Cerca nel blog

martedì 21 luglio 2026

MARIA CORREDENTRICE - ANNO LII - 31 MAGGIO 2026



ANNO LII - 31 MAGGIO 2026


Introduzione

Papa Bergoglio aveva negato più volte - con delle battute di pessimo gusto - che Maria fosse Corredentrice, addirittura definendo la Corredenzione come una “tonteria”, ossia una stupidaggine.

Ora, papa Leone XIV vorrebbe dare una sistematizzazione dottrinale più “seria”, tramite la Congregazione della Dottrina per la Fede, alle esternazioni estemporanee di Bergoglio.

Infatti, il Documento Mater populi fidelis (del 4 novembre 2025) della suddetta Congregazione, all’11ma nota, scrive: “È sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice”.   

In ciò si evince come Leone XIV sia, in un certo senso, ancor peggio di Bergoglio, pur sembrando impossibile riuscire in tale impresa.    

Importanza della questione

La cooperazione[1] di Maria alla Redenzione[2] di Cristo (Corredenzione, Mediazione universale e Dispensazione delle grazie) non è una questione di poco conto nella teologia dogmatica cattolica; infatti, essa tocca il cuore stesso del dogma, ossia la Salvezza del genere umano[3].

Dopo il peccato di Adamo, Dio era libero di redimerci o meno (la grazia non è dovuta alla natura, ma è un dono gratuito di Dio[4]). Inoltre, anche quanto al modo di effettuare l’eventuale Redenzione, Dio era libero se redimerci solo tramite Cristo, oppure con Cristo tramite Maria sua vera Madre. Perciò, bisogna studiare nelle due fonti della Rivelazione (S. Scrittura e Tradizione), interpretate dal Magistero che cosa Dio abbia stabilito.

 

Mediazione di Maria in genere

San Tommaso (S. Th., III, q. 26, a. 1) insegna che affinché una persona possa dirsi mediatrice si richiedono due condizioni: 1°) il fare da mezzo tra due estremi (mediazione naturale, fisica o ontologica); 2°) il congiungere i due estremi (mediazione morale).

In breve, il mediatore è una persona che 1°) s’interpone ontologicamente tra altre due con la sua presenza fisica, 2°) per congiungerle o ricongiungerle moralmente con la sua azione (se erano unite e poi si erano separate per discordia).

Ora, Maria possiede perfettamente queste due caratteristiche: essa 1°) sta ontologicamente in mezzo tra il Creatore e la creatura, essendo vera Madre del Verbo Incarnato e vera creatura razionale e come vera Madre di Dio redentore 2°) ha operato moralmente per ricongiungere l’uomo a Dio. Perciò, ella ha qualcosa in comune con i due estremi, pur non identificandosi completamente con essi; a) in quanto Madre di Dio si avvicina al Creatore e si allontana dalle creature; b) mentre come vera creatura si allontana dal Creatore e si avvicina alle creature. Perciò, in un certo senso conviene con i due estremi e in un altro senso si distanzia da loro.

Oltre la mediazione ontologica tra Dio e l’uomo, Maria esercita anche la mediazione morale tra loro, ella ha ridato scientemente e volontariamente con il suo “fiat” all’Incarnazione nel suo seno del Verbo che sarebbe morto in Croce (cooperazione remota o preparatoria alla Redenzione di Cristo), Dio o la sua grazia santificante all’uomo ferito dal peccato di Adamo e l’uomo alla figliolanza soprannaturale di Dio, facendogli ritrovare la grazia divina.

Maria quando rispose all’Angelo Gabriele “Ecce Ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum” (Lc., I, 38), sapeva che il Redentore avrebbe salvato l’umanità morendo sulla Croce (cooperazione formale alla Redenzione), come predetto dai Profeti dell’Antico Testamento e come dettole da Gabriele stesso “Lo chiamerai Gesù, che significa Salvatore” (Lc., I, 31). Quindi, non fu solo Madre di Dio, ma Madre di Dio crocifisso per la Redenzione del genere umano[5]. Possiamo perciò asserire con San Beda: “L’Annunciazione dell’Angelo a Maria è l’inizio della nostra Redenzione” (PL, tomo  94, colonna 9).

