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mercoledì 19 agosto 2026

MODERNISMO IERI E OGGI - SS NN - ANNO I - GENNAIO 1975

 


ANNO I - GENNAIO 1975 - N. 01
Quindicinale Cattolico
Antimodernista

MODERNISMO IERI E OGGI!


Giugno 1951 — «Palestra del Clero» esce con un numero speciale tutto dedicato a Pio X proclamato Santo da Pio XII.

I Santi anche dopo morte rimangono segno di contraddizione:
« segno d'immensa invidia
e di pietà profonda
e d'inesinguibil odio
e d'indomato amor ».

S. Pio X e la Chiesa

E San Pio X rifulge nella terna dei grandi pontefici con Leone XIII e Pio XII, per la Sua azione poderosa nel governo della Chiesa. Qui c'interessa appunto la Sua opera all'interno della Chiesa, opera che è il compito specifico del successore di Pietro, compito di vigile scolta e di Pastore supremo.
E c'interessa non per un motivo di ricerca erudita o di sentimento nostalgico, ma perché in essa tutto riflette, quasi immagine da nitido cristallo, lo stato attuale della Chiesa; la Chiesa oggi, come altri predilige esprimersi.
A tale scopo rileverò principalmente la documentazione offerta nel fascicolo suddetto di «Palestra del Clero» da Sua Ecc.za Mons. Girolamo Bortignon, Vescovo di Padova, Pio X e il modernismo e da Mons. Fortunato Giavarini, Pio X e la formazione del Clero. L'impressione prodotta dalla lettura dei vari studi, oltre quelli citati (Pio X sommo legislatore, del P. F. Cappello; Pio X e la musica sacra, di Mons. G. Anichini; Pio X e il catechismo, di S. Ecc.za Mons. N. Perini), è del tutto sconcertante: oggi si distrugge punto per punto quanto San Pio X costruì o ricostruì: la dottrina rivelata, la disciplina, il culto, il catechismo, i seminari: cioè tutto il tessuto connettivo della Chiesa cattolica.
Il funesto indirizzo già produce i suoi frutti.
Possiamo pertanto offrirne qualche esemplificazione. Pensate a un sacerdote alla Donat Cattin che senza alcuna formazione teologica, dopo esser sempre rimasto a casa, invece che in seminario, senza aver servito mai una Messa; si sia occupato soltanto di politica, ricavandone questa persuasione, divenuta quindi dogma e norma applicata con cieco fanatismo: con il comunismo — che si imporrà — si può trattare, si può ragionare; con la destra no. Egli ha sempre auspicato l'attuazione nella Chiesa del programma dei modernisti, divulgando in Italia l'umanesimo «cristiano» alla Loisy: con l'esaltazione del laicato e del femminismo a spese del sacerdozio.
Attualmente egli vede il suo trionfo, il trionfo del modernismo, dell'evoluzionismo teilhardiano, del marxismo. Una fatalità per la Chiesa!
Parallelismo storico
Ma veniamo al parallelismo. Allora ed oggi.
«La Chiesa, società umana e divina, è sempre malaticcia o sempre languisce di debolezza. Porta sempre in sé la morte del Signore Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel suo Corpo» (Newman). La Chiesa ha condannato i montanisti e i donatisti nell'antichità; i catari e gli albigesi nel medioevo; i protestanti e i giansenisti dell'età moderna: quanti, insomma, hanno preteso che essa non potesse esser formata che da giusti e dai predestinati. Talvolta però avviene che la somma delle miserie si ingrossa e si diffonde così che si deve parlare di una vera e propria malattia del Corpo mistico, che si chiama eresia, se ne è colpito l'insegnamento; scisma, se la disciplina; crisi morale, se la pratica di vita cristiana.
Una di queste malattie, insidiosa e letale, colpì la Chiesa proprio sotto il pontificato di Pio X: il modernismo, «somma di tutte le eresie». Il suo carattere distintivo è il proposito di riformare radicalmente il cristianesimo e la Chiesa sulla falsariga della cultura moderna, allo scopo di renderli accetti alla mentalità e rispondenti ai bisogni degli uomini dei nostri tempi.
