICO
Mons. Giuseppe
Ballerini
Più di un mezzo secolo fa un uomo
d'eletto ingegno scriveva:
«Come volete voi che gente che non
sa nè come, nè perchè sia a questo mondo, sappia ciò che deve far della vita? E
come volete che, non sapendo ciò che debba far della vita, sappia poi come
debbasi costituire, ordinare e dirigere la società? Chi ignora il destino
dell'uomo, ignora quello della società; e chi ignora il destino della società,
non è in grado di organizzarla. La soluzione del problema politico sta tutta in
una fede morale e religiosa. Questa fede oggi manca; e fino a tanto che essa
non sarà trovata, tutte le rivoluzioni materiali immaginabili non potranno
giovare a nulla. Il segreto della condizione presente sta tutto in ciò.» [1]
Quello che il Jouffroy asseriva al
suo tempo della questione politica, a maggior ragione dobbiamo noi oggi
ripetere della questione sociale. «Il segreto della condizione presente è tutto
nella mancanza di una fede e nella necessità di ritrovarla.» Ne sentons-nous
pas tous vaguement, si chiedeva testé il De Pressensé nella Revue des
Deux-Mondes del 15 febbraio, qu'il s'est passé quelque chose de tragique
dans l'âme de ce peuple, qu'il a perdu la foi?
La società aveva già trovata da
molti secoli questa fede in seno al Cristianesimo ed alla Chiesa cattolica, ed
in questa fede aveva pur trovato il principio e la radice di ogni giustizia [2]
non solamente spirituale ed interiore, ma pur anco sociale ed esteriore. Ma
oggi non è più così. Tutto si è messo in opera e tutto si è fatto congiurare
allo scopo di sradicare la fede dal cuore dei popoli; la scienza e le lettere,
le arti e la storia, l'istruzione e l'educazione, la stampa e la scuola – e
tutto ormai fu dissacrato e scristianeggiato nella società – le istituzioni e
le amministrazioni, le leggi e i tribunali, il matrimonio e la famiglia, in una
parola, tutte le funzioni della vita umana, dalla nascita alla morte. Non mai
come nel nostro secolo si è verificato alla lettera Vastiterunt reges terrae
et principes convenerunt in unum adversus Dominum et adversus Christum eius,
perchè non mai come nel nostro secolo i pubblici poteri furono più docili
strumenti dell'empia setta che ha giurato il nolumus hunc regnare super nos.
«Si vogliono cancellare venti secoli di storia e di civiltà, hanno detto i vescovi lombardi nella loro splendida pastorale contro la massoneria ed il socialismo, per ricacciarci al paganesimo, per disfare ciò che ha fatto il cristianesimo e ricostruire l'uomo in quella indipendenza di pensieri, d'affetti, d'azioni, che è la peggiore delle schiavitù, perchè è il dominio delle passioni sulla nostra parte migliore.» [3] E tutto questo nel gergo moderno vuol dire progresso, civiltà, libertà!