Certamente Cristo è l’unico Redentore e Mediatore universale di ogni uomo (Rom., V, 18; 1 Tim., II, 5)[6], ma Dio ha voluto che il Verbo s’incarnasse nel seno di Maria e ci salvasse con la sua morte in Croce. Stando così le cose vi è una Mediatrice secondaria e subordinata (Maria) presso il Mediatore principale (Cristo)[7].

Gesù, non solo ci ha redenti acquistando la grazia mediante la sua morte in Croce, ma applica la grazia a ogni uomo, conferendogli la grazia sufficiente per salvarsi. Egli è Redentore e Dispensatore principale di ogni grazia. La Redenzione universale (in atto primo o in essere) è il fondamento della Dispensazione universale (in atto secondo o nell’agire).

Altrettanto si deve dire, analogicamente, della Corredenzione e Dispensazione di ogni grazia da parte di Maria[8].

Infatti, anche Maria ci ha riacquistato la grazia in maniera subordinata a Cristo, come Corredentrice e inoltre distribuisce per volontà di Dio la grazia ai singoli individui. Maria non è soltanto Dispensatrice di grazia, come vorrebbero alcuni mariologi minimalisti, ma ella è anche veramente, per volontà di Dio, Corredentrice subordinata a Cristo. Maria ricongiunge gli uomini con Dio e non distribuisce solo la grazia a ogni persona, che la voglia ricevere[9].

Certamente, la Mediazione o Corredenzione di Maria 1°) non è principale o equivalente a quella di Cristo, ossia non vi sono due “Redentori: Cristo e Maria”, ma 2°) è secondaria; (Cristo è Dio, Maria è soltanto una creatura finita, anche se vera Madre di Cristo come vero uomo); 3°) non è neppure indipendente da quella di Cristo o collaterale, ma 4°) è subordinata a quella di Cristo; 5°) non è sufficiente per se stessa, ma trae il suo valore dall’Incarnazione e morte del Verbo; 6°) non è assolutamente necessaria, ma 6°) è solamente ipoteticamente, ossia è stata voluta liberamente da Dio, che avrebbe potuto scegliere un altro modo per redimere l’umanità.

La Mariologia cattolica, perciò, non usurpa a Cristo il titolo di Mediatore, Redentore e Dispensatore di ogni grazia per conferire queste prerogative a Maria, come dicono erroneamente i protestanti e i modernisti[10].

San Paolo ha rivelato ed è di Fede che “Uno solo è il Mediatore tra Dio e gli uomini, un uomo, Gesù Cristo” (1 Tim., II, 5-6). Il Mediatore principale, assoluto, indipendente e per se stesso sufficiente è Gesù. Ma ciò non esclude, anzi ammette implicitamente, la cooperazione secondaria, subordinata, dipendente, per se stessa inefficace e solo ipoteticamente necessaria di Maria, che accettò liberamente e scientemente di diventare Madre del Verbo Incarnato e Redentore.

Nel corso di quest’articolo cercheremo di vedere come la S. Scrittura, la Tradizione, il Magistero della Chiesa abbiano insegnato (almeno implicitamente) la Corredenzione, la Mediazione universale e la Dispensazione delle grazie da parte di Maria, in maniera subordinata a Cristo.

 

Maria Corredentrice

Corredentrice è il titolo che riassume in una sola parola la Mediazione tra Maria, Dio e l’uomo ferito dal peccato originale, vale a  dire la  sua cooperazione alla Redenzione del genere umano.

La parola “Corredentrix” (non la cosa significata) la si trova per la prima volta nel XIV secolo nel Tractatus de praeservatione gloriosissimae BVM, opera di un frate Minimo anonimo, e poi nel XV, in un inno latino riportato in due manoscritti di Salzburg: “Ut, compassa Redentori, Corredentrix fieres. Affinché, patendo assieme al Redentore, tu diventassi Corredentrice”.