Così ieri — così oggi, con la specificazione marxista-teilhardiana. La Chiesa nel medioevo accettò la metafisica aristotelica: oggi può accettare l'esistenzialismo, l'evoluzionismo, il marxismo! Ma se è vero che la Chiesa s'appropria e sfrutta quanto di buono può trovare nell'ambiente storico e geografico in cui vive, per meglio spiegare il messaggio di Cristo e renderlo attuale..., è pure vero che lo fa senza alterarne d'un apice l'essenziale caratteristico di religione rivelata e soprannaturale. La Chiesa fa suo il nuovo, che incorpora ed assimila facilmente nel suo complesso dottrinale rivelato; rigetta la novità contingente, che è inassimilabile. I modernisti, invece, come scrivevano nei loro «Programma», Roma 1908, pretendevano di «riavvicinare l'esperienza religiosa del cristianesimo ai dati della scienza e della filosofia contemporanea», sicché la Chiesa potesse «ricercare e contatti con gli uomini, riaprirsi la via verso le loro coscienze, rimuovere la diffidenza che la lontananza e gli errori hanno accumulato contro di Lei».
Scopo del Modernismo
Per raggiungere il loro scopo essi riducevano il cristianesimo ad un umanesimo, tipo massonico, una opera assistenziale, senza dogmi, senza soprannaturale: «La Chiesa e la società non possono incontrarsi sulla base della mentalità prevalente al Concilio di Trento e non possono intendersi mediante il linguaggio medioevale».
«Il modernismo pertanto non investì un punto particolare della dommatica ufficiale e non insorse contro una particolare regola della disciplina cattolica... ma si può benissimo ritenere che i suoi fautori furono mossi soprattutto dalla consapevolezza dell'incompatibilità assoluta tra alcune, molte anzi delle posizioni della dommatica cattolica ufficiale, quale era uscita dai Concili di Trento e del Vaticano e i risultati della critica storica» (E. Bonaiuti).
«Il modernismo fu un movimento dottrinale che finiva per scalzare il fondamento obbiettivo del dogma cattolico, sotto il pretesto di modernizzarlo». Ieri. Ed oggi: sotto il pretesto di aggiornamento. Il pluralismo, nell'insegnamento dottrinale, serve ad occultare l'apertura, la via data all'errore, la sua equiparazione alla verità. O meglio: la negazione della verità, del soprannaturale, col ritorno del relativismo (K. Rahner, H. Küng). Solo alla nostra epoca la scienza infatuata dei principi evoluzionisti, estesi a tutti i rami del conoscere, rifiuta alla verità un valore assoluto ed oggettivo per ridurla ad una tappa provvisoria del continuo divenire che tutto travolge e trasforma nel suo inarrestabile progresso; un simbolo soggettivo della realtà, che vero allora, quando fu formulato, diventa falso o insufficiente in un momento successivo. Il modernismo con tali premesse mise alla base del suo lavoro di ricostruzione del cattolicesimo l'immanentismo filosofico, lo storicismo critico ed evoluzionista e il relativismo scientifico. Non fede oggettiva, ma un certo particolare sentimento che implica in sé la realtà del divino.
Il Vangelo ci dà l'esperienza religiosa del Cristo. Questa esperienza va studiata alla luce della «critica storica» che ci svela soltanto il Cristo della storia, essere eccezionale, che, per le trasfigurazioni operate dalla fede della comunità primitiva, diventò «il Cristo della fede». Questa «fede», diventando comune a molti, diede origine alla Chiesa, con il compito di conservarla ed accrescere il germe primitivo.
Se si vuole che la Chiesa possa essere accettata dall'uomo moderno, bisogna sfrondarla da certe soprastrutture, ormai ammuffite e anacronistiche. La scolastica sia relegata nella storia della filosofia. La teologia abbandoni la sterile speculazione per diventare storia dei dogmi (cioè archeologia...). Si diminuiscano le pratiche devozionali; il governo della Chiesa sia decentrato a favore del Clero inferiore e del laicato, sia data preferenza alle virtù attive sulle passive e sia abolito il celibato ecclesiastico. I modernisti «non pongono già la scure ai rami e ai germogli, ma alla radice medesima, cioè alla fede e alle sue fibre più profonde» (Pascendi).
L'attrattiva suscitata si spiega in parte con il fascino esercitato dalle «profonde novitates et oppositiones falsi nominis scientiae» (cfr. I Tim. 6, 20); con la fitta propaganda operata diabolicamente con ogni mezzo. Ieri ed oggi.
