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domenica 16 agosto 2026

LA TRADIZIONE. IL CONCILIO E I «TRADIZIONALISTI» - SS NN - ANNO XV - FEBBRAIO 1989 - N.03

 



ANNO XV - FEBBRAIO 1989 - N.03
Quindicinale Cattolico
Antimodernista

LA TRADIZIONE, IL CONCILIO 

E I 

«TRADIZIONALISTI»

I

Il Concilio e la Tradizione

«Mons. Lefebvre non capisce la realtà della Tradizione. – Così nell'intervista concessa alla televisione italiana il card. Ratzinger – Il Santo Padre sia nella sua lettera scritta in occasione del tempo pasquale sia nel suo Motu Proprio ha indicato bene il concetto di tradizione e il fondamento del dissenso. C'è un'idea molto fissa di tradizione, una volta per tutte fissata in certe formule e tradizione che è un'idea vivente sempre ispirata ad una grande fedeltà, ma anche con il dinamismo dello Spirito Santo che sempre più ci induce nella verità» [1].

Ed ecco i testi cui fa riferimento il card. Ratzinger:

  1. «Mentre la prima tendenza [= i "progressisti"] sembra riconoscere come giusto ciò che è nuovo, l'altra [= i "conservatori" o "integristi"] invece vede il giusto soltanto in ciò che è "antico" ritenendolo sinonimo della Tradizione. Tuttavia non è l'"antico" in quanto tale, né il "nuovo" per se stesso che corrispondono al concetto giusto della Tradizione nella vita della Chiesa. Tale concetto infatti significa la fedele permanenza della Chiesa nella verità ricevuta da Dio, attraverso le mutevoli vicende della Storia. La Chiesa, come quel padrone di casa del Vangelo, estrae con sagacia "dal suo tesoro cose nuove e antiche" (cfr. Mt. 13,52) rimanendo assolutamente obbediente allo Spirito di verità che Cristo ha dato alla Chiesa come Guida divina. E la Chiesa compie questa delicata opera di discernimento attraverso il Magistero autentico (cfr. Lumen Gentium, 25)» [2].
  2. «La radice di questo atto scismatico è individuabile in una incompleta e contraddittoria nozione di Tradizione. Incompleta, perché non tiene sufficientemente conto del carattere vivo della Tradizione, "che – come ha insegnato chiaramente il Concilio Vaticano II – trae origine dagli Apostoli, progredisce nella Chiesa sotto l'assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali la meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità.

Ma è soprattutto contraddittoria una nozione di Tradizione che si oppone al Magistero universale della Chiesa, di cui è detentore il Vescovo di Roma e il Corpo dei Vescovi. Non si può rimanere fedeli alla Tradizione rompendo il legame ecclesiale con colui al quale Cristo stesso, nella persona dell'apostolo Pietro, ha affidato il ministero dell'unità nella sua Chiesa» [3].

Il monito coinvolge tutti coloro che, appellandosi alla Tradizione cattolica, resistono al nuovo corso ecclesiale. Esamineremo, perciò, alla luce della dottrina cattolica l'ortodossia della posizione dei cosiddetti «tradizionalisti». Tanto più che lo stesso Santo Padre, a conclusione, invita tutti i fedeli cattolici ad una «sincera riflessione circa la propria fedeltà alla Tradizione della Chiesa, autenticamente interpretata dal Magistero ecclesiastico, ordinario e straordinario, specialmente nei Concili ecumenici da Nicea al Vaticano II. Da questa riflessione, tutti devono trarre un rinnovato ed efficace convincimento della necessità di migliorare ancora tale fedeltà, rifiutando interpretazioni erronee ed applicazioni arbitrarie ed abusive, in materia dottrinale, liturgica e disciplinare» [4].


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