Tuttavia, il titolo di Corredentrice deriva da uno ancora più antico quanto al termine e non alla verità significata, addirittura quello di “Redentrix”, che si trova ben 94 (novantaquattro) volte, a partire dal X secolo sino al 1750, il quale veniva usato per significare la  “Madre del Redentore”. Questo termine poteva essere male interpretato e far intendere che Maria fosse il “Redentore” o l’operatrice principale della Redenzione dell’umanità. Quindi, da “Redentrice” si passò nel 1750, di fronte alle obiezioni dei giansenisti, dolcemente a “Corredentrice” o cooperatrice alla Redenzione, soprattutto quando i teologi della Controriforma iniziarono a studiare in maniera specifica il tema della cooperazione immediata, ma subordinata di Maria alla Redenzione di Cristo, dovendo controbattere alle obiezioni protestanti e gianseniste, però sino al Settecento intero il termine Redentrice non solo rimase, ma sorpassava ancora quello di Corredentrice.

Fu proprio il Settecento a far prevalere il termine di Corredentrice. Infatti, un’opera di sapore giansenistico scritta da Adamo Widenfeld (Monita salutaria) riprovava chiaramente il termine di Corredentrice, per cui i teologi approfondirono la questione e il medesimo titolo di Corredentrice iniziò a prevalere su quello di Redentrice.

Infine, nel XIX secolo il titolo di Redentrice, tranne qualche rara eccezione, iniziò a scomparire per lasciare il posto a quello di Corredentrice, che venne citato anche nei Documenti ufficiali della S. Sede.

 

Redenzione principale di Cristo e Corredenzione secondaria mariana

Redenzione in genere significa il riscattare o ricomprare una cosa che prima si possedeva e poi si è persa. Perciò, si riscatta o si ri-compra, sborsando un certo prezzo.

In senso teologico, la parola Redenzione applicata all’umanità dopo il peccato originale, significa che la cosa posseduta e poi persa dal genere umano dopo il peccato di Adamo è la grazia santificante, che fa partecipare l’uomo alla vita di Dio e ha un valore infinito[11]. Il prezzo da pagare per ri-comprare o riscattare la cosa persa è qualcosa di valore infinito. Ora, l’umanità non poteva esborsare una tale somma, essendo ella finita e creata. Quindi, ci voleva l’intervento di Dio per riscattare la grazia persa in Adamo dall’umanità. La SS. Trinità decretò liberamente[12] che il Verbo s’incarnasse nel seno della BVM per opera miracolosa dello Spirito Santo e che in sostituzione dell’umanità incapace di pagare tale prezzo, quale vero Dio e vero uomo poteva soffrire e dare alla sua sofferenza un valore infinito, come capo della nuova umanità da riscattarsi (Nuovo Adamo).

L’elemento essenziale della Redenzione di Cristo è l’esborsamento del prezzo per riacquistare la grazia perduta. Posto ciò ci si chiede come ha cooperato Maria alla Redenzione dell’umanità da parte di Cristo?

I teologi cattolici approvati e ricevuti nella Chiesa ammettono, pur con delle sfumature diverse, la realtà della Corredenzione secondaria e subordinata di Maria e specificano che la Corredenzione è remota nel “fiat” di Maria all’Incarnazione del Verbo Redentore e prossima subordinatamente all’Olocausto di Cristo iniziato nell’Incarnazione e compiuto nel Calvario[13]. I protestanti e i modernisti, invece, la negano concedendo solo che Maria è stata la materia attraverso (cooperazione puramente materiale) la quale è passato Cristo.

Maria ha cooperato non solo materialmente (come seno in cui s’è incarnato e ha abitato il Verbo), ma formalmente, ossia acconsentendo con l’intelletto e la libera volontà all’Incarnazione redentrice di Cristo nel suo seno, generandolo e nutrendolo per i primi nove mesi. Inoltre, Maria nel corso della sua vita ha unito il suo volere e il suo patire a quello di Cristo, unendosi a Lui per la nostra salvezza.

Perciò, Dio ha voluto che la Redenzione del genere umano si facesse oltreché dai meriti di Gesù Cristo (Redentore principale, indipendente, per se stesso sufficiente e necessario) anche dalla cooperazione immediata o prossima di Maria (Corredentrice secondaria, subordinata, per se stessa insufficiente e solo ipoteticamente necessaria; ossia, data la volontà di Dio).