«Tanto più che, ciascuno in particolare, usano la tattica davvero insidiosa di non esporre le proprie idee sistematicamente, ma frammentariamente, sicché, negli scritti e nei discorsi sembrano non poche volte sostenere ora una dottrina ora un'altra, cosicché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti. Tyrrel sosteneva che i modernisti dovevano restare nella Chiesa, per lavorare dall'interno alla sua trasformazione. E così essi continuano il loro cammino, celando un'incredibile audacia con il velo d'un'apparente umiltà. Piegano fintamente il capo; ma la mano e la mente proseguono con più ardimento il lavoro. Così essi operano scientemente e volutamente, perché han bisogno di non uscire dalla cerchia della Chiesa per poter cambiare a poco a poco la coscienza collettiva. Sicché il pericolo si nasconde nelle vene stesse della Chiesa e nelle sue viscere, tanto più certo quanto più addentro essi la conoscono».
Pertanto cercavano di nascondere la vera loro personalità sotto l'anonimo o lo pseudonimo. Oggi, invece, la situazione è ribaltata: i vari Cuninetti, Balducci, Turoldo, Valsecchi (già ex), Franzoni, in Italia, come i R. Laurentin, Congar, Chenu e affini in Francia, i gesuiti olandesi di Nimega col nudista domenicano Schillebeeckx del famigerato Catechismo, scrivono, hanno tutte le protezioni e facilitazioni dall'alto, con attestati addirittura di amicizia e di stima, sempre dall'alto. Mentre è negato ogni segno di sopportazione a quanti non abbracciano le novità «conciliari», che sono le identiche negazioni già propugnate dai modernisti, edizione ampliata e peggiorata! Chiunque si oppone al nuovo corso è perseguitato: o per lo meno ignorato, ufficialmente morto, contro di lui tutto è permesso: la detrazione sottile, velenosa, il disprezzo! Per sfuggire alla cinica dittatura che mortifica la Chiesa, ci si deve occultare.
Allora ed oggi: «Qual meraviglia se cattolici, strenui difensori della Chiesa, sono fatti segno dai modernisti di somma malevolenza e di livore? Non vi è specie di ingiuria con cui non li feriscano: l'accusa più usuale è quella di chiamarli ignoranti ed ostinati (oggi: conservatori, tradizionalisti, superati).
Che se la dottrina e l'efficacia di chi li confuta dà loro timore, ne diminuiscono l'efficacia con la congiura del silenzio... Invece senza modo né misura, con continue lodi, esaltano quanti con loro concordano (oggi: rotocalchi, televisione, i giornali «sinistri» di ogni estrazione; basti per tutti la pattumiera: la Chiesa nel mondo rassegna settimanale stampata a Napoli); ne accolgono ed ammirano con grandi applausi i libri ricolmi di novità e quanto più alcuno si mostra audace nel distruggere l'antico e nel rigettare la tradizione e il magistero ecclesiastico, tanto più gli danno lode di sapiente...; se qualcuno è condannato dalla Chiesa... quasi lo venerano come martire della verità» (Pascendi).
Diffondono con zelo diabolico l'errore. «Che non tentano essi mai per moltiplicare seguaci? Nei Seminari e nelle Università cercano di ottenere cattedre da mutare insensibilmente in cattedre di pestilenza. (Oggi: con l'appoggio dell'alto!). Inculcano le loro dottrine, benché velatamente, predicano nelle Chiese; le annunziano più aperte nei congressi: le introducono e le magnificano negli istituti sociali; insomma, con l'azione, con la parola, con la stampa tutto tentano, di sembrare quasi colti da frenesia» (Pascendi). «Da questo prepotente imporsi dei fuorviati, da questo incauto assentimento di animi leggeri nasce quasi una corruzione di atmosfera che dappertutto penetra e diffonde il contagio» (Pascendi).
Giorgio Tyrrel («Times» 1 ottobre 1907) (con Alfredo Loisy, capo precipuo del movimento modernista), all'indomani della condanna del modernismo, scriveva: «Ciò che addolorerà maggiormente i modernisti è che la Chiesa abbia perduto una delle più belle occasioni di mostrarsi la salvezza dei popoli. Raramente nella storia tutti gli occhi erano fissi su di essa in un'attesa più ansiosa (si sente Ettore Masina, Raniero Lavalle alla televisione).
Si sperava che essa avrebbe del pane per questi milioni che muoiono di fame... Il protestantesimo nella persona dei suoi pensatori più rappresentativi non era soddisfatto della sua negazione brutale del cattolicesimo e cominciava a chiedersi se anche Roma non abbandonerà il suo rigido medioevalismo.