Perciò, i meriti e le soddisfazioni di Gesù e di Maria hanno costituito il prezzo per ricomprare la grazia perduta da Adamo. L’umanità, quindi, è stata redenta o ricomprata da Cristo e corredenta o corricomprata da Maria, nel senso già sopra spiegato.

In breve, le sofferenze, gli atti, le preghiere e tutte le opere buone di Maria sostenuti, specialmente e al massimo grado al Calvario, in unione subordinata a quelli di Cristo, hanno avuto un vero valore corredentivo, non solo materiale (canale materiale attraverso il quale è passato il Verbo Incarnato), ma formale (cosciente e libero); ossia, sono stati efficaci per la Redenzione in se stessa (o oggettiva) dell’umanità e non solo per l’applicazione della Redenzione ai singoli individui (Redenzione soggettiva o Dispensazione di ogni grazia)[14]. Quindi, la cooperazione di Maria è un elemento essenziale e non puramente accidentale della Redenzione di Cristo, di modo che senza la Corredenzione mariana non sussisterebbe la Redenzione di Cristo come la SS. Trinità l’ha voluta (pur avendo potuto stabilire diversamente).

Tuttavia la Corredenzione subordinata di Maria non toglie nulla alla Redenzione principale di Cristo. La Corredenzione di Maria alla Redenzione in se stessa (o oggettiva) di Cristo è analoga alla cooperazione di ogni uomo alla sua Redenzione soggettiva; ossia, alla recezione della grazia nella propria anima. Essa, lungi da togliere qualcosa all’onnipotenza della Volontà di Dio, è richiesta proprio da Lui per la nostra salvezza. Infatti, la nostra cooperazione alla recezione della grazia divina nella nostra anima, ossia la nostra Redenzione soggettiva, è un elemento essenziale alla nostra salvezza, senza il quale non potremmo salvarci, ma non pregiudica l’onnipotenza, l’unicità e la preminenza della volontà di Dio nella nostra santificazione.

Si può dire lecitamente che Dio solo ci ha salvati, poiché la nostra cooperazione nella linea della causalità efficiente prima viene da Dio; tuttavia noi stessi, assieme a Cristo, abbiamo operato la nostra salvezza, perché vi abbiamo cooperato realmente anche se subordinatamente all’azione divina come cause seconde[15]; ossia, la nostra salvezza è di Dio come Causa efficiente prima e di noi creature come cause efficienti seconde. Per fare un esempio, un dipinto è tutto del pittore come causa efficiente principale e tutto del pennello e dei colori come causa efficiente strumentale secondaria e subordinata. Così la Corredenzione o cooperazione oggettiva di Maria alla Redenzione in sé, operata principalmente da Cristo, pur essendo (stando al piano attuale di Dio) un elemento essenziale della Redenzione, non pregiudica la sua unicità e onnipotenza poiché la Corredenzione o cooperazione di Maria deriva nella linea della causalità efficiente da Cristo. Così si può dire che Cristo soltanto ha operato la nostra Redenzione, ma che Maria assieme e subordinatamente a Cristo ha operato la nostra Redenzione perché Dio stesso ha voluto e stabilito così. La Redenzione dell’umanità senza la Corredenzione di Maria non sarebbe quella voluta e decretata da Dio.

Maria non è stata Corredentrice di se stessa, ma è stata redenta solo da Dio che l’ha preservata dal peccato originale (Redenzione preventiva e non liberativa), tuttavia poi ella ha cooperato alla Redenzione degli altri uomini. Infatti, non si può cooperare alla Redenzione senza la grazia, che deriva dalla Redenzione e la presuppone già esistente. Maria ha cooperato non alla propria Redenzione, ma solo a quella di tutti gli altri figli di Adamo, essendo ella l’Immacolata Concezione preventivamente redenta da Cristo.

Il Magistero e la Corredentrice

Solo a partire dall’Ottocento e specificatamente con Leone XIII il Magistero s’è pronunciato esplicitamente sulla Corredenzione mariana.