Il movimento modernista aveva trasformato i vaghi sogni di riunione in speranze entusiaste. (Vedi l'ecumenismo... enfatico, errato, di oggi!). Ahimè! Pio X ci viene incontro con una pietra in una mano e uno scorpione nell'altra!».
Azione di Pio X
L'azione di Pio X, pronta ed energica, riaffermò invece, senza compromessi e senza equivoci, la ineguagliabile e inconfondibile trascendenza del cristianesimo che deve essere presentato, se si vuole che sia davvero la salvezza dei popoli, «non in persuasibilibus humanae sapientiae verbis, sed in ostensione spiritus et virtutis»: non declassato a pia opera assistenziale, sindacato marxista, per la lotta contro i ricchi, per il benessere materiale delle masse, ma, come esso è, regno di Dio per la salute eterna: di natura soprannaturale, fedele all'evangelo: «Che giova all'uomo conquistare il mondo intero, se poi perde l'anima?»; «il mio regno non è di questo mondo»; «date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». «Non vogliate temere, o piccolo gregge, perché piacque al Padre Celeste di donarvi il regno: vendete pure i vostri beni e fate dell'elemosina; il vostro tesoro è nei cieli»; «chi mi vuol seguire, prenda la sua croce e venga dietro di me».
Superbia e ignoranza
San Pio X nella Enc. Pascendi ha fatto del modernismo una diagnosi perfetta. Causa precipua degli errori è la superbia e l'ignoranza.
Ieri ed oggi: esatto, proprio l'ignoranza! Balducci, laureato in lettere, che si atteggia — da infallibile, da maestro — ad esegeta (questo poi!) e teologo. Adriano Zarri, Raniero Lavalle... scrittori senz'arte, verbosi e faziosi al seguito del progresso marxista che fan della teologia col sentimento o il senso... comune (ricordate: il buon senso c'era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune), insieme al loro fratello siamese, il rubicondo Ettore Masina, regalo sinistro della televisione di regime. E' la promozione del «laicato». Il loro biglietto da visita: amici di Papa Montini (come amano esprimersi!). Certo per Raniero: deus nobis haec otia fecit! prima alla direzione dell'Avvenire (il più inutile e il più mal stampato quotidiano in Italia, col passivo di ben due miliardi e mezzo) e quindi liquidato, dicono, con circa duecento milioni, passato... d'ufficio al rosso carrozzone televisivo di regime con il lieve stipendio iniziale di 700 mila lire mensili! Tutte le leve della propaganda sono messe così in mani... neo-modernisticamente sicure.
Così ancora per Ettore Masina... ed è, ben può dirsi, la via regia... del progresso modernista, che apre la strada agli incarichi più lucrosi. Lo Zarri pontifica nel settimanale di Donat Cattin, 7 giorni — quali coincidenze! —, fa da madre badessa in un grande edificio ad Ivrea, messo a sua disposizione dal suo ammiratore, il Vescovo Bettazzi, propulsore di lotte sociali, esemplare di «secolarizzazione» come il suo protettore, il vago P. Pellegrino, purtroppo cardinale e arcivescovo di Torino!
Modernismo e Clero
Il modernismo s'era particolarmente diffuso in mezzo al giovane clero. (Ieri ed oggi!). Perciò San Pio X fece anzitutto attenzione alla formazione dei sacerdoti. Oggi si chiudono i seminari per rendere i giovani sacerdoti facile preda delle novità teologiche e della umanizzazione o secolarizzazione del prete: voluto un uomo qualunque, tutto al più presidente di assemblee... più o meno rumoreggianti.
«A fondamento degli studi sacri (continua San Pio X) deve essere posta la filosofia scolastica, secondo il sistema di San Tommaso D'Aquino, insieme alla teologia positiva, da sviluppare.
Nella scelta dei direttori di Seminari e Università cattoliche, come dei professori, deve essere messa la massima cura per escludere chiunque sia infetto di modernismo, ma anche chi ne sia comunque fautore, così pure chi in materia storica, archeologica o biblica, si mostri troppo amante di novità».