Continua nell’edizione in abbonamento.
I lettori che desiderano sostenere la buona stampa cattolica possono associarsi.

 

[1] G. M. Roschini, Mariologia, Milano, III vol., 1940-1942, vol. II, pp. 204-206 spiega che riguardo a Maria SS.  “Mediazione, Corredenzione, Dispensazione di tutte le grazie, Maternità spirituale”, sono termini distinti tra loro solo logicamente o nominalmente, ma non realmente.

[2] Redimere in generale significa liberare una persona pagando un riscatto per essa. Redentore in senso largo è, perciò, colui che libera un altro dalla schiavitù o da un sequestro, pagando un certo prezzo per la di lui liberazione. Quindi, la redenzione in genere esige il pagamento di un prezzo per (ri)comprare qualcuno. La Redenzione del genere umano in senso stretto consiste nella sua liberazione spirituale dalla schiavitù del peccato e nella sua riconciliazione con Dio, interrotta dal peccato. Gesù ha pagato con la sua morte in Croce il prezzo della nostra libertà spirituale dal peccato di Adamo, riconciliandoci con Dio.

[3] Cfr. San Tommaso d’Aquino, S. Th., III, q. 26; G. M. Roschini, Mariologia, Milano, III voll., 1940-1942; Id., La Madonna secondo la Fede e la Teologia, Roma, IV voll., 1953-1954; P. C. Landucci, Maria Santissima nel Vangelo, Roma, 1945; A. Piolanti, Maria e il Corpo Mistico, Roma, 1957; P. Straeter, Mariologia, Torino, III voll., 1952-1958; A. M. Lépicier, Tractatus de Beatissima Virgine Maria, Roma, V ed., 1926; E. Campana, Maria nel dogma cattolico, Torino, VI ed., 1954; B. H. Merkelbach, Mariologia, Parigi, 1939; E. Zolli, Da Eva a Maria, Roma, 1954; R. Spiazzi, La Mediatrice della riconciliazione umana, Roma, 1951; B. Gherardini, La Corredentrice nel mistero di Cristo e della Chiesa, Roma, 1998; Ch. Journet, Maria Corredentrice, Milano, 1989; R. Garrigou-Lagrange, La Mère du Sauveur et notre vie interiéure, Parigi, 1933 ; A. Cappellazzi, Maria nel dogma cattolico, Siena, 1902 ; E. Campana, Maria nel dogma cattolico; Torino, 1943; A. Lang, Madre di Cristo, Brescia, 1933; D. Bertetto, Maria Corredentrice, Alba, 1951 ; Id., Maria nel Domma cattolico, II ed., Torino, 1956; A. Piolanti, Mater unitatis. De spirituali Virginis Maternitate, in “Marianum”, 1949, p. 423 ss.; J. B. Carol,  De corredemptione B. V. Mariae, Città del Vaticano, 1950; S. Garofalo e G. M. Roschini, voce “Maria Santissima”, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1952, vol. VIII, coll. 76-118; G. M. Roschini, voce “Corredentrice”, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1950, vol. IV, coll. 640-644; A. Nicolas, La Vierge Marie et le plan divin, Parigi, 1880.

[4] Conc. di Cartagine, DB 101 ss.; II Conc. di Orange, DB 174 ss.; Conc. di Trento, DB 793-843.

[5] “In Cristo abbiamo la nostra Redenzione per mezzo del suo Sangue” (Efes., I, 7); “Signore, ci hai redenti col tuo Sangue” (Apoc., V, 9); “Siete stati riscattati col prezioso Sangue di Cristo” (1 Petri, I, 18). 

[6] Verità divinamente rivelata e definita dal Concilio di Trento, sess. V, DB 790.

[7] Cfr. I. Bittremieux, De Mediatione universali BVM quoad gratias, Bruges, 1926.

[8] J. Bover, Sancti Pauli doctrina de Christi Mediatione Mariae Mediatione applicata, in “Marianum”, n. 4, 1942, pp. 81-90.

[9]  A. Lépicier scrive: “Maria partecipò al pagamento del prezzo del riscatto dell’umanità poiché acconsentì liberamente all’Incarnazione formalmente redentiva di Cristo. Maria al Tempio offrì Gesù quale futura vittima di riconciliazione e sul Calvario rinnovò e perfezionò tale oblazione” (Tractatus de Beata Maria Virgine, cit., p. 503 ).

[10] Durante il Concilio Vaticano II, il 29 ottobre 1963 il card. König si scontrò con il card. Santos di Manila, il quale voleva inserire la trattazione sulla mariologia in un documento a parte, per dare maggior rilievo al ruolo di Maria Mediatrice e Corredentrice, mentre König voleva che la mariologia fosse solo un capitolo minimalista da inserirsi nel De Ecclesia, per non urtare i protestanti; il Concilio approvò la tesi di König con 1114 voti contro 1097, per soli 17 voti. Tra i teologi che avversavano la dottrina della Corredenzione al Concilio e nel periodo postconciliare ne troviamo alcuni che avevano iniziato a negare con veemenza la dottrina della Corredenzione sin dagli anni Trenta/Cinquanta, per esempio Y. Congar (Bullettin de théologie, in “Revue de sciences philosophiques et théologiques”, n. 27, 1938, pp. 646-648); E. Schillebeeckx (Maria madre della Redenzione, Catania, 1965); K. Rahner (Le principe fondamental de la théologie mariale, in “Revue de sciences religieuses”, n. 42, 1954, pp. 508-511); H. Küng (Christ sein, Monaco-Zurigo, 1974). Secondo Jean-Yves Lacoste “Se nella Lumen Gentium 53 si parla di Maria nei rapporti con la Chiesa e della sua Maternità spirituale, Paolo VI ci tenne a proclamare che Maria era Madre della Chiesa, ma senza alcuna valenza dogmatica (cfr. DC, n. 61, 1964, p. 1544). Inoltre, il Concilio Vaticano II, in Lumen Gentium 62, parla di mediazione una sola volta, in modo  marginale, per esprime l’intercessione di Maria. Corredentrice è un titolo evitato intenzionalmente dal Concilio Vaticano II e contestato, giustamente, in seguito a motivo della sua ambiguità e del rifiuto protestante” (Dizionario Critico di Teologia, Borla - Città Nuova, Roma, 2005, pp. 811-813). 

 

[11] La Grazia santificante è un dono divino essenzialmente soprannaturale, permanente e infuso gratuitamente da Dio nell’anima umana. Essa conferisce all’uomo la santità o  giustificazione reale. San Pietro rivela che la grazia rende l’uomo “partecipe della Natura divina” (II Petri, I, 14).

[12] Avrebbe potuto scegliere qualsiasi altro modo, anche un semplice atto di volontà di Dio, che essendo di valore infinito poteva ri-comprare la grazia persa.

[13] È disputato tra teologi cattolici se Maria sia Corredentrice. Vi sono dei grandi teologi pienamente ortodossi che non sono favorevoli alla dottrina della Corredenzione di Maria per timore di derogare alla dignità dell’Unico Mediatore e Redentore. Per esempio M. J. Scheeben (Handbuch der katholischen Dogmatik, Friburgo, 1882), L. Billot (Marie Mère de la Grace, Parigi, 1921; Id., De Verbo Incarnato, ed. IV, Roma, 1904), P. Parente (Dizionario di teologia dommatica, Roma, IV ed., 1957, voce “Corredentrice”, pp. 95-96; Id., De Verbo Incarnato, IV ed., Torino, 1951). Ma fatte le dovute distinzioni, la Corredenzione di Maria non toglie nulla all’unicità della Redenzione principale di Cristo.

[14] La Redenzione oggettiva è potenziale o in fieri o in via di attuazione o di applicazione agli uomini; mentre la Redenzione soggettiva è attuale o applicata alle singole anime e quindi già completa o in atto.

[15] Causa prima è solo Dio, causa seconda è ogni creatura che può suddividersi in causa principale (per esempio il pittore) e causa secondaria strumentale (il pennello).

Continua sulla edizione in abbonamento....


Post più popolari