Oggi assistiamo alla prassi esattamente contraria: vengono allontanati i Rettori degni di tal nome, e insediati al loro posto burattini insignificanti; vengono immessi nell'insegnamento giovani infatuati di criticismo, evoluzionismo, vaghi delle vecchissime «novità»; critici soltanto contro il Concilio di Trento, il Concilio Vaticano I, il Magistero della Chiesa, entusiastici divulgatori della cosiddetta «nuova» teologia del Concilio Vaticano II, alla K. Rahner; H. Küng, Schillebeeckx... e simili; della nuova morale, alla B. Häring.
Questi nuovi «professori» e «teologi» (!) han mostrato il loro volto, hanno svelato il loro animo, in occasione del referendum: si sono uniti ai marxisti, ai laicisti di ogni risma, contro la timida voce dell'episcopato; han propugnato apertamente, con autentico fanatismo, a favore del divorzio; dimostrando il pieno, totale ignorante disprezzo per l'insegnamento di Gesù, inculcato con tanta chiarezza dal Magistero della Chiesa.
Eppure, questi professori, ben noti d'altronde per le loro ristrette facoltà intellettuali — davvero insignificanti! — rimangono imperturbati al loro posto; continuano il loro insegnamento, nelle Università Pontificie, o presso qualche istituto universitario, come il Magistero «Maria Assunta» fondato dal card. Pizzardo per le Suore!
Modernismo e Giovani
San Pio X rivolgeva quindi la sua cura a preservare i giovani dal veleno modernistico propinato con la stampa. Veniva proibita agli alunni dei Seminari e agli uditori delle Università cattoliche la lettura di qualsivoglia libro o periodico, o giornale modernista. «Ai Vescovi si impone il dovere di condannare solennemente i libri pericolosi, dei quali è tanto cresciuto il numero che la Santa Sede non potrebbe giungere a tempo. Debbono togliere l'appellativo di cattoliche alle librerie che mettessero ostentatamente in vendita libri modernisti».
Adesso i progressisti dispongono di quasi tutte le librerie cattoliche: in testa le edizioni paoline, la Queriniana, la Morcelliana, Paideia, la Pro-Civitate d'Assisi, Elle-Di-Ci (quale tradimento per San Giovanni Bosco!), che traducono per il nostro pubblico i libri peggiori dei «progressisti» oltre-Alpi; e divulgano gli scritti dei peggiori ripetitori indigeni, tipo Valsecchi-Molinari, Häring, in settimanali tipo Famiglia Cristiana, e nel quotidiano Avvenire, addirittura imposto alle comunità religiose.
Il Culto e il Catechismo
San Pio X, proseguendo nella sua azione di Supremo Pastore e Maestro, oltre ai Seminari per la sana formazione del Clero, curò la più perfetta e solenne attuazione del culto: liturgia, canto gregoriano, e l'educazione cattolica del popolo col catechismo.
Per diffondere l'errore oggi si è dissacrato il rito liturgico della S. Messa, si è distrutto il catechismo con la speciosa, ipocrita qualificazione del rinnovamento.
«Il nerbo degli eserciti — scriveva il grande generale Luigi Cadorna della guerra 1915-18 — sta nei quadri: tali gli ufficiali tale la truppa, ed aggiungeva: per la buona costituzione dei quadri, è necessaria una selezione tanto più severa quanto più si procede verso il vertice della piramide.
«Ma nella presente epoca, in cui tutti ragionano di diritti, pochi di doveri, nessuno si adatta a credersi ad altri inferiore, l'eguaglianza la si pretende in atto, secondo il principio demagogico, non più in potenza secondo il sano principio democratico, ossia nel senso che tutti possono egualmente salire, salgano realmente coloro che hanno le qualità necessarie: così era intesa la famosa frase dei tempi napoleonici, secondo la quale tutti i soldati avevano nel loro zaino il bastone da maresciallo».
Nessuna nazione affida ragionevolmente le sue sorti a condottieri improvvisati; ma a quei comandanti che riceverono adeguata preparazione militare, e mostrano di possedere capacità, intelligenza, fedeltà al proprio dovere e vivo senso del culto della più severa disciplina. Il popolo cristiano sarà tale, quale lo avrà formato il Sacerdote. La Chiesa ripete la sua esistenza, il suo movimento, il suo slancio oltre che dai Sacramenti, dalla gerarchia che la rende soprannaturalmente operosa e feconda.
Il Concilio di Trento si rese conto che per avere dei santi Sacerdoti (fulcro insostituibile di ogni rinascita e di ogni moto vitale nella Chiesa) occorrevano degli asili appositamente eretti, dove raccogliere, coltivare e condurre a perfezione, le vocazioni ecclesiastiche. I Sacerdoti devono avere molta cultura sacra e profana più virtù e santità.
Formazione Sacerdotale
San Pio X, dinanzi all'attacco dei modernisti, particolarmente diretto a snaturalizzare il sacerdozio, a sminuirlo, a favore di un laicato amorfo e facile preda dell'errore, volse tutto il suo zelo alla formazione dei Sacerdoti: all'integrità della dottrina e alla santità della vita. Nell'enciclica Pieni l'animo (1906) rivolta all'episcopato, afferma: «Torniamo, Venerabili fratelli, ad insistere con più premura, su ciò che più volte raccomandammo: sull'obbligo cioè che vi corre, gravissimo dinanzi a Dio, di vigilare e promuovere con ogni sollecitudine il retto andamento dei vostri seminari. Tali avrete i Sacerdoti, quali voi li avrete educati... I Seminari sono gelosamente mantenuti nello spirito proprio, e rimangono esclusivamente destinati a preparare i giovani... all'alta missione dei ministri di Cristo».
Nel 1908 faceva emanare le Norme per l'ordinamento educativo e disciplinare dei Seminari d'Italia. Esse raccolgono il meglio, starei per dire, della premura materna della saggezza ed esperienza della Chiesa per l'educazione degli aspiranti al sacerdozio, dal Concilio di Trento in poi; e restano ancora per la loro cristallina stesura, per l'equilibrata sobrietà d'indirizzo nei singoli settori della vita dei seminari, un codice prezioso, che potrà soltanto subire di quando in quando qualche ritocco, specialmente per l'ordinamento degli studi adeguatamente alle esigenze del tempo. Dove quelle norme vennero applicate in pieno, i frutti raccolti furono abbondanti e i seminari fiorirono così e diedero alle diocesi degli ottimi Sacerdoti.
Infine San Pio X iniziò l'istituzione e l'erezione dei Pontifici Seminari Regionali.
In sul tramonto della Sua ispirata operosità, il grande Pontefice così si esprimeva: «Nella grande tristezza dell'ora presente e alla vigilia, Dio non voglia, di mali maggiori, io trovo dolce conforto nella buona riuscita dei seminari. La sollecitudine e l'abnegazione dei Superiori, la perfetta ortodossia dei Maestri, la docilità degli alunni e la scrupolosa applicazione di tutti ai propri doveri presagiscono per la Chiesa un glorioso avvenire».
San Pio X voleva preservare i giovani leviti dal veleno ambientale: «Vegliate sui seminari — raccomanda ai Vescovi — (12 Dicembre 1904) voi lo sapete: troppo spira al mondo un soffio d'indipendenza mortifero per le anime (proprio ieri, come oggi!) e questa indipendenza si è introdotta anche nel seminario, indipendenza non solo riguardo all'autorità, ma altresì riguardo alla dottrina. Ne deriva che alcuni dei nostri giovani chierici, animati da questo spirito di critica senza freni, giungono a perdere ogni rispetto per la scienza derivata dai nostri grandi maestri, dai Padri e Dottori della Chiesa, interpreti della dottrina rivelata.
Se mai aveste nei seminari uno di questi grandi sapienti di nuovo conio, liberatene prestamente, e a nessun costo imponetegli le mani».
E' soprattutto per i giovani Sacerdoti — scrive altrove (1906) — che il funesto spirito va menando guasto, spargendo in mezzo ad essi nuove e riprovevoli teorie intorno alla natura stessa dell'obbedienza... Esigete severamente dai Sacerdoti e dai Chierici quella obbedienza che per tutti i fedeli è assolutamente obbligatoria, per i Sacerdoti costituisce parte precipua del loro sacro dovere».
Il 10 Maggio 1909, Pio X raccomandava agli alunni delle università cattoliche, radunati a Roma in occasione del loro secondo congresso, di conservarsi «figli devoti della Chiesa di Gesù Cristo, quando tanti purtroppo, senza forse saperlo, si mostrano ribelli, perché il criterio primo e massimo della Fede, la regola suprema e incrollabile della ortodossia è l'obbedienza al magistero sempre vivente e infallibile della Chiesa. Da questo voi vedete quanto siano fuori strada quei cattolici, che, in onore alla critica storica e filosofica e allo spirito di discussione che ha tutto invaso (allora come oggi!), mettono innanzi anche la questione religiosa, insinuando l'idea, che con lo studio e con l'investigazione noi dobbiamo formarci una coscienza religiosa conforme ai tempi (i segni dei tempi!!), o come dicono moderna».
«Siamo purtroppo in un tempo, diceva ancora Pio X — allocuzione ai Cardinali del 27 maggio 1914 — qualche mese prima di spirare, in cui con molta facilità si fa buon viso, si adottano certe idee di conciliazione della Fede con lo spirito moderno, idee che conducono molto più lontano che non si pensi, non solamente all'infievolimento, ma alla perdita totale della Fede. Non fa più meraviglia il sentire chi si diletta a parlare assai vaghe di aspirazioni moderne, di forza del progresso e della civiltà, affermando l'esistenza di una coscienza laica (basti ricordare, oggi, la propaganda svolta a favore del divorzio dai... partiti laici e sinistri pseudocristiani, in difesa della coscienza laica... e della civiltà!!!) opposta alla coscienza della Chiesa, contro la quale si pretende al diritto e al dovere di reagire, per correggerla e raddrizzarla.
Predicate a tutti, ma specialmente agli ecclesiastici e agli altri Religiosi che niente tanto dispiace a Nostro Signore Gesù Cristo, e quindi al Suo Vicario, quanto la discordia in fatto di dottrina — (oggi c'è chi ha inventato e imposto alla Chiesa il pluralismo, per dare in essa il diritto di cittadinanza agli errori, alle eresie del passato) — perché nelle dissunioni e nelle contese Satana mena sempre trionfo, e domina sui redenti — (tutti ricordano le parole della Madonna di Fatima: Satana in vetta alla Chiesa: Cardinali contro Cardinali, Vescovi contro Vescovi: identica causa produce effetti identici).
Per conservare l'unione nell'integrità della dottrina, premunite specialmente i Sacerdoti dalla frequenza di persone di fede sospetta e dalla lettura di libri e giornali... non approvati dalla Chiesa, perché è micidiale l'aria che si respira ed è impossibile maneggiare la pece e non restare inquinati...».
Oggi come rimedio si consigliano incontri con... i fratelli separati, si mandano i giovani cattolici a Taizé; acattolici dalle dottrine protestantiche, che si ergono a giudici tra Chiesa Cattolica e sette protestanti! Si è tolta la censura ecclesiastica, preventiva per i libri, per le pubblicazioni in genere; si incoraggia la stampa progressista, si permette il Catechismo olandese, palesemente pieno di eresie, se ne autorizzano le versioni in altre lingue; adoperato, in Italia, come libro di testo per l'insegnamento della Religione nelle scuole!
Il Modernismo oggi
Da Pio X al 1960 tanto tempo era trascorso e la Chiesa aveva superato brillantemente l'assalto modernista.
Dagli ultimi anni di Pio XII, incominciando dagli studi biblici, ci si è messi in questo piano inclinato del neo-modernismo (come lo ha definito J. Maritain) molto, ma molto più dannoso del primo, perché protetto dall'alto e subdolamente imposto alla Chiesa, in maniera sempre più dittatoriale e ufficiale con tutti i mezzi.
La profanazione della liturgia, la sepoltura del Catechismo di San Pio X, con la diffusione di surrogati (vere caricature) che sono la negazione dell'esposizione chiara della dottrina cattolica, la chiusura dei seminari, la fine (praticamente) della Pontificia Commissione Biblica... lasciano la Chiesa alla deriva: non c'è anzi un barlume di speranza per l'avvenire.
Aspettiamo l'ora del Signore, possiamo affrettarla con la preghiera.
Per gli studi biblici Leone XIII aveva eretto la Pontificia Commissione Biblica per tenere lontani dal campo cattolico gli errori del modernismo.
Questo compito è stato svolto egregiamente fino a che a capo della Pont. Comm. Biblica non fu posto il Cardinale Tixerant (1937).
Nel 1948 con la lettera della medesima Commissione al Card. Suhard, s'incominciò a favorire il «criticismo» prima nel Vecchio e poi negli stessi Evangeli, fino a permettere di negarne la storicità.
Da anni la Pont. Comm. Biblica tace, mentre lavorano alacremente i neomodernisti a distruggere quanto Leone XIII e San Pio X con tanta illuminata sapienza avevano stabilito.
Morto il Card. Tixerant la Pont. Comm. Biblica è soltanto una sezione della S. Congregazione per la difesa della Fede: in pieno letargo